Longevità

 


Longevità: è l’attività fisica il segreto

Attività fisica non è sinonimo solo di bellezza ma essenzialmente di salute, la più importante delle condizioni per l’uomo soprattutto nella fase della terza età.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista British Journal of Sports Medicinee svolto dai ricercatori della Norwegian School of Sports Sciences di Oslo (Norvegia) praticare tre ore a settimana di esercizio fisico potrebbe allungare la vita di cinque anni, perché non provare allora?

L’esercizio fisico potenzia i muscoli che gestiscono nel miglior modo l’ossigeno portato dal sangue il quale arriva dritto al cuore agevolando la dilatazione dei vasi e riducendo cosi il rischio di malattie cardio-circolatorie.
L’attività motoria migliora non solo l’aspetto fisico ma anche psichico dell’anziano infatti una della problematiche psicologiche più diffuse tra gli anziani è la sensazione di solitudine e lo sport in ogni sua forma è anche un ottimo mezzo di socializzazione e di crescita dell’autostima.

Tenere attivi e in ottima salute testa e cuore diminuisce il rischio di mortalità per qualsiasi malattia.
L’attività fisica non è sinonimo di fatica e ai sacrifici, non svolgete una vita sedentaria e con i consigli del vostro medico intraprendete il programma fisico più adatto al vostro stato di salute e con l’aiuto di un professionista darete certamente qualche centimetro in più nel il vostro sorriso.



birra

 


Bere birra fa male? Non sempre, se assunta nelle giuste quantità

La premessa più importante da fare è che il consumo eccessivo di qualsiasi bevanda alcolica è senza dubbio dannoso per il nostro organismo ma oggi grazie ad uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nutrition, metabolism and cardiovascular diseases, diretto dai ricercatori italiani del Dipartimento di Epidemiologia e prevenzione dell’I.r.c.c.s. Neuromed di Pozzilli (IS), sappiamo che bere l’equivalente di una lattina di birra al giorno riduce del 25% malattie cardiovascolari, emorragie celebrali e diabeti.

I 7 buoni motivi per inserire la birra alla vostra abituale dieta salutare sono:
– alti livelli di silicio che rendono le nostra ossa più forti;
– innalzamento dei livelli dell’HDL (cosiddetto “colesterolo buono”) che evita l’ostruzione delle arterie;
– l’alto contenuto di acqua della birra aiuta a far lavorare continuamente i reni ed il luppolo della birra riduce del 40% il rischio di formazione di calcoli renali;
– far marinare la carne con la birra riduce del 70% gli agenti cancerogeni che si producono con la frittura della carne (chiamati ammine eterocicliche);
– alto contenuto di vitamine B6, B12 e acido folico;
– l’alcol aumenta la sensibilità dell’insulina che ci protegge dal diabete;
– ed infine chi consuma birra ha una minor probabilità di soffrire di problemi di pressione arteriosa alta, un fattore che è spesso la causa di infarti.

Bere una fresca lattina di birra accompagnata da un pasto sano e perché no, da una buona compagnia , potrebbe migliorare la qualità della vostra vita.



donne

 


Verdure e ortaggi i più grandi amici delle donne nella terza età

Verdure, broccoli e soprattutto cavoli, grandi amici delle donne della terza età.

Secondo uno studio australiano pubblicato su Journal of the American Heart Association le crucifere (cavolo, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles e broccoli) contengono dei componenti bioattivi che rallenterebbero la progressione dell’aterosclerosi, principale causa delle malattie cardiovascolari.

Lo studio condotto su circa mille donne con almeno 70 anni d’età ha portato ad una associazione tra l’aterosclerosi e l’apporto totale di ortaggi, oltre a quello di crucifere.

L’aterosclerosi è la condizione caratterizzata dall’accumulo di depositi di colesterolo e altro materiale lungo le pareti delle arterie che ostruiscono la circolazione sanguigna e possono staccarsi andando a formare un trombo in un processo che può portare all’insorgenza di un infarto del miocardio o di un ictus.

E’ emerso che le donne che mangiano più verdure, soprattutto più crucifere, hanno arterie carotidi più sane infatti Lauren Blekkenhorst, della University of Western Australia di Perth, tra gli autori della ricerca, afferma che: “Ci sono moltissime evidenze che correlano le diete ricche di verdure con un minor rischio di malattia cardiaca e ictus”.

Nonostante tutto è ancora poco chiaro quali siano i componenti bioattivi che possano rallentare la progressione dell’aterosclerosi, l’ipotesi è che la ricchezza di nutrienti e di composti fitochimici come i polifenoli , con la loro possibile azione antiossidante contro il colesterolo che si infiltra nelle pareti delle arterie e il sulforafano, un composto del gruppo degli isotiocianati che rallenta lo stress ossidativo, riducano il rischio di malattie vascolari.

In attesa di ulteriori studi e ricerche sarà sempre un’ottima soluzione consumare cibi con poco apporto di calorie come verdure, crucifere e ortaggi.



suonare

 


Terza età: suonare uno strumento migliora i tempi di reazione

I musicisti hanno un miglior tempo di risposta agli stimoli sensoriali. A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Brain and Cognition da alcuni ricercatori canadesi, coordinati da Simon P. Landry, il quale sostiene che grazie alla conoscenza dell’impatto della musica sui processi sensoriali di base può essere possibile applicare la formazione musicale ai soggetti che hanno una reazione più lenta agli stimoli, come gli anziani.
Durante la terza età, infatti, i riflessi rallentano, e suonare uno strumento in questa fase della vita può rivelarsi molto importante.

Gli scienziati hanno sottoposto ad alcuni test 19 studenti che non sapevano suonare alcuno strumento e 10 giovanissimi musicisti che invece ne suonavano uno da almeno 7 anni. L’esperimento consisteva nel restare seduti in una stanza tranquilla e ben illuminata, tenendo una mano sopra il mouse di un computer e il dito indice dell’altra mano su un dispositivo vibro-tattile, costituito da una scatolina che vibrava in modo intermittente. Per evitare che sentissero il ronzio emesso dalla scatola vibrante, i volontari dovevano indossare una cuffia. Durante il test i soggetti dovevano fare un clic col mouse ogni qual volta sentivano un suono emesso dagli altoparlanti di fronte a loro (stimolo sonoro), quando la scatola emetteva una vibrazione (stimolo tattile) o al verificarsi di entrambi questi eventi (stimolo sonoro-tattile).
Ebbene, al termine della ricerca è stato evidenziato come i musicisti avessero tempi di risposta decisamente più rapidi a tutti e tre i tipi di stimoli.

Secondo gli scienziati la scoperta potrebbe aiutare a prevenire alcuni disturbi legati all’invecchiamento. Il dottor Landry ha osservato che questi risultati suggeriscono per la prima volta come la formazione musicale, nel lungo termine, riduca i tempi di reazione agli stimoli multisensoriali.



Ipertensione

 


Ipertensione: il genere e l’età fattori che incidono

La pressione elevata è causata da fattori differenti a seconda del genere e dell’età dei pazienti. Questo è quanto è stato evidenziato da un team di ricercatori canadesi diretto da Catriona Syme, del The Hospital for Sick Children (SickKids) di Toronto durante un convegno americano sull’ipertensione e le malattie cardiovascolari, tenutosi lo scorso settembre a San Francisco.

La dottoressa Syme ha spiegato che la pressione sanguigna è determinata principalmente da tre fattori: la frequenza cardiaca; la gittata sistolica, che è il volume di sangue pompato dal ventricolo sinistro ad ogni contrazione ventricolare; e la resistenza incontrata dal flusso sanguigno nel passaggio attraverso i vasi sanguigni, chiamata resistenza periferica totale. “L’aumento di uno di questi tre fattori può provocare l’incremento della pressione sanguigna. Il punto di partenza di questo studio è che il principale responsabile della pressione sanguigna è la gittata sistolica nelle donne giovani e di mezza età, mentre negli uomini è la resistenza vascolare”. Nelle persone della terza età questa differenza sarebbe meno rilevante.

Gli studiosi sono giunti a queste conclusioni analizzando i dati del Saguenay Youth Study, un’indagine canadese che ha coinvolto 1.347 persone – 911 adolescenti e 426 adulti tra i 36 e 65 anni. I ricercatori hanno misurato la pressione sanguigna battito per battito, la frequenza cardiaca, la gittata sistolica e la resistenza periferica totale di tutti i partecipanti, durante situazioni che simulavano la realtà quotidiana, come il riposo, il cambio di posizione e in presenza di un fattore stressante. Terminato l’esperimento, gli scienziati hanno osservato che la gittata sistolica spiega il 55% della variazione nella pressione sanguigna nel sesso femminile, rispetto al 35% nel sesso maschile; la resistenza periferica totale, invece, è causa della variazione nella pressione sanguigna sistolica nel 47% degli uomini, rispetto al 30% tra le donne.

Questi risultati suggeriscono che è opportuno svolgere terapie specifiche nel trattamento dell’ipertensione basati sull’età e sul genere. L’esperta ha dunque concluso “Noi riteniamo che le donne in pre-menopausa e gli uomini di età simile possano avere la pressione sanguigna alta per motivi differenti, e pertanto potrebbero avere bisogno di ricevere cure diverse. Dopo la menopausa, quando la produzione di ormoni sessuali femminili diminuisce, le cause dell’ipertensione possono essere più simili tra gli uomini e le donne”.



cadute

 


Terza età: ecco come prevenire le cadute all’aperto

Quasi un individuo su tre, fra gli over 65, va incontro ad una caduta nel corso dell’anno. Il fenomeno, piuttosto frequente, causa non pochi problemi e disagi all’anziano. Purtroppo la maggior parte delle raccomandazioni per evitare questi spiacevoli accadimenti riguarda le cadute dentro casa ma non quelle all’aperto.

Lo ha evidenziato un gruppo di ricercatori dell’Università di New York in uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Gerontology and Geriatrics, secondo cui quasi il 50% delle cadute che avvengono tra gli individui più anziani e fino al 72% di quelle che interessano gli adulti di mezz’età si verificherebbero proprio fuori casa.

La ricerca è stata condotta intervistando 120 cittadini newyorkesi di età superiore ai 55 anni, per capire se fossero mai caduti e quale conoscenza avessero sulla prevenzione delle cadute. 85 di loro hanno ammesso di essere caduti fuori casa, riportando lesioni di lieve, moderata o grave entità, come graffi e contusioni, indolenzimento e dolori duraturi o addirittura fratture o rotture che richiedevano un intervento chirurgico. Le ripercussioni sono state anche a livello psicologico, hanno dichiarato i volontari, come provare imbarazzo o avere paura di cadere di nuovo.

Diverse sono state le cause delle cadute: fattori ambientali, come rami e radici degli alberi, oggetti in metallo o pietre presenti sul percorso, così come il fatto di camminare su un terreno irregolare o sdrucciolevole, oppure inciampare su scalini poco visibili; altri intervistati hanno invece ammesso di essere caduti durante una passeggiata al parco o mentre portavano in giro il cane. Per altri ancora il motivo della caduta è stato la loro disattenzione, come aver indossato calzature inadeguate, non aver prestato attenzione a dove andavano o aver camminato troppo in fretta. Infine, spesso le cadute sono state provocate da una combinazione di fattori, come percorrere un sentiero ghiacciato o irregolare in maniera poco attenta.

L’indagine ha dunque mostrato delle profonde lacune conoscitive in materia di prevenzione del problema, probabilmente a causa della scarsa educazione che viene impartita al riguardo. Sarebbe quindi opportuno informare le persone anziane dell’importanza d’indossare occhiali da sole e calzature adeguate quando escono, istruirle sui rischi presenti nei parchi, nei garage e nei parcheggi, che rappresentano i luoghi dove spesso avvengono cadute. Anche un “allenamento anti caduta” potrebbe essere utile, al fine di insegnare agli anziani la giusta attenzione durante attività di routine come salire e scendere le scale, trasportare oggetti pesanti, aprire e chiudere le porte. Ancora, gli studiosi affermano l’utilità di promuovere l’apprendimento di strategie dirette a muoversi all’aperto in modo sicuro: per esempio, evitare distrazioni e camminare più lentamente e con prudenza sulle superfici inclinate.



cervello

 


Il cervello continua a rigenerarsi anche da anziani

È pensiero comune che dopo un certo numero di anni il cervello inizi a perdere smalto e a non rigenerarsi. Ebbene, bisognerà ricredersi, perché è stato dimostrato che le cellule cerebrali si possono sviluppare per tutta la vita, anche nella terza età.

L’italiana Maura Boldrini ha infatti condotto un importante studio neurobiologico della Columbia University e dell’Istituto Psichiatrico di New York pubblicato su “Cell Stem Cell”, il quale ha confermato che le persone oltre i 75 anni conservano più memoria grazie alla produzione di nuovi neuroni. Essi nascono infatti da cellule progenitrici situati in un’area profonda dell’encefalo, l’ippocampo, proprio come accade regolarmente nei cervelli giovani. Questa zona, in cui si sviluppano le emozioni e che viene usata per la cognizione, non subisce atrofie o degenerazioni e mantiene volumi equivalenti nelle varie età.

Questa capacità di generare nuove cellule cerebrali è un primato assoluto dell’uomo, non essendo stata riscontrata in altri primati o nei roditori. Attraverso delle ricerche condotte su individui tra i 14 e gli 80 anni, deceduti improvvisamente per varie cause, gli studiosi hanno evidenziato come i neuroni degli anziani appena formati risultavano identici a quelli dei più giovani, con l’unica differenza di una minore vascolarizzazione nei cervelli vissuti molti decenni.

Se non viene colpito da malattie, anche il cervello di un anziano continua a rigenerarsi. Queste nuove scoperte costringeranno quindi gli scienziati a mettere in discussione il quadro delle neuroscienze noto fino ad oggi sulla questione e a ripensare tutte le teorie sulla memoria. A quanto pare, il nostro cervello non invecchia mai!



sonno

 


Qualità del sonno: invecchiando peggiora

Per quale ragione in età avanzata si tende a riposare peggio rispetto alla gioventù? Con il passare degli anni, la capacità dell’orologio circadiano (un ritmo caratterizzato da un periodo di 24 ore) di reimpostarsi in seguito all’esposizione alla luce si riduce. Ad evidenziarlo sono stati dei ricercatori dell’Università del Kent (Regno Unito) e dello Smith College di Northampton (Usa), in uno studio pubblicato su Neurobiology of Aging.

L’invecchiamento determinerebbe infatti una significativa riduzione della sensibilità alla luce da parte dell’area cerebrale (situata precisamente nell’ipotalamo) che regola i ritmi circadiani, nota come nucleo soprachiasmatico.
Gli scienziati hanno esaminato il cervello di due gruppi di topi, alcuni giovani, altri anziani. Analizzando le alterazioni nel suddetto nucleo, è stato evidenziato come il recettore del glutammato N-Methyl-D-aspartate (Nmda), che invia informazioni relative alle sorgenti luminose, fosse meno efficiente nei roditori più anziani.

Queste ricerche suggeriscono che l’invecchiamento del nucleo soprachiasmatico compromette la sua capacità d’impostare e mantenere un ritmo circadiano stabile, a causa di una riorganizzazione dei suoi componenti che ricevono la luce. La scoperta, a loro avviso, potrebbe quindi aiutare a sviluppare trattamenti volti a migliorare il riposo delle persone di una certa età.



robot

 


Robot badanti per accudire gli anziani

In Giappone il futuro è vicino. È stato stimato che a causa dell’invecchiamento della società giapponese nel 2025 mancheranno circa 370mila infermieri. Per fronteggiare in anticipo il problema il governo intende affidarsi alla tecnologia e infatti, secondo il Guardian, entro il 2020 l’80 % degli anziani sarà accudito da robot.

Il Giappone è infatti il Paese con l’età media più alta al mondo (l’Italia è terza in questa speciale classifica), ma i bassi tassi di immigrazione rendono molto complicato sostituire la forza lavoro. Via libera alla tecnologia dunque. Gli sviluppatori si sono concentrati sulla produzione di dispositivi robotici in grado di aiutare gli anziani nelle cose più semplici, come scendere dal proprio letto o mettersi sulla sedia a rotelle. Non si tratta quindi di “robot-umanoidi”, ma che possono comunque essere molto utili in situazioni specifiche. Altri esempi sono il robot predittivo in grado di capire quando l’anziano avrà bisogno di usare il bagno o quello dotato di motore elettrico che può accompagnare gli anziani a passeggiare fuori casa, grazie ad uno speciale sensore che riconosce se la strada è in salita o in discesa. Nel primo caso l’anziano potrà aggrapparsi al robot per fare meno sforzo, nel secondo verrà attivato un freno per evitare le cadute.

È stata notata comunque una certa resistenza psicologica da parte di coloro che ricevono cure ad affidarsi ad una macchina piuttosto che ad un umano. Tuttavia, secondo il professor Hirohisa Hirukawa, direttore per la robotica dell’Istituto nazionale per la scienza e la tecnologia avanzate, “la tecnologia non ha soluzioni per tutti i problemi, ma può contribuire a risolverne alcuni.”