Basterebbero tre tazzine di caffè al giorno per avere una possibilità cinque volte minore di contrarre la malattia di Parkinson.

Bere caffè, insomma, sarebbe utile nella prevenzione del morbo di Parkinson, una malattia neurodegenerativa che distrugge le cellule del cervello preposte alla fabbricazione della dopamina, causando tremori e movimenti involontari e imprevisti del corpo a volte in associazione alla demenza senile.

Lo dice una ricerca pubblicata dal Journal of the American Medical Association eseguita su un campione di più di 8000 uomini giapponesi-americani sul un periodo lungo 30 anni. La conclusione dello studio sostiene che la caffeina contenuta nei tre caffè quotidiani potrebbe avere un effetto protettivo sul cervello. Questo sebbene i meccanismi attraverso i quali la caffeina potrebbe apportare benefici nei pazienti affetti da Parkinson non siano ancora ben noti.

Il neurologo G. Webster Ross, che ha condotto lo studio, sostiene che sia possibile che i grandi bevitori di caffè abbiano una composizione cerebrale in grado di renderli più resistenti alla malattia. Altri ricercatori, però, pensano che possa trattarsi di una combinazione genetica e una suscettibilità alle tossine presenti nell’ambiente (pensate come una delle cause della patologia). Si tratterebbe insomma di una questione di metabolizzazione: chi è in grado di metabolizzare più velocemente, avrebbe una minore incidenza della malattia.

Lo stesso G. Webster Ross non esclude altri fattori che potrebbero spiegare la differente incidenza del Parkinson e sostiene che sia comunque troppo presto per raccomandare la caffeina per il trattamento della malattia. In molti, però, concordano sul fatto che sia necessaria una ricerca più approfondita sulla caffeina e sui suoi effetti nelle aree del cervello delle persone affette da Parkinson… E alcuni pensano che queste possano condurre a migliori trattamenti della malattia e addirittura alla sua prevenzione.
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