frutta

 


Mangiare frutta e verdura allunga i telomeri (e quindi la vita)

Se appartenete a quella categoria di persone che diffida della roba verde nel piatto, adesso avete un altro buon motivo per decidervi a cambiare rotta. Il consumo regolare di frutta, verdura e cereali integrali, infatti, potrebbe essere in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare nelle donne. Questo in particolar modo se inserito all’interno di una dieta che preveda un consumo contenuto di sodio, zuccheri aggiunti e carni lavorate.

A dirlo è uno studio della statunitense University of Michigan School of Public Health di Ann Arbor diretto da Cindy W. Leung. E pubblicato dalla rivista American Journal of Epidemiology.

Lo studio ha coinvolto 4758 persone di età compresa tra i 20 e i 65 anni che non soffrivano di patologie croniche e che avevano preso parte al National health and nutrition examination surveys (tra il 1999 e il 2002). In particolare i ricercatori ne hanno esaminato i regimi alimentari confrontando la dieta di ciascun partecipante con la lunghezza dei telomeri (le molecole situate nella parte terminale dei cromosomi considerate come un indicatore di longevità visto che la loro lunghezza si riduce con il passare degli anni).

E’ emerso che le donne che seguivano una dieta più sana (povera di sali e zuccheri aggiunti, con un più baso apporto di carni processate e ricca, invece, di proteine vegetali, frutta e verdura e di sostanze antiossidanti e anti-infiammatorie) avevano telomeri significativamente più lunghi. L’ambiente biochimico generato da questa dieta aiuterebbe quindi a mantenere le cellule sane e giovani e a prevenire lo sviluppo di malattie croniche, come le cardiopatie, il diabete e alcune forme di cancro. Puntare quindi alla qualità complessiva della dieta piuttosto che sui singoli alimenti o sulle singole sostanze nutritive può aiutare a migliorare il nostro stato di salute complessivo. Proprio per questo, negli uomini il dato è meno rilevante. Gli uomini, infatti, tenderebbero a seguire un’alimentazione meno sana e a consumare quantità più elevate di bevande zuccherate e carni processate, alimenti già precedentemente collegati – in altre ricerche – a telomeri più corti.



insonnia

 


Il rimedio contro l’insonnia? Mangiare pesce

Una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania di Philadelphia e pubblicata sulla rivista Scientific Reports ha consentito di scoprire che durante l’infanzia, mangiare pesce almeno una volta a settimana migliora la qualità del sonno e le facoltà cerebrali.

Lo studio è stato effettuato su 541 ragazzi di età compresa tra 9 e 11 anni residenti in Cina. Il 54% dei partecipanti era formato da maschi, mentre il 46% da femmine. Ai partecipanti è stato chiesto d’indicare la frequenza dei pasti di pesce negli ultimi mesi. Inoltre, sono stati invitati a svolgere la versione cinese del test che misura il quoziente intellettivo (Qi), chiamato“Wechsler Intelligence Scale for Children-Revised”, e che esamina le abilità verbali e non verbali delle persone. I genitori dei ragazzini sono stati infine incaricati di fornire informazioni sulle abitudini e sulla qualità del sonno dei figli, che comprendevano anche la frequenza con cui i bambini si svegliavano durante la notte e la loro predisposizione a sperimentare sonnolenza diurna.

Cosa hanno rivelato i risultati?
Analizzando i risultati i ricercatori hanno scoperto che chi tende a consumare pesce con maggiore frequenza infatti è più incline a riposare meglio e ad avere un quoziente intellettivo più alto di circa 4 punti, rispetto a chi lo mangia soltanto raramente o rispetto a chi non lo consuma mai.



tennis

 


Giocare a tennis è l’elisir di lunga vita

Uno studio effettuato di recente (e non è il primo di questo genere) dal Saint Luke’s Mid America Heart Institute di Kans e pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, ha individuato l’elisir di lunga vita nel giocare a tennis.
Già proprio così, tra tutti gli sport sembra essere il tennis quello che ha effetti positivi maggiori sul corpo umano.

La ricerca ha messo in relazione sport e longevità focalizzandosi su 8.600 cittadini di Copenaghen, in Danimarca. Per 25 anni, dal 1991 al 2017, i ricercatori hanno monitorato la loro salute e il loro stile di vita attraverso lunghi questionari sul loro stile di vita. Oltre a confermare quello che si sapeva già, e cioè che lo sport in generale allunga la vita, i risultati dello studio sono scesi nei dettagli delle varie discipline
Quello che ne è venuto fuori è che niente fa vivere più a lungo del tennis, sport che regala ben 9,7 anni in più rispetto a chi non pratica attività fisica.
Secondo nella classifica della longevità c’è il badminton, che fa guadagnare 6,2 anni. Terzo gradino del podio per il calcio, 4,7 anni.
Fuori dal podio si collocano il ciclismo(3,7 anni in più), il nuoto (3,4 anni in più), la corsa (3,2 anni in più).
L’ultima posizione di questa singolare classifica se la aggiudica il fitness, l’attività in palestra infatti fa guadagnare appena un anno e mezzo in più di vita. 1,5 anni guadagnati.

Queste associazioni riguardano indipendentemente tutti gli uomini e le donne, a prescindere dal livello di istruzione, dallo stato socio-economico e dall’età.

Non vi resta che andare a comprare una racchetta e… buona partita!



caffè

 


Qual è la quantità di caffè giornaliera che non fa male?

Qual è la quantità giornaliera di caffè che non fa male al nostro organismo?
La risposta ci viene data da uno studio pubblicato sulla rivista Plos Biology, dagli scienziati tedeschi dell’Heinrich-Heine, coordinati da Judith Haendeler, che afferma che, bere quattro tazzine di caffè al giorno non solo non fa male ma potrebbe proteggere il cuore da cardiopatie e ictus.

Infatti il consumo della bevanda stimolerebbe il movimento di una proteina regolatrice all’interno dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, migliorandone il funzionamento e favorendo la riparazione dei danni subiti dalle cellule cardiovascolari.
In una precedente ricerca gli autori avevano dimostrato che se assunta in concentrazioni pari o superiori a quattro tazzine da caffè, la caffeina sarebbe in grado di migliorare la capacità funzionale delle cellule endoteliali, che rivestono l’interno dei vasi sanguigni, e che tale effetto coinvolgerebbe i mitocondri.

Nell’attuale ricerca invece, hanno scoperto le origini di questo meccanismo, osservando che la bevanda influenzerebbe l’attività di una proteina chiamata p27, nota principalmente come inibitore del ciclo cellulare, presente nei mitocondri delle principali cellule cardiache e che svolge funzioni essenziali per la riparazione del muscolo cardiaco.

Gli scienziati hanno quindi scoperto che un consumo di caffeina equivalente a quattro tazzine sarebbe in grado d’indurre il movimento della p27 nei mitocondri, innescando questa catena benefica di eventi. Inoltre, esperimenti condotti sui topi hanno dimostrato che la sostanza proteggerebbe dai danni il cuore dei roditori pre diabetici, obesi e anziani.

Questi risultati dovrebbero favorire lo sviluppo di strategie più efficaci per proteggere il muscolo cardiaco dai danni, che considerino anche l’opportunità d’includere il caffè o la caffeina nella dieta della popolazione, e l’aumento della proteina mitocondriale p27 potrebbe costituire una potenziale strategia terapeutica non solo per curare le malattie cardiovascolari, ma anche per migliorare le condizioni generali di salute.



Luteina

 


Ostacolare l’invecchiamento con cibi ricchi di luteina

L’invecchiamento, fisico e celebrale, è il processo naturale più temuto dall’uomo.

Uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience, dai ricercatori della University of Illinois Urbana-Champaign di Urbana (Usa), sostiene che la luteina, un carotenoide contenuto nelle verdure a foglia verde e nelle crucifere, può ostacolare l’invecchiamento celebrale e apportare enormi benefici alla vista.

I ricercatori hanno preso in esame 122 persone, in età compresa tra i 65 ed i 75 anni, prelevando i campioni di sangue dai partecipanti, per misurare i livelli di luteina, e sottoponendoli a risonanza magnetica, allo scopo di misurare il volume di diverse strutture cerebrali, con particolare riferimento alla corteccia temporale, che risulta coinvolta nella conservazione dell’intelligenza cristallizzata.
I soggetti che avevano i livelli più alti di luteina presentavano una materia grigia più densa all’interno della corteccia paraippocampale ed avevano ottenuto un punteggio più alto nei test cognitivi.

Aron K. Barbey, che ha coordinato lo studio, afferma: “Le analisi hanno rivelato che il volume della materia grigia della corteccia paraippocampale, sul lato destro del cervello, spiega la relazione esistente tra la luteina e l’intelligenza cristallizzata. Questo offre un primo indizio su quali regioni cerebrali svolgono specificamente un ruolo nella conservazione dell’intelligenza cristallizzata e sul modo in cui questo fenomeno risulta influenzato da fattori come la dieta”.

Infatti l’uomo non è in grado di sintetizzare questa importante sostanza, che si può acquisire solo attraverso una dieta che include alimenti come cavoli, spinaci, uova e avocado.
Inoltre la luteina, una volta assunta tramite la dieta, si concentra nella macula, cioè nell’area centrale della retina dell’occhio, dove va ad assorbire la luce azzurra naturale proteggendola dai raggi UV nocivi, evitando così una degenerazione maculare senile, che riconosce proprio nell’eccessiva esposizione alla luce abbagliante del sole, uno dei suoi principali fattori di rischio (insieme al fumo di sigaretta).
La luteina ha quindi per il nostro cervello una funzione protettiva con un effetto anti invecchiamento e influenza le abilità cognitiva durante tutto l’arco dell’esistenza.



yoga

 


Yoga: un balsamo per il corpo e la mente

Lo yoga è un’antichissima pratica ascetica e meditativa, diffusa particolarmente in India e sviluppatasi, recentemente, anche in Occidente. Essa è molto utile per il benessere e la salute dell’organismo. Combina il corpo, i muscoli e il respiro con i pensieri, la mente e lo spirito dell’uomo. La pratica costante consente di raggiungere una stabilità molto vantaggiosa nel caso degli anziani.

Si rivela un importante sostegno per coloro che vogliono fare movimento, in base alle proprie capacità, rilassarsi e raggiungere una maggior tranquillità grazie ad un più equilibrato ritmo respiratorio, conoscere più a fondo il corpo, aumentando la propria consapevolezza di sé. Gli over 65 che praticano yoga si mantengono in salute più a lungo e prevengono molti disturbi correlati all’età.

Lo yoga riscuote molto successo tra gli anziani grazie ai suoi tangibili benefici. Esso, infatti, allevia i dolori derivati da patologie croniche quali l’osteoporosi e l’artrite. Contrasta l’incurvamento della colonna vertebrale e promuove una buona postura.

Fare movimento, seppur lentamente e con gradualità, combatte la sedentarietà e, di conseguenza, l’insorgenza di malattie cardiovascolari. Non comporta alti rischi di danni o lesioni e agisce sulla flessibilità della muscolatura e sulla lubrificazione delle articolazioni.

Ponendo molta attenzione sul ritmo respiratorio, combinato con esercizi lenti e suoni, voci rasserenanti, lo yoga contribuisce a mantenere stabile la pressione per lunghi periodi. La frequenza cardiaca si abbassa ed emerge un maggior rilassamento.

Meditare durante la pratica e sgomberare la mente da pensieri negativi e problemi è, inoltre, un ottimo esercizio per migliorare lo stato d’animo e l’umore, che diverranno via via sempre migliori.

Alcune ricerche evidenziano anche che la pratica costante di questa disciplina può contrastare l’insonnia, rendendo più semplice il processo di rilassamento che precede il sonno e migliorandone la qualità.

Un corso di yoga è, per di più, uno strumento efficacissimo per contrastare l’isolamento degli anziani e favorire la socializzazione tra i membri del corso. Il benessere psicologico che ne consegue, connesso a quello fisico, sarà immediato.

È, comunque, necessario tener conto di alcune problematiche legate a questa pratica nella senilità. Talvolta, infatti, l’esercizio può essere limitato da problemi fisici dei soggetti. È, quindi, cruciale che l’insegnante ne sia consapevole ed eviti all’allievo gli sforzi più intensi. Esistono, infine, delle posizioni particolarmente indicate per gli anziani, perché non richiedono uno sforzo eccessivo, pur essendo comunque efficaci. Tra queste si elencano la sbarra, il cobra, il cat cow, il tabletop, il guerriero, il triangolo, il piccione reale, l’albero e il cane.



Invecchiare in salute

 


Invecchiare in salute riducendo l’apporto di calorie

Tutti almeno una volta abbiamo sentito parlare di metabolismo, complesso di reazioni biochimiche di sintesi e di degradazione che si svolgono in ogni organismo vivente e che ne determinano l’accrescimento, il rinnovamento, il mantenimento, e di quanto questo influenzi il nostro stato di salute in rapporto al peso corporeo.

Uno studio pubblicato sulla rivista Cell Metabolism dai ricercatori del Biomedical Research Center di Baton Rouge (Usa) e del Florida Hospital and Sanford-Burnham Medical Research Institute di Orlando (Usa), dimostra come ridurre del 15% l’apporto quotidiano di calorie per due anni potrebbe rallentare l’invecchiamento e proteggere dalle patologie legate all’età, diminuendo in modo significativo lo stress ossidativo sistemico, che risulta associato ad Alzheimer, Parkinson, cancro e diabete.

Leanne M. Redman, che ha diretto l’indagine spiega che limitare l’introito di calorie può rallentare il metabolismo basale, il dispendio energetico di un organismo vivente a riposo, comprendente dunque l’energia necessaria per le funzioni metaboliche vitali.

Gli autori della ricerca hanno reclutato 53 individui di entrambi i sessi, di età compresa tra 21 e 50, li hanno suddivisi in due gruppi di cui 19 sono stati incaricati di seguire un regime alimentare normale, mentre gli altri 34 di ridurre del 15% l’introito giornaliero di calorie.
Dopo due anni, i soggetti che avevano limitato l’apporto calorico quotidiano avevano perso in media quasi 9 kg e presentavano parametri correlati all’invecchiamento migliori rispetto all’altro gruppo e hanno mostrato un miglioramento dell’umore e della qualità della vita in termini di salute.

Alla base dello studio, quindi, abbiamo un rallentamento del metabolismo, con un modo più efficiente di bruciare calorie che aiuterebbe a vivere più a lungo e una diminuzione del danno ossidativo ai lipidi, alle proteine e al Dna, che risulta collegato allo sviluppo di malattie croniche come l’aterosclerosi, il cancro, il diabete e l’artrite reumatoide.

La restrizione calorica sarebbe in grado di ringiovanire sulla base di due delle più antiche teorie sull’invecchiamento umano, il lento metabolismo della teoria della velocità di vivere e la teoria del danno ossidativo. Mantenere un regime alimentare sano e non esagerare con l’apporto di calorie soprattutto in età avanzata è una precauzione fondamentale per poter invecchiare in salute, non per niente l’ingordigia è uno dei 7 peccati capitali.



alzheimer

 


Alzheimer, se manca la dopamina la memoria va via

Se i neuroni che formano l’area tegmentale ventrale, una delle principali zone del cervello in cui viene prodotta la dopamina, muoiono, ci si ammala di Alzheimer, che in Italia interessa circa 600 mila persone e rappresenta la causa più comune di demenza. È la conclusione di una ricerca realizzata dalla University of Sheffield (Gran Bretagna) e pubblicata su Journal of Alzheimer’s Disease.

L’area cerebrale su cui si è concentrata l’attenzione della ricerca è l’area tegmentale ventrale, un gruppo di neuroni detti dopaminergici, ovvero cellule nervose che rilasciano la dopamina, un neurotrasmettitore indispensabile per il buon funzionamento dell’ippocampo, struttura cerebrale da cui dipende la memoria.
I ricercatori, Matteo De Marco e Annalena Veneri, hanno coinvolto 110 partecipanti, di cui 51 in salute, 30 con un disturbo neurocognitivo lieve (una fase intermedia che spesso precede la demenza) e i restanti 29 con diagnosi di Alzheimer di intensità media. L’analisi si è basata sulla risonanza magnetica cerebrale.

In base ai risultati, se dalla risonanza la dimensione dell’area tegumentale ventrale risultava ridotta, anche l’ippocampo, una regione cerebrale che è il regno della memoria, era più piccolo. E viceversa, tanto maggiore era la dimensione di queste due aree, tanto più elevata la capacità di ricordare, soprattutto negli adulti in salute. Con il risultato che la presenza di questo campanello d’allarme potrebbe essere utilizzata per uno screening precoce dell’Alzheimer.

Sono necessari ulteriori studi, ma questa scoperta può potenzialmente portare a un nuovo modo di condurre lo screening nella popolazione anziana, cambiando le modalità di acquisizione e interpretazione delle immagini diagnostiche del cervello e utilizzando diversi test per la memoria.
La malattia oggi viene individuata quando esiste già un importante danno cognitivo, individuare quindi i primi segnali potrebbe essere un modo per limitare i sintomi e rallentare la progressione della malattia.