Sentirsi giovani fa invecchiare meglio

 


Sentirsi giovani fa invecchiare meglio

Non sentirsi vecchi è il segreto per invecchiare bene. Lo dimostra uno studio, condotto da Antonio Terracciano, ricercatore italiano che lavora presso i National Institutes of Health (NIH) di Baltimora, e pubblicato da Age. Una verità scientifica che Terracciano ha ricavato dopo aver analizzato il comportamento e le cartelle di oltre 8000 anziani arruolati in due grandi studi americani.

Il risultato dello studio di Terracciano, infatti, dimostra che il nostro corpo risponde alle aspettative della nostra mente: quindi, se il cervello è convinto che siamo più giovani di quanto non risulti all’anagrafe, il corpo reagirà di conseguenza rallentando non solo l’invecchiamento, ma anche il declino delle capacità motorie. Gli anziani più “giovanili” (coloro che si sentivano più giovani della loro età) camminano con passo più spedito e col passare degli anni pur rallentando lo fanno in maniera minore dei coetanei che non si sentono giovani. Ciò dimostra che l’invecchiamento procede per loro in maniera più lenta.

Questo significa aprire nuovi scenari terapeutici: gli anziani potrebbero sottoporsi a terapie psicologiche per modificare l’età percepita e guadagnare in salute, migliorando i propri parametri fisici (come la velocità del passo o la forza della stretta di mano).



Anziani e pensione

 


Andare in pensione fa bene alla salute

La pensione è un traguardo importante che può configurarsi come una vincita al Superenalotto o come un spunto di depressione.
Il cambiamento di vita che segue il pensionamento è enorme: cambiano i ritmi, gli orari, le abitudini. Niente più litigi con la sveglia. Niente stress per le corse nel traffico per essere puntuali. Ma anche niente pause caffè con i colleghi. E in generale meno vita sociale. Per questo al cambiamento bisogna arrivare psicologicamente preparati e con uno spirito positivo che miri a reinventare le giornate cambiandone i ritmi e a trasformare la propria vita adottando stili più salutari.

A raccontarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Sidney su oltre 25mila pensionati. La coordinatrice, Melody Ding, ha sottolineato che rispetto alle persone che lavorano i pensionati sono fisicamente più attivi, sono meno sedentari, fumano meno e dormono meglio, il che dimostra che la pensione si accompagna da un miglioramento delle abitudini di vita.

Nello specifico: l’attività fisica aumenta in media di 93 minuti a settimana, mentre la sedentarietà diminuisce di 67 minuti; si dorme in media 11 minuti di più e una donna su due prende la decisione di smettere di fumare.

Il cambiamento, ça va sans dire, è più evidente per quelle persone che si ritirano dopo aver condotto uno lavoro full-time.


Social Network è salute mentale

 


Social Network è salute mentale

In barba a chi non fa che criticare l’uso dei social network! Uno studio pubblicato sul Journal of Computer Mediated Communication dimostra che l’uso regolare delle piattaforme sociale e di internet potrebbe migliorare la salute mentale degli adulti.

Il coordinatore della ricerca, il professor Keith N. Hampton della Michigan State University di East Lansing (Usa), è partito dal presupposto che le ricerche precedenti che avevano rilevato soprattutto i pericoli legati all’uso delle nuove tecnologie si erano concentrati quasi esclusivamente sui giovani e sugli studenti universitari; gli effetti negativi registrati, quindi a suo avviso, potevano essere dovuti alla fase della vita dei partecipanti e non invece all’uso di Facebook e degli altri social.  Quindi, Hampton ha studiato popolazioni più mature analizzando i dati raccolti tra il 2015 e il 2016 dal Panel Study of Income Dynamics (l’indagine famigliare più lunga al mondo che ha coinvolto 5129 adulti) e ha scoperto che gli utenti iscritti sui social avevano il 63% di probabilità in meno di sperimentare gravi disagi psicologici – come ansia o depressione – da un anno all’altro. E per chi aveva anche i famigliari iscritti sui social il pericolo risultava ancora più basso (sebbene le modifiche della salute mentale dei membri di una famiglia influenzano il disagio degli altri famigliari quando connessi sui social network).

Nello specifico, chi usava Facebook e altri social aveva probabilità maggiori di1,63 volte di evitare problemi psicologici. Il disagio psicologico, però, variava a seconda del tipo e della quantità di tecnologie utilizzate direttamente e dai membri della propria famiglia.


Lavarsi i denti posticipa la demenza

 


Lavarsi i denti posticipa la demenza

Ai tanti già noti benefici di una quotidiana e attenta igiene orale si aggiunge il fatto che potrebbe proteggere dalla demenza. A dirlo è uno studio pubblicato su Scienze Advances da un gruppo di ricerca internazionale che dimostra l’esistenza di una connessione tra gengivite e Alzheimer.

Gli autori della ricerca avevano in precedenza scoperta che il batterio responsabile della gengivite (Porfromonas gingivalis) può spostarsi dalla bocca e raggiungere il cervello dove gli enzimi che rilascia distruggono le cellule nervose, determinando la perdita della memoria e favorendo così lo sviluppo dell’Alzheimer.

Il campione dello studio era composto da 53 persone affette da Alzheimer che per il 96% mostrava la presenza dell’enzima rilasciata dal batterio Porfromonas gingivalis la cui presenza non solo aumenta in modo sostanziale il rischio di sviluppare la malattia, ma potrebbe anche accelerarne la progressione.

Non solo prevenzione attraverso una corretta e regolare igiene orale (con spazzolino e filo interdentale), ma anche un nuovo farmaco che potrebbe rallentare lo sviluppo dell’Alzheimer bloccando gli enzimi nocivi rilasciati dai batteri.



I rimedi naturali contro l’insonnia

 


I rimedi naturali contro l’insonnia

Durante la terza età si verificano parecchi cambiamenti fisiologici e psicologici che condizionano la qualità della vita. Fra questi, uno fra i più problematici e diffusi è l’insonnia (o comunque una certa difficoltà a prendere sonno la sera o ad avere un riposo costante e duraturo per tutta la notte) con conseguenze gravi non solo sulla persona ma anche sulla salute. Irascibilità, stress, difficoltà di concentrazione, cefalea, dolori articolari e cronici (per citarne solo alcuni) sono tutti “effetti collaterali” dell’insonnia. Curarla, quindi, è di primaria importanza per evitare l’insorgere di altre patologie.

Studi scientifici dimostrano che i disturbi del sonno possono scatenare depressione, problemi di attenzione e concentrazione, deficit di memoria, sonnolenza, maggiore sensibilità e reattività al dolore, cefalea, dolori articolari, vertigini… E persino patologie cardiovascolari. Dormire bene, invece, protegge il cervello e il suo umore.

L’insonnia può essere legata a vari fattori fra cui stress, depressione, cattive abitudini e un ambiente poco indicato. È possibile però intervenire su alcuni di questi fattori per cercare di invertire la tendenza in modo naturale.

Cominciamo con il concetto di “igiene del sonno” che significa condurre una giornata il più attiva possibile (evitando riposini e più in generale la pigrizia sul divano o davanti al computer che condizionano il ciclo di sonno e veglia fondamentale non solo per un buon sonno notturno, ma anche per essere vigili durante il giorno). Passando alla rimozione delle cattive abitudini, meglio evitare di guardare la tv a letto e anche consumare cene leggere, il consumo di alcolici, caffeina e teina, il fumo e concentrare le attività fisiche o sportive nelle prime ore della giornata (cercando di non svolgerle, per esempio, nel tardo pomeriggio). E’ importante anche essere precisi e regolari negli orari di veglia e sonno in modo da riequilibrare i ritmi e mettersi a letto non appena si avverte sonno o stanchezza senza aspettare oltre.

Cambiare le proprie abitudini, però, può non bastare. Il suggerimento è di provare a evitare l’uso dei farmaci che potrebbero creare squilibri ad altri sistemi (spesso infatti sono i farmaci stessi a impedire di dormire bene come nel caso dei diuretici o dei betabloccanti che inibiscono la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia). In questi casi si può ricorrere a rimedi naturali, ma è comunque opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia (se non addirittura a uno specialista del sonno). Ci sono diversi rimedi fitoterapici che è possibile utilizzare: la camomilla (perfetta anche per i bambini, ma senza esagerazioni per non ottenere l’effetto opposto) che ha un effetto calmante sullo stress psicologico; il tiglio che col suo effetto sedativo è ideale per calmare tensioni e nervosismo; il biancospino che agisce sul sistema nervoso; l’iperico che all’effetto calmante aggiunge anche un potere benefico sulla depressione; l’arancio dolce con le sue proprietà calmanti; il salice e la passiflora che placano palpitazioni e ansia; la melissa che agisce sul sistema nervoso e la valeriana che si comporta da tranquillante naturale.



La memoria può ringiovanire con la TMS

 


La memoria può ringiovanire con la TMS

Un recente studio pilota, coordinato da Joel Voss della Northwestern University Feinberg School Of Medicine di Chicago, ha dimostrato che attraverso una stimolazione non invasiva del cervello con una sonda applicata dall’esterno può ringiovanire la memoria degli anziani.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology, ha coinvolto 16 anziani (fra i 64 e gli 80 anni) tutti con qualche “acciacco” della memoria dovuto all’età.

Gli studiosi hanno prima effettuato una risonanza per localizzare l’ippocampo – il centro della memoria – e la zona della corteccia cerebrale più in contatto con questa in modo da definire il punto preciso in cui applicare la sonda della TMS (uno strumento già in uso clinico negli Usa per la depressione) capace di inviare al cervello impulsi elettromagnetici che modificano l’attività cerebrale dell’area-bersaglio.

I partecipanti allo studio sono stati sottoposti a una serie di test di memoria con risultati in media inferiori al 40% di risposte corrette (un giovane mediamente risponde agli stessi test nel 55% dei casi). Quindi gli anziani sono stati sottoposti, per 5 giorni di seguito, a delle sedute di 20 minuti al giorno di TMS. Quindi gli stessi test mnemonici sono stati effettuati nuovamente e gli anziani presentavano un miglioramento della memoria che rendeva le loro prestazioni similari a quelle di un giovane. Nessun miglioramento, invece, quando sono state applicate finte stimolazioni cerebrali.

Adesso si dovrà testare la durata degli effetti delle stimolazioni e ripetere i test anche sui pazienti con Alzheimer in stadio iniziale.



Occhio ai giusti livelli di colesterolo!

 


Occhio ai giusti livelli di colesterolo!

Che la frittura (sebbene squisita) non faccia proprio bene alla salute è cosa nota… Ma c’è uno studio pubblicato su Clinical Nutrition da un team del Massachusetts Veterans Epidemiology Research and Information Center di Boston che ha esaminato oltre 154mila soggetti che ha correlato l’incidenza del problema a seconda del consumo di fritti.

Fra i 6725 casi di problemi alle coronarie registrati durante lo studio è risultato che mangiare fritti solo una volta ogni tanto fa registrare 14,61 casi su 1000 persone; mangiare fritto da 1 a 3 volte alla settimana equivale a 16,57 casi per 1000 persone; consumare fritti quotidianamente invece porta l’incidenza a 18.28 casi per 1000 soggetti. Maggiore è il consumo di fritti, maggiore quindi sarà il rischio di coronaropatia, infarto o ictus ischemico. Fin qui i rischi legati ai valori troppo alti di colesterolo cattivo.

In tema di colesterolo LDL , però, occorre fare bene i conti perché non deve essere né troppo alto né troppo basso. A dirlo è uno studio pubblicato su Neurology da un team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania e dell’Harvard Medical School di Boston, coordinato da Xiang Gao, che ha coinvolto un campione vastissimo (di oltre 96 mila soggetti).

I risultati hanno associato a un livello troppo basso di colesterolo LDL un aumento di rischio di ictus. Qualche tempo fa già un altro studio aveva associato i valori troppo bassi di LDL al rischio di ictus emorragico fra le donne (lo studio afferma che il colesterolo LDL al di sotto dei 70 milligrammi per decilitro di sangue raddoppia il rischio di ictus emorragico).



Silver-tourism, quando in terza età si diventa globetrotter

 


Silver-tourism, quando in terza età si diventa globetrotter

Vivere gli anni d’argento non significa chiudersi in casa e perdere curiosità e desiderio si scoperta. Non a caso il turismosilver” registra presenze da capogiro (77 milioni in Italia, meta preferita, dai globetrotter over 65).

I numeri li ha elaborati la Fipac (Federazione italiana pensionati attività commerciali di Confesercenti) che ha anche esaminato gli interessi e le caratteristiche di questi viaggiatori. In generale, il turista over 65, è attivo e cerca esperienze interessanti… magari dai ritmi un po’ più “lenti”. Viaggi incentrati alla scoperta del patrimonio culturale e dei prodotti tipici, tour su treni antichi, escursioni con lunghe passeggiate piacevoli che non richiedono particolari requisiti fisici e che piuttosto puntano sul relax e sul benessere fisico.

Intercettare questo turismo – ha sottolineato la Fipac – può allungare la stagionalità dei territori turistici il che rappresenta un fenomeno di rilievo anche per l’economia. E partendo da questo ha scelto di sostenere un progetto sul silver tourism che promuove gli over 65 come protagonisti dell’economia turistica e si propone di migliorare la qualità e la quantità dei servizi rivolti agli anziani, organizzando visite culturali ed enogastronomiche e indagini sui consumi culturali ed enogastronomici degli anziani in ambito turistico, tutte attività che culmineranno in un convegno nazionale con le istituzioni e gli operatori del settore per la presentazione dei dati e delle proposte.

L’iniziativa è stata lanciata a Senigallia durante il seminario “Dal turismo sociale al Silver Tourism” alla presenza del presidente nazionale Fipac, Sergio Ferrari, del presidente di Assohotel, Claudio Albonetti, e al giornalista de Linkiesta e responsabile di GnamGlam per la promozione della cultura enogastronomica, Vittorio Ferla.