Dieta mediterranea

 


La flora intestinale si arricchisce con la dieta mediterranea

La dieta mediterranea, regime alimentare diffuso nei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, è ricca di alimenti come frutta, verdura, olio d’oliva, pesce e legumi. Adottare questo stile alimentare sarebbe preferibile per la salute intestinale, stando alla tesi di alcuni scienziati.

Secondo una ricerca pubblicata su Frontiers in Nutrition, portata avanti dagli scienziati della Wake Forest School of Medicine di Winston-Salem (Usa), questo modello alimentare potrebbe favorire la salute intestinale. I microrganismi benefici, tra i quali i probiotici del genere Lactobacillus si moltiplicherebbero, aumentando la loro presenza nell’intestino.

L’esperimento eseguito dai ricercatori è stato sottoposto a due gruppi di primati. Il primo gruppo di mammiferi ha seguito il modello nutrizionale “occidentale” basato su alimenti come carne, zuccheri e grassi (tra cui lardo, burro, uova, grasso animale, saccarosio e fruttosio). Al contrario, il secondo gruppo è stato sottoposto alla dieta mediterranea, povera di grassi e ricca di frutta e verdura.
I due regimi erano equivalenti per quanto riguarda l’apporto calorico.

A distanza di un paio d’anni, gli scienziati hanno analizzato le feci di entrambi i gruppi di mammiferi. In tal modo sono riusciti ad osservare che i primati che avevano seguito la dieta mediterranea presentavano una più ampia quantità di batteri buoni nell’intestino. La percentuale dei batteri era cresciuta del 7%, mentre si era mantenuta allo 0,5% nel modello occidentale. Di questi, i batteri analizzati maggiormente sono stati proprio i Lactobacillus.

La composizione della flora batterica, formata da miliardi di batteri buoni e cattivi sarebbe, quindi, più correttamente bilanciata nei primati nutriti secondo la dieta mediterranea, favorendo un miglior funzionamento della salute intestinale.



Selfie

 


Farsi i selfie rende felici

I selfie, ritratti di sé scattati con lo smartphone, si sono diffusi in tutto il mondo nell’ultimo decennio. Scattare fotografie, inviarle a figli, genitori ed amici, raccoglierle in un diario virtuale, non è solo un’attività piacevole ma anche benefica per l’umore. Essa calmerebbe lo stress e disporrebbe gli individui di tutte le età in uno stato di benessere. È quanto afferma uno studio pubblicato sulla rivista Psychology of Well-Being dai ricercatori dell’Università della California di Irvine (Usa).

La ricerca ha preso in esame le abitudini di 41 partecipanti (28 femmine e 13 maschi) per quattro settimane. Per monitorare e valutare i loro stati d’animo e l’umore, nella prima fase dell’esperimento, si è chiesto loro di scaricare un’applicazione sul cellulare da cui gli studiosi avrebbero raccolto e studiato i dati. Durante le tre settimane consecutive, i volontari hanno, poi, scaricato una seconda applicazione per scattare foto e registrare le loro emozioni.

Ai partecipanti è stato chiesto di comportarsi secondo le proprie abitudini, procedendo normalmente nelle loro attività quotidiane. Inoltre, sono stati esortati ad annotare i loro stati d’animo con le applicazioni tre volte al giorno, ponendo speciale attenzione agli eventi più rilevanti della giornata e all’umore manifestato durante questi.

I volontari sono stati, quindi, divisi in tre gruppi, in base al tipo di foto da scattare: i primi si sono scattati un selfie sorridendo, mentre i secondi hanno fotografato qualcosa per loro piacevole. I terzi hanno scattato foto a qualcosa che avrebbe potuto suscitare la gioia di altre persone, alle quali dovevano, poi, inviarle.

Grazie alle 2.900 misurazioni del loro umore, è emerso che, nel corso delle settimane, i membri di tutti e tre i gruppi avevano sperimentato un aumento della frequenza degli stati d’animo positivi. I soggetti del primo gruppo sono apparsi più sicuri di sé e a loro agio. I soggetti del secondo si sono dimostrati più riflessivi, mentre i terzi, interagendo maggiormente con gli altri, sono apparsi più calmi e meno stressati.

Nonostante l’ampia letteratura sugli effetti negativi legati ad un uso non adeguato dello smartphone e delle più recenti tecnologie, sono stati rilevati anche effetti positivi dell’informatica e di molte applicazioni. È la conclusione di Gloria Mark, autrice dello studio.

Questa scoperta si rivela molto utile per le fasce d’età più avanzate. Scattarsi i selfie, interagendo grazie ad essi con le persone care, tenere nota di ciò che rende significative e piacevoli le giornate, si è dimostrata una sana abitudine. Riduce lo stress, migliora l’umore, la qualità della vita, apportando nell’anziano un complessivo benessere.



Dieta

 


Come cambia la dieta durante la stagione estiva

L’estate non è ancora conclusa e, nonostante le temperature altalenanti, il caldo non accenna ad andarsene. Per combatterlo è importante coprirsi con tessuti traspiranti, usare cappelli e occhiali da sole, proteggere la propria pelle con un’adeguata protezione solare, evitando, comunque, di uscire nelle ore più calde della giornata. Tuttavia per difendersi dalle temperature elevate è efficace seguire una corretta alimentazione.

Gli anziani, per di più, sono tra le categorie maggiormente soggette alle elevate temperature e ai loro rischi. Pertanto, ecco alcune semplici indicazioni da seguire a tavola per combattere il caldo persistente.

Innanzitutto, è buona abitudine rimanere idratati: per farlo, si consiglia di bere almeno due litri d’acqua al giorno (che corrispondono circa a 8 bicchieri). Per evitare di causare disturbi allo stomaco, sarebbe, inoltre, preferibile bere acqua a temperatura ambiente. “Gli anziani perdono il controllo della sete, e non sentono quindi il bisogno di bere neanche durante questi periodi caldi”, spiega Laura Di Renzo, professore associato di Nutrizione clinica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Per tal motivo, è necessario tenere sotto controllo la quantità di acqua e delle bevande (come tè e succhi di frutta) che si assumono quotidianamente durante il periodo estivo.
Bisogna, in ogni caso, prestare sempre molta attenzione al contenuto di zuccheri presenti in esse.
Gli alcolici e i superalcolici, al contrario, favoriscono la sensazione di calore nel corpo: “aumentano la vasodilatazione, facendoci dissipare calore all’esterno e contribuendo così a una maggior disidratazione”, continua Di Renzo. Pertanto, sono fortemente sconsigliati.

Un disturbo che colpisce diversi soggetti durante la stagione estiva, in particolar modo gli over 65, è l’inappetenza. Si raccomandano quindi, i pasti leggeri, frequenti, ricchi di alimenti freschi quali frutta, verdura e pesce. “Se ci sono difficoltà nella masticazione, che potrebbero indurre a evitare il consumo di carne, l’uovo potrebbe essere un alimento e completo, ricco di proteine, grassi e vitamine liposolubili”, afferma l’esperta. Ciò aiuterebbe a mantenere equilibrato l’apporto delle proteine, che servono a rallentare l’insorgenza o lo sviluppo della sarcopenia.

È noto, ormai, a seguito di numerose ricerche, che uno stile alimentare di tipo mediterraneo offre notevoli benefici alla salute e al benessere del corpo, in particolar modo nei soggetti che soffrono di osteoporosi. Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, al quale hanno partecipato più di 1000 volontari tra i 65 e i 79 anni di età, in Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Polonia e Francia “la dieta mediterranea fa bene alle nostre ossa”. A conclusione dello studio, infatti, è stato dimostrato che il consumo maggiore di alimenti tipici della dieta mediterranea quali frutta, verdura, cereali, olio d’oliva, pesce ha contribuito a rallentare la perdita progressiva di massa ossea.



Vitamina D

 


La vitamina D non protegge il cervello dal declino cognitivo

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nutritional Neuroscience, promosso dai ricercatori dell’Università di Adelaide (in Australia), la vitamina D non ha alcun effetto neuroprotettivo sul cervello, tale da poter evitare l’insorgere di disturbi cerebrali quali la demenza, l’Alzheimer, il Parkinson o la sclerosi multipla o da rallentarne lo sviluppo.

Durante il secolo scorso, vari studi preclinici e clinici hanno avanzato l’ipotesi di una correlazione tra il livello di vitamina D nel corpo e lo sviluppo di malattie neurodegenerative. I ricercatori australiani hanno selezionato 73 di questi studi, valutandone le metodologie, la dimensione dei campioni e la qualità. Da queste indagini si era evinto che i pazienti affetti da malattie neurodegenerative presentavano la tendenza ad avere bassi livelli di vitamina D rispetto ai soggetti sani.

Per tal ragione, è emersa l’ipotesi che “l’aumento dei livelli di vitamina D, attraverso una maggiore esposizione ai raggi UV e al sole o tramite l’assunzione di integratori, potrebbe potenzialmente avere un impatto positivo”, come ha affermato Krystal Iacopetta. Tuttavia, nonostante l’analisi sistematica e approfondita del materiale raccolto, i risultati hanno indicato che manca una solida evidenza a supporto di questa ipotesi. Pur essendo stati riscontrati effetti benefici dell’esposizione al sole, la quale, indipendentemente dalla produzione di vitamina D, potrebbe essere protettiva contro la sclerosi multipla, l’Alzheimer e il Parkinson, ciò non sarebbe causato dalla sintesi della vitamina D.

In conclusione, “l’analisi dimostra che il legame tra vitamina D e i disturbi del cervello è, probabilmente, associativo, ma non è dovuto a una relazione direttamente causale”. Pertanto, ad oggi, la vitamina D non ha un chiaro beneficio neuroprotettivo sul cervello.



felicità

 


Fare movimento è la chiave per la felicità

Sedentarietà e pigrizia contribuiscono alla nostra infelicità. Una buona percentuale della nostra felicità è infatti frutto dell’attività fisica, che accresce non solo il benessere fisico ma anche quello mentale.
Tutto merito delle endorfine, delle molecole liberate dal cervello, più particolarmente dall’ipotalamo e dall’ipofisi, veri e propri neurotrasmettitori della felicità, che vengono rilasciati proprio quando pratichiamo attività fisica o quando viviamo un’esperienza gioiosa e stimolante.

È dimostrato che le endorfine hanno degli effetti sull’organismo simili alla morfina o all’oppio. Gli sportivi provano sensazioni di benessere, di euforia, di potenza, di leggerezza e di estasi dopo una trentina di minuti di sforzo e dopo l’allenamento.

Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Happiness Studies dai ricercatori dell’Università del Michigan di Ann Arbor (Stati Uniti), conferma che le persone che si allenano regolarmente avrebbero dal 30 al 50% di probabilità in più di essere felici rispetto a quelle che conducono una vita sedentaria.
Questi analizzando il rapporto tra felicità e attività fisica, su 23 studi differenti, hanno scoperto l’esistenza di un’associazione diretta o indiretta tra questi due fattori. In particolar modo è emerso che rispetto alle persone inattive, quelle che praticavano poco movimento avevano in media il 20% di probabilità in più di essere felici, la percentuale saliva al 29% tra quelle mediamente attive, mentre gli individui molto attivi avevano probabilità maggiori del 52% di essere felici.

E’ importante inoltre sottolineare che l’attività fisica non è prerogativa solo dei soggetti di giovane età, ma anche e soprattutto nella fase della terza età, bisogna evitare a tutti i costi la sedentarietà preferendo ad essa qualunque tipo di movimento. Muoversi significa fare qualcosa per se stessi, dedicarsi del tempo, si tratta di una coccola che non fa che aumentare il buonumore e lo stato di soddisfazione personale. Infatti, sappiamo bene che praticare una costante attività fisica è fondamentale sia per mantenerci in linea (o riconquistare la linea perduta) sia per prevenire numerose patologie, tra cui quelle di origine cardiovascolare, l’obesità e il diabete.

Weiyun Chen, che ha coordinato lo studio spiega: “I nostri risultati suggeriscono che la frequenza e il volume dell’attività fisica costituiscono fattori essenziali nella relazione tra esercizio fisico e felicità ed è emerso soprattutto, che anche un piccolo cambiamento nell’attività fisica può fare la differenza sul grado di felicità”. Fare sport è quindi un’ottima terapia anti – tristezza.



cibi

 


Ecco i cibi consigliati per contrastare l’avanzare dell’età

Uno stile nutritivo adeguato è fondamentale per la qualità della vita e il benessere psico-fisico dei soggetti di ogni fascia d’età. Tuttavia, con l’avanzare degli anni, l’alimentazione svolge non solo una funzione nutritiva, come nell’adulto sano, ma assume anche un ruolo preventivo per contrastare i segni del tempo.

È, infatti, cruciale per contrastare le malattie cardiovascolari, l’insorgenza del diabete, disturbi legati al metabolismo e per rallentare lo sviluppo del declino cognitivo.
Una corretta alimentazione può, inoltre, impedire la comparsa o l’aggravarsi di malattie come obesità, la malnutrizione o la sarcopenia che sono strettamente correlate ad essa.

Per poter adottare uno stile alimentare sano e corretto e, in tal modo, prevenire queste patologie, è necessario, innanzitutto, riconoscere i nutrienti indispensabili, individuare in quali alimenti sono presenti e qual è la dose giornaliera raccomandata per una dieta equilibrata.

In primo luogo, tra i nutrienti più importanti, svolgono un ruolo fondamentale le proteine. Esse si possono assumere attraverso alimenti come la carne, il pesce, i legumi, il latte, lo yogurt e i formaggi. Hanno una funzione strutturale, immunitaria e, in parte, anche energetica per l’organismo. Servono, pertanto, a mantenere la massa muscolare o a recuperare la muscolatura, prevenendo la sarcopenia.

In secondo luogo, non devono mai mancare le vitamine. Gli alimenti più ricchi sono quelli di origine vegetale come ortaggi, verdure, frutta, legumi ma si trovano vitamine anche nel pesce e nella carne. Hanno una funzione protettiva antiossidante per l’organismo. Necessarie sono le vitamine del gruppo B, la vitamina E, la vitamina C e la vitamina D. Negli anziani sono estremamente utili per attenuare gli effetti degenerativi e di declino neurofisiologico, combattere i radicali liberi e proteggere le cellule.

Di estrema importanza sono anche gli Omega 3, acidi grassi essenziali, presenti in maggiori quantità nel pesce, nella frutta secca e nell’olio di semi di lino. La loro funzione principale è antinfiammatoria e ipotensiva: proteggono dai disturbi cardiovascolari e dal rapido declino cognitivo.

In ultima istanza, è fortemente consigliato tenere sotto controllo i sali minerali, utili per il tono muscolare, la struttura ossea e per migliorare la memoria. Essi sostengono il sistema immunitario e costituiscono un fattore imprescindibile nella trasmissione degli impulsi nervosi. Tra di essi è indicato il magnesio, il selenio e lo zinco che si trovano nei liquidi (soprattutto nell’acqua), nei legumi, nei cereali integrali e nella frutta secca.



 


Semplici esercizi per mantenere allenata la muscolatura

L’attività fisica è importante a tutte le età. Serve a tenere allenati e tonici i muscoli, a mantenere in forma e benessere l’organismo, difendendolo e salvaguardandolo da malattie, disturbi e problemi alle articolazioni. È, inoltre, essenziale per preservare la stabilità e un corretto equilibrio del corpo.
Per tal ragione, è necessario mantenersi costantemente attivi anche in età avanzata, per impedire una rapida perdita di massa muscolare. A tal fine, è possibile acquisire sane abitudini e svolgere settimanalmente alcuni semplici esercizi, sia fuori che dentro casa.

THAI-CHI E YOGA
Molto in voga ed estremamente salutari sono attività come il thai-chi e lo yoga, consigliate anche per la terza età perché a bassissimo rischio di lesioni. Questi esercizi si possono realizzare facilmente, non necessitano di particolari abilità o attrezzature e aiutano a mantenere un saldo equilibrio. Sono adatti a tutte le persone sedentarie e a coloro che temono attività molto intense e sforzi eccessivi, poiché l’allenamento esclude probabilità di danni o lesioni e può essere svolto gradualmente, dai movimenti più semplici a quelli più articolati.

CAMMINARE E FARE LE SCALE
Il dottor Andrea Tettamanti, coordinatore servizio di fisioterapia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e direttore del corso di laurea in fisioterapia dell’Università Vita Salute San Raffaele raccomanda di “fare le scale invece di usare l’ascensore, andare a piedi invece di prendere l’autobus, portare fuori il cane”. Questi consigli, per nulla scontati, si rivelano decisamente validi ed efficaci: promuovono il movimento e un maggior benessere fisico.

STRETCHING
Secondo uno studio di fisiologia del muscolo pubblicato su The Journal of Physiology, anche lo stretching è utile per mantenere in forza i muscoli nell’età d’argento. Questo può essere svolto persino nei soggetti con mobilità ridotta. La ricerca, condotta sui topi, ha evidenziato un certo miglioramento della funzione vascolare degli arti inferiori dopo un allungamento statico di 30 minuti al giorno per quattro settimane.
“Gli esercizi di allungamento muscolare, statici o dinamici”, afferma però Terramanti “sono praticati prima o dopo un allenamento intensivo come riscaldamento e per mantenere la flessibilità articolare. In generale, anche nella riabilitazione neuromuscolare, vengono abbinati ad altre attività, sono cioè parte di un percorso e non sostituiscono l’attività muscolare”.

Con la terza età e lunghi periodi di inattività, l’anziano diviene più vulnerabile e soggetto a sarcopenia, ossia una minore funzionalità dei muscoli che perdono massa, forza e capacità contrattive. Tutto ciò, aggiunto a un minor controllo neuromotorio, peggiora ancor di più la situazione.

Per contrastare questi effetti e rallentare il declino fisico è, pertanto, decisivo praticare regolarmente attività ed esercizi fisici, strutturati e non strutturati, come camminare, fare le scale, allungare i muscoli. Il livello minimo di attività da svolgere, adatto a tutti, è di cinque volte a settimana per 30-40 minuti.



ipertensione

 


Dieta iposodica e dieta Dash come rimedi per l’ipertensione

L’ipertensione, il killer silenzioso più diffuso nei paesi industrializzati, è uno stato in cui la pressione arteriosa a riposo è costantemente superiore alla norma. Questa condizione non comporta alcun disturbo particolare e agisce nell’ombra, degenerando in complicanze severe, talvolta dall’esito mortale.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of the American College of Cardiology dagli scienziati della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora (Usa), sostiene che a contribuire ad abbassare la pressione arteriosa sistolica sia la combinazione di due regimi alimentari: la dieta iposodica, una terapia alimentare caratterizzata da un basso apporto di sodio e dall’eliminazione del sale discrezionale, e la dieta Dash, promossa dal National Heart, Lung, and Blood Institute e dall’American Heart Association, caratterizzata dall’apporto di frutta, verdura, cereali integrali, latticini a basso contenuto di grassi o privi di lipidi, pesce, pollame, legumi, semi e noci.

Gli scienziati di Baltimora hanno coinvolto 412 adulti ambosessi, di età compresa tra i 23 e i 76 anni, con un stato di pre-ipertensione o di ipertensione di 1° grado, dividendoli in quattro gruppi e invitandoli a seguire la dieta Dash da sola, la dieta iposodica, le due diete combinate o un’alimentazione di controllo (basata sul profilo medio di macronutrienti e micronutrienti assunti dalla popolazione statunitense) per un periodo di 12 settimane.

Il risultato è stato evidente già dopo quattro settimane: i membri che avevano seguito la dieta combinata mostravano una riduzione media della pressione sistolica di 11 mmHg.
Stephen P. Juraschek, che ha diretto lo studio dice: “I nostri risultati si aggiungono alle prove che gli interventi dietetici sono altrettanto efficaci o più efficaci dei farmaci anti-ipertensivi nei soggetti a più alto rischio e dovrebbero rappresentare la prima opzione di trattamento per questi individui”.
I pazienti con ipertensione grave possono, quindi, trarre grandi vantaggi seguendo una dieta sana e povera di sodio.



arancia

 


Un succo d’arancia al giorno previene il declino cognitivo

L’arancia è tra i più benefici dei frutti, con il suo alto contenuto di vitamina C che aumenta la resistenza del corpo umano contro i vari agenti chimici, fisici e ambientali.
Ma contiene anche dei composti polifenolici, meno conosciuti, che sono i flavonoidi.

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, dei ricercatori dell’Università di Reading (Inghilterra) questi composti potrebbero fare molto bene alla salute del cervello, rafforzando memoria, fluenza verbale e tempi di reazione degli anziani.

Nel corso della ricerca, gli autori hanno chiesto a 37 partecipanti, di età compresa tra 60 e 81 anni, di bere ogni giorno 500 ml di succo d’arancia, per un periodo di otto settimane.
All’inizio e alla fine dell’esperimento, i volontari hanno dovuto eseguire un test volto a misurare le seguenti prestazioni cognitive: memoria, tempi di reazione e capacità comunicative.
Al termine, i ricercatori hanno osservato che il consumo della bevanda aveva, in meno di due mesi, migliorato le prestazioni cognitive degli anziani: infatti, durante la seconda esecuzione del test i punteggi riportati dai partecipanti sono stati più alti dell’8%, rispetto a quelli ottenuti nella prova iniziale.

Il miglioramento delle facoltà cognitive dei volontari sarebbe dovuta all’azione benefica dei flavonoidi, di cui le arance sono ricche. Queste sostanze sono, infatti, note alla scienza per la loro capacità di rafforzare la memoria.
Daniel Lamport, che ha guidato la ricerca, dice: «Il nostro studio rafforza le numerose prove dell’importanza del ruolo degli alimenti ricchi di flavonoidi nella lotta contro il declino cognitivo».
In tarda età, quindi, bere un succo d’arancia al giorno migliora le facoltà cerebrali e previene il declino cognitivo.