terza età

 


L’alimentazione durante la terza età

L’alimentazione ha un ruolo centrale per la nostra salute. Fare una dieta sana ed equilibrata fin da giovani significa contrastare l’insorgere di alcune malattie come il diabete, le malattie cardiovascolari e del sistema metabolico. Ma non solo, continuare a prenderci cura della nostra salute anche durante la terza età è molto importante.

Gli anziani infatti spesso soffrono di alcune malattie come la sarcopenia (malattia che comporta un indebolimento della forza muscolare e la perdita della massa) l’obesità e la mal nutrizione, malattie che possono essere curate e prevenute adottando una dieta su misura e uno stile di vita sano.
Secondo alcuni dati forniti dall’ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) discussi ad Assisi nell’ottobre scorso nell’ambito del Corso Nazionale sull’Alimentazione e Nutrizione dell’Anziano, sono 1,8 milioni gli anziani obesi in Italia, 1,9 milioni gli ultra sessantenni a rischio malnutrizione, 1,8 milioni quelli affetti da sarcopenia, 19.500 sono i pazienti che ricorrono alla nutrizione artificiale a domicilio e 9,4 milioni quelli con carenza di vitamina D. Inoltre nel 2050 la popolazione anziana a livello mondiale salirà fino al 22%, (stando ad alcuni dati delle Nazioni Unite e l’OCSE) ciò significa che la medicina geriatrica, assumerà un ruolo chiave nella cura delle patologie più frequenti in questa fascia d’età con attenzione agli stili di vita e alla dieta delle persone anziane

Cosa non può mancare nelle tavole dei nostri anziani?
Secondo l’ADI occorre riconoscere i nutrienti fondamentali, sapere quali sono le dosi di assunzione più indicate e quali alimenti devono far parte in modo costante della dieta.
Ecco cosa non deve mai mancare a tavola:
Proteine: Che si trovano in alimenti come latte, uova o pesci; sono necessari per mantenere un buon tono muscolare, aiutano infatti a contrastare la sarcopenia. Gli anziani quindi devono mangiare un quantitativo maggiore di proteine rispetto ai più giovani.
Vitamine: vitamina E, vitamina C e carotenoidi, vitamine B, B12 e D.
Aiutano ad attenuare i processi degenerativi tipici dell’età. Svolgono una funzione ossidante e per l’assorbimento di calcio e fosfato nelle cartilagini e nel tratto digestivo per la mobilitazione del calcio dalle ossa. La vitamina B12, in particolare ha un ruolo nella sintesi del midollo osseo e dei globuli rossi. Alimenti ricchi di vitamine sono ortaggi, verdure, carni e frutta.
Omega 3 o Acidi grassi essenziali: che si trovano nella frutta secca e nel pesce, sono importanti per la funzione antinfiammatoria e ipotensiva che contrasta l’insorgere di disturbi cardiovascolari.
Sali minerali: come il magnesio e lo zinco sono utili a rafforzare il tono muscolare e la struttura ossea.
Inoltre hanno un ruolo importantissimo nel metabolismo, nella risposta immunitaria e nel funzionamento neurologico. Alimenti ricchi di sali minerali sono: latte, uova, ortaggi, legumi e frutta secca.
Una dieta sana ed equilibrata, assieme ad un corretto stile di vita ed associato ad una buona attività fisica consente di vivere anche la terza età in maniera più serena.



insonnia

 


L’insonnia come causa della disidratazione del corpo

Secondo una recente ricerca effettuata da Penn State University (Stati Uniti) e pubblicata dalla rivista scientifica Sleep, dormire poche ore a notte sarebbe sintomo di un corpo non idratato correttamente.

L’insonnia quindi sarebbe strettamente correlata ad una cattiva idratazione del corpo.

Lo studio effettuato su un campione di adulti negli Stati Uniti ed in Cina, ha preso in esame le urine dei partecipanti per valutare la relazione tra la durata del sonno e i biomarcatori dell’idratazione.

Dai dati è emerso che, coloro che avevano dormito poche ore per notte, avevano presentavano urine ben più concentrate rispetto ai partecipanti che invece godevano di almeno otto ore di sonno. Più del 59% di queste persone infatti presentava scarsi livelli di idratazione rispetto a chi aveva riposato di più nell’arco della notte.

Qual è il motivo di questa correlazione? La risposta è nel sistema ormonale, ed in particolare nella vasopressina, ormone antidiuretico responsabile del riassorbimento dell’acqua nei reni che influenza il volume dei reni e non permette un’eliminazione adeguata dell’acqua.

Come spiega Asher Rosinger, uno degli autori dello studio: “La vasopressina è rilasciata più velocemente e tardi nel corso del ciclo di sonno. Pertanto, se ci si sveglia presto, si potrebbe perdere quella finestra in cui buona parte dell’ormone è rilasciato determinando un turbamento nello stato di idratazione del corpo”.

Un sonno non ristoratore può avere quindi effetti sull’intero sistema ormonale, facendoci sentire stanchi e nervosi la mattina, invece di rilasciare l’energia necessaria per permetterci di affrontare la giornata. Sarebbe opportuno quindi bere durante l’arco della giornata almeno 2 litri d’acqua, svolgere attività fisica, unita ad una sana alimentazione e dormire almeno 8 ore a notte, affinché il corpo riequilibri l’intero sistema ormonale e la mattina ci si svegli sani e riposati.

Per combattere l’insonnia infine è bene evitare di assumere caffè, di seguire un’alimentazione poco salutare e di utilizzare smartphone e computer prima di andare a dormire.



tristezza

 


La tristezza è visibile nel cervello

La tristezza, quello stato di depressione riconducibile ad un particolare dolore o malinconia, che ogni essere umano almeno una volta nella vita ha provato, non è solo un’emozione astratta ma si trova nel cervello.

Alcuni ricercatori studiando il cervello umano, ha esaminato le interazioni che intercorrono tra l’amigdala e l‘ippocampo, riscontrando come tale interazione sia responsabile del riemergere di memorie emotive, ed in particolare di stati come ansia e tristezza. Una rete neurale capace di far tornare ala mente stati emotivi che causerebbero, in alcuni individui, disturbi dell’umore.

Lo studio condotto dall’Università della California, e pubblicato sulla rivista Cell, ha coinvolto circa 21 pazienti epilettici a cui erano stati impiantati nel cervello da 40 a 70 elettrodi, sia superficialmente che più in profondità, in una fase preparatoria per la rimozione chirurgica di parte del tessuto cerebrale che causava le crisi epilettiche. Ai soggetti è stato chiesto di tenere traccia su un tablet del proprio umore per un periodo di tempo tra i 7 e i 10 giorni, in modo da analizzare l’attività celebrale.

Dall’esperimento è emersa un’ampia attività cerebrale nei pazienti che riscontravano un tono dell’umore tendente alla tristezza e alla depressione.
I ricercatori hanno valutato l’analisi dei dati relativi all’attività cerebrale, ed hanno suddiviso i partecipanti in due gruppi per capire le possibili differenze nell’elaborazione delle emozioni da parte del cervello nelle persone inclini all’ansia e alla depressione.

In particolare è stato evidenziato in maniera netta che il gruppo a cui era stato associato uno stato di ansia e depressione riscontrava un’interazione evidente tra l’amigdala e l’ippocampo. Tale interazione tra le due aree è responsabile dell’insorgere di alcune emozioni come la tristezza.
Gli stati emotivi quindi non sono solo semplici sensazioni astratte ma sono riscontrabili visibilmente anche nel cervello umano.



cohousing

 


Co-housing: vengo a vivere con te

Il Co-housing, o più comunemente co-residenza, è un modello di condivisione abitativa tra privati che decidono di condividere alcuni spazi in comune (come la cucina, sala relax, lavanderia, piscina).

L’idea nasce tra Olanda e la Norvegia negli anni ’70 con lo scopo di venire incontro alle esigenze delle giovani famiglie: prevedeva infatti un’abitazione ad uso privato gestita dal singolo nucleo familiare e una serie di attività (lavori di casa, educazione dei figli, regole ) condivise. Successivamente si diffuse in altri Paesi come nuova forma abitativa, capace di contenere i costi di alcuni impianti e recuperare quei valori di solidarietà che si sono persi nel tempo. Il progetto infatti prevede l’inclusione di abitazione composte da famiglie che si impegnano non solo di utilizzare spazi comuni, ma anche condividere del tempo insieme.

La solidarietà che si pone alla base di quest’iniziativa ha dato vita ad un fenomeno particolare, il Co- housing senior.
Sono molti infatti gli anziani che decidono di trascorrere il proprio tempo in compagnia di altre persone e condividere insieme diverse passioni, oltre che alcuni spazi.

Il co-housing però non è un sostituto delle case di riposo o cliniche per la terza età, l’idea infatti non è quella di un progetto di assistenza sociale, ma solo un modo di condividere e invecchiare tra amici per far fronte alla solitudine. Ognuno si prende cura della propria persona ma può divertirsi trascorrendo del tempo libero insieme.

Anche tra i giovani il fenomeno sta prendendo sempre più rilievo, alcune città come Milano e Trento si sono attrezzate proponendo iniziative come “Mi impegno & Prendo casa” che intende aiutare chi vuole avviare attività in proprio uscendo dalla casa dei genitori. A Forlì invece sono state edificate villette in condivisione per 18 famiglie con alcuni spazi in comune, i giardini.

Un progetto quindi che mira alla solidarietà sociale tra individui che vogliono mettersi in gioco e vivere serenamente la propria vita in compagnia di altre persone.



salute ossea

 


Salute ossea? Tutto parte dall’alimentazione

Il nostro sistema scheletrico è composto da oltre 200 ossa grandi e piccoli su cui poggia l’intero corpo.

Il tessuto osseo è molto dinamico e va incontro a molti cambiamenti della propria struttura nel corso di tutte le età della vita per questo è molto importante prendersene cura.

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Michigan di Ann Arbor (Usa) e pubblicato su PLOS One, per mantenere in maniera sana ed attiva il nostro sistema osseo bisogna attenzionare l’alimentazione, più che praticare dell’esercizio fisico.

Lo studio, effettuato su un gruppo di topi di laboratorio, ha riscontrato come i topi sottoposti ad un’alimentazione ricca di calcio e fosforo, avessero una maggiore massa e forza ossea rispetto ai topi a cui veniva sottoposto solo dell’esercizio fisico. Questo perché come spiega il Dott. David H. Kohn: “Seguire una dieta arricchita di minerali per un lungo periodo non solo aumenta la massa e la forza ossea, ma anche la capacità di mantenere questi benefici dopo aver smesso di allenarsi. Questo è stato osservato nei topi, ma se si prende in considerazione l’uomo, si osserva che con il passare degli anni si tende a interrompere l’esercizio, mentre la dieta è più facile da seguire anche in età avanzata”. Inoltre “I dati – conclude il Dottor Kohn – suggeriscono che il consumo a lungo termine di una dieta arricchita con i minerali potrebbe aiutare a prevenire l’indebolimento delle ossa associato all’età, anche se non si pratica attività fisica”.

L’esperimento ha così evidenziato che la dieta arricchita di minerali da sola ha prodotto effetti benefici sulle ossa dei roditori, anche quando gli animali non si allenavano.

Il tessuto osseo è costituito da una sostanza organica fondamentale, l’osseina, e da sali minerali, soprattutto fosfato di calcio e carbonato di calcio, per questo un’alimentazione adeguata comporterebbe un impatto maggiore per la salute ed il benessere del nostro sistema scheletrico.



chip

 


Endoscopia? No grazie, basta un chip.

I problemi allo stomaco e all’intestino sono molto comuni, circa il 10% della popolazione infatti soffre per disturbi legati all’alterazione della funzione intestinale.

A volte, basta un esame come l’endoscopia per capirne le cause, purtroppo però è si tratta di un esame invasivo e poco piacevole.
Le cose però presto potrebbero cambiare. Dall’Università del Massachussettes infatti arriva un chip in grado di rivelare il sanguinamento gastrointestinale in maniera più semplice. Una capsula contenente un batterio e studiata in ogni dettaglio da un team di ricercatori, che una volta ingerita a contatto con un componente del sangue si illumina e invia un segnale ad un device esterno.

Il dispositivo di forma cilindrica è lungo circa 3,8 cm e funziona con una batteria da 2,7 volt ed è in grado di individuare un’infiammazione intestinale. La quantità di luce prodotta dalle cellule batteriche viene misurata da un fototransistor che invia ad un microprocessore esterno che può essere collegato ad un semplice smartphone o computer.

“Combinando sensori biologici ingegnerizzati con dispositivi elettronici a bassissima potenza possiamo rilevare, quasi in tempo reale, i segnali biologici nel corpo rendendo possibili nuove capacità diagnostiche” spiega il dottor Timothy Lu. Il chip infatti contiene un ceppo probiotico di Escherichia coli modificato che emette un segnale luminoso una volta che rileva l’eme (un composto ferroso dell’emoglobina).

L’esperimento ha avuto finora successo solo con gli animali, in particolare è stato testato sui maiali, per poter essere utilizzato anche sull’uomo è necessario ridimensionare le sue dimensioni e individuare quanto tempo necessario le cellule al suo interno possono sopravvivere all’interno del nostro intestino.

La ricerca è in fase di completamento e i ricercatori lavorano sul perfezionamento del dispositivo per permettere di individuare malattie molto più complesse come il Morbo di Crohn e altre infiammazioni intestinali.



Air Bnb

 


Airbnb? Un fenomeno tutto senior

Airbnb il primo portale online al mondo nel settore del home sharing e dell’affitto a breve termine compie dieci anni. Trovare un alloggio, per un soggiorno, in diverse città, per il periodo richiesto non è mai stato così semplice.

Intuitivo e flessibile, riesce a connettere tra loro persone che vogliono mettere a disposizione di terzi, spazi privati in cambio di un extra.

L’idea è nata nel 2007 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk quando, a seguito di problemi economici, decisero di affittare parte del proprio appartamento per arrotondare. L’iniziativa, riscosse un enorme successo, tant’è che nel 2009 venne emessa sul mercato dagli stessi creatori con il nome Airbedandbreakfast.com (successivamente venne abbreviato in Airbnb).

Nel 2016 la piattaforma ha generato un guadagno medio di 2.300 euro l’anno per gli oltre 80.000 host presenti in Italia, ciò significa che moltissime persone decidono di ospitare ogni giorno presso la propria abitazione viaggiatori provenienti dal tutto il mondo.

Ma chi sono coloro che decidono di affittare parte dei propri spazi?
Secondo gli ultimi dati sono gli anziani, coloro che offrono valide alternative rispetto i classici alberghi. Solo nel 2017, gli host over sessanta hanno accolto nelle proprie case 1,7 milioni di viaggiatori, ricavando un reddito aggiuntivo medio di 2.012 euro l’anno. Questo perché spesso sono coloro che dispongono di tanto tempo libero, denaro e che cercano di intraprendere nuovi rapporti sociali.

È un fenomeno che tende a crescere sempre di più, non solo dalla parte dell’offerta ma anche da quella della domanda, nel 2017 infatti sono stati oltre 500 mila i viaggiatori senior che hanno prenotato una stanza o una casa per i propri soggiorni utilizzando Airbnb (+ del 67% in un anno).