Scoperte proprietà antitumorali della mela

 


Scoperte proprietà antitumorali della mela

La mela è un concentrato di antiossidanti utili alla salute ma alcune molecole del frutto hanno anche proprietà antitumorali. Grazie a una nuova ricerca, conosciamo in che modo agiscono sulle cellule malate.

A firmare la scoperta, su Scientific Reports, un gruppo di ricerca coordinato dall’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Isa-Cnr) in collaborazione con il Dipartimento di chimica e biologia dell’Università di Salerno.

“Da diversi anni è riportato in letteratura che il succo di mela ha effetti di prevenzione sul cancro al colon retto, ma non è chiaro il meccanismo molecolare, ossia il modo in cui i polifenoli presenti nel succo operano in funzione antitumorale”, spiega Angelo Facchiano, ricercatore Isa-Cnr e tra gli autori del lavoro. “Noi abbiamo studiato per la prima volta in modo specifico proprio quali molecole antiossidanti vanno ad agire e su quali specifiche proteine della cellula”.

I ricercatori hanno analizzato tre tipi di mela – Annurca, Red Delicious, Golden Delicious – per identificare e quantificare i principali composti antiossidanti: “I polifenoli della mela ostacolano in particolare la replicazione ed espressione del DNA nelle cellule cancerose del colon, in particolare questo impedisce loro di duplicarsi e far crescere la massa tumorale”, prosegue Facchiano. “Inoltre, abbiamo scoperto che le proteine su cui i polifenoli potrebbero agire sono le stesse su cui agiscono alcuni farmaci antitumorali recentemente sviluppati.

L’ipotesi, su cui sarà necessario effettuare ulteriori studi, è quindi che alcuni composti presenti nelle mele abbiano un effetto preventivo agendo proprio sugli stessi meccanismi che vengono colpiti dai farmaci”. Sapere che un certo tipo di cellula è il bersaglio a cui mirare è importante, ma non è sufficiente. Per avere una visione completa e mettere a punto eventuali terapie è necessario conoscere quali sono i meccanismi molecolari e quali proteine sono coinvolte”, conclude il ricercatore dell’Isa-Cnr.



 


Cosa mangiare durante la stagione fredda?

A tavola non solo per nutrirsi ma anche per curarsi e prevenire i malanni invernali.
Ecco cosa mangiare durante i mesi di freddo invernale.

Alimentazione non vuol dire soltanto mangiare,ma significa anche curarsi, proteggersi, difendersi, volersi bene. Ancor di più per gli anziani che hanno un fisico più delicato e a rischio. L’inverno infatti oltre al bellissimo clima natalizio porta con sè, influenza, raffreddori e malanni di stagione.
La dottoressa nutrizionista Chiara Rega consiglia di evitare diete drastiche, restrittive, con poche calorie e pochi grassi. Queste tipologie sono sconsigliate nei periodi freddi perchè rallentano la capacità di regolare la temperatura corporea.

Poi ancora, evitare o ridurre al minimo il consumo di vino e bevande alcoliche. Dopo una iniziale vasodilatazione che determina sensazione di calore, lasciano in spazio ad una vasocostrizione che induce molto freddo. Bere tanta acqua invece, non è un consiglio valido solo in estate. L’acqua è fondamentale per l’organismo umano. Un corretto livello di idratazione, infatti, riduce il rischio di sviluppare disturbi e malattie (dalle infezioni alle vie urinarie ai calcoli renali) e migliora sia il metabolismo che la salute cardiovascolare.

Per quanto riguarda frutta e verdura, l’ideale sarebbe consumare verdure di stagione come spinaci, cicoria, zucca, rape, carote, broccoli che forniscono sali minerali e vitamine antiossidanti che aiutano a combattere lo stress fisico legato al freddo. Una cosa che non tutti sanno è che la frutta secca è utile per combattere il raffreddore e l’influenza. Noci, mandorle e nocciole sono ottimi alleati durante i mesi freddi perché contengono grassi buoni che aiutano il fisico a reagire e ad avere sempre a disposizione delle energie per i momenti più impegnativi. Meglio se mangiate a metà mattinata o a metà pomeriggio, come merenda.

Inoltre, sempre più studi dimostrano la straordinaria efficacia della vitamina C come antibiotico naturale per le vie respiratorie, per tutto l’apparato digerente e per l’intestino. I kiwi sono i più ricchi, a seguire gli agrumi. Tra le verdure i cavoli ne contengono discrete quantità. Frutti di bosco come mirtilli e lamponi ne contengono sufficientemente. Infine, il melograno ne è molto ricco. Attenzione però, la vitamina C si distrugge a contatto con l’aria, con il calore del fuoco e con la conservazione, per cui la frutta va consumata fresca. Evitate quella già preparata o i succhi di frutta che ne sono privi. Una bella spremuta d’arancia o qualche kiwi la mattina sono un ottimo modo di cominciare la giornata.



 


Castagne: valori nutrizionali, consumo e benefici

Le castagne sono tra i più noti frutti autunnali. Il periodo della loro raccolta comincia a fine settembre ed esse possono essere consumate sia fresche, opportunamente cotte, che essiccate e sotto forma di farina. Ricche di fibre e carboidrati, un tempo erano conosciute come “il pane dei poveri”, perché impiegate anche nella panificazione; sono un alimento molto energetico, ma con un basso indice glicemico.

Il Castagno europeo, è un albero imponente e piuttosto longevo (può arrivare a 25 metri d’altezza e vivere fino a 500 anni) e appartiene alla famiglia delle Fagaceae, come i faggi e le querce. Oltre a quella diffusa nel nostro continente, ne esistono altre specie del Nord America, Cina e Giappone. Il suo frutto, è una noce che matura all’interno di un riccio, spinoso e inizialmente di colore verde. I ricci si trovano sui rami, raggruppati; cadono dall’albero e si aprono nel periodo autunnale, quando le castagne sono mature.

Se si prendono in considerazione le castagne crude, il contenuto calorico è di 165 kcal per 100 g (con l’84% carboidrati, il 7% proteine, il 9% lipidi). Questo frutto, però, viene consumato soltanto cotto, poiché crudo non ha un sapore e una consistenza gradevoli e, soprattutto, potrebbe causare problemi gastrointestinali. I valori nutrizionali cambiano a seconda del tipo di cottura:

  • Arrostite: circa 190 kcal per 100 g;
  • Bollite: circa 120 kcal per 100 g;
  • Essiccate: 287 kcal per 100 g.

100 g di castagne cotte arrosto, inoltre, contengono: 42,4 g di acqua, 41,8 g di carboidrati, 10,7 g di zuccheri, 3,7 g di proteine, 2,4 g di grassi, 0 g di colesterolo. In quelle bollite c’è una maggiore componente acquosa, con minore presenza di grassi e proteine, che invece aumentano quando il frutto viene essiccato.

Essendo un alimento ricco di carboidrati e quindi molto energetico, aiutano a combattere lo stress e la stanchezza che possono accompagnare il cambio di stagione, in autunno. Non bisogna, però, eccedere nel consumo, che è sconsigliato in pazienti sovrappeso e obesi, così come per chi soffre di colite.

Tra le vitamine contenute in questo frutto, le più importanti e abbondanti sono la A, quelle del gruppo (compreso l’acido folico, che le rende adatte al consumo in gravidanza), la C e la D. Per quanto riguarda i minerali, troviamo potassio, fosforo e sodio, che supportano, rispettivamente, i muscoli, le cellule nervose, la digestione, ma anche lo zolfo, che entra in gioco nei processi di ossificazione, il magnesio, il calcio e il cloro.

In virtù della totale assenza di colesterolo e del contenuto di fibra, le castagne possono essere inserite nell’alimentazione di chi soffre di ipercolesterolemia; esse sono inoltre utili per riequilibrare la flora batterica dell’intestino.

Il valore nutrizionale delle castagne è molto simile a quello dei cereali. Per questo motivo, poiché esse sono naturalmente prive di glutine, possono costituire una valida alternativa per chi soffre di celiachia, anche sotto forma di farina e suoi derivati.

La castagne possono essere essiccate e macinate per ottenere la farina, che un tempo era molto utilizzata soprattutto dalla fascia più povera della popolazione: l’albero del castagno era infatti detto “albero del pane”. È impiegata in molte ricette della tradizione, come il castagnaccio o la polenta dolce, ma per via dell’elevato apporto calorico (343 kcal per 100 g) il suo consumo non è adatto a tutti.

Oltre a ricordare che le castagne sono un cibo energetico, quindi non adatto per essere consumato da persone in sovrappeso, obese, o affette da diabete, bisogna sottolineare che le castagne contengono degli allergeni. In particolare, essi possono scatenare delle reazioni crociate, con il lattice e con i pollini di alcune piante, per questo motivo chi soffre di un’allergia alla gomma naturale o ai pollini deve consumare le castagne con molta attenzione, sia che si tratti del frutto, sia della farina e dei suoi derivati.



 


Over 65, vaccinarsi è una “mossa vincente”

Della vaccinazione degli adulti si parla ancora poco, nonostante essa sia una “mossa vincente” per gli over 65, non solo per prevenire l’influenza ma anche per tenere lontane altre infezioni rischiose come la polmonite e l’herpes zoster (Fuoco di Sant’Antonio).

“Disinformazione, pregiudizi e luoghi comuni restano i maggiori ostacoli”, sostiene Roberto Bernabei, geriatra presidente di Italia Longeva. “Nemmeno la gratuità dell’offerta vaccinale per gli over 65 basta ad aumentare i livelli di copertura. Una possibile strada per contrastare la disaffezione alla vaccinazione è quella di investire sulla comunicazione ai cittadini: la televisione e i social, per la loro accessibilità e capacità di fare leva sull’aspetto emozionale e sulla forza delle immagini, sono un ottimo mezzo per arrivare dritti alle persone con messaggi positivi e incisivi sulla vaccinazione”.

I numeri delle malattie evitabili con la vaccinazione basterebbero da soli a far comprendere l’importanza dell’immunizzazione. In Italia nelle ultime stagioni influenzali l’eccesso di mortalità direttamente attribuibile all’influenza è stato, in media, di 17mila decessi ogni anno.

“Abbiamo a disposizione uno strumento semplice ed efficace per evitare le morti, che per il 90% riguardano gli anziani, ma serve maggiore consapevolezza da parte dei cittadini su quanto sia importante vaccinarsi a partire dai 65 anni, quando le patologie croniche e la diminuzione delle funzioni del sistema immunitario rendono più vulnerabili alle infezioni”, spiega Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all’Università di Firenze e coordinatore scientifico del Calendario per la vita.

“Nel caso della vaccinazione antinfluenzale – continua – le società scientifiche sostengono un abbassamento progressivo dell’età dell’offerta attiva e gratuita, prima a 60 e poi a 50 anni, perché circa 1/5 degli over 50 è già affetto da almeno una malattia cronica. Oltre ai vaccini per difendersi dai tre avversarì più temibili, non vanno dimenticati i richiami per tetano, difterite e pertosse, anch’essi inseriti nel Calendario per la vita”.

Le politiche di immunizzazione dell’adulto ci sono, come la vaccinazione anti-pneumococcica e quella anti-Zoster che, infatti sono state inserite, in regime di gratuità, all’interno del Piano di prevenzione vaccinale 2017-2019. “Tuttavia, la soglia di copertura raccomandata del 75% resta ancora lontana dall’essere raggiunta”, afferma Claudio D’Amario, direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute. “Serve la collaborazione fra tutti gli attori coinvolti per rilanciare l’adesione alla vaccinazione, mettendo in campo una forte azione di sensibilizzazione a tutela della salute di tutti i cittadini”.

Infine, conclude Claudia Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale: “Il nostro contributo non si limita alla vaccinazione antinfluenzale, ma è finalizzato alla realizzazione di una vera e propria presa in carico vaccinale, che parte dalla lotta alla disinformazione, dalla rassicurazione sulla sicurezza dei vaccini e dalla diffusione di una maggiore conoscenza sugli strumenti di prevenzione a disposizione degli over 65”.



 


Il pesce? Toccasana per la mente degli anziani

Gli anziani dovrebbero mangiare più spesso piatti a base di pesce. Infatti, mangiare prodotti ittici almeno una volta a settimana rallenta il declino cognitivo e della velocità di ragionamento.

Lo rivela una ricerca condotta presso la Rush University Medical Center e l’Università di Wageningen in Olanda e pubblicata sulla rivista Neurology. I ricercatori hanno coinvolto 915 anziani di 81,5 anni in media e ne hanno seguito lo stato di salute e la riduzione delle abilità cognitive nel corso di alcuni anni.

All’inizio dello studio, le abilità cognitive (memoria, velocità di ragionamento, senso di orientamento) sono state analizzate in ciascun partecipante. Gli stessi test sono stati poi ripetuti a distanza di cinque anni per vedere se e in che misura gli anziani avevano sofferto di declino cognitivo nel tempo.

Il campione è stato diviso in gruppi a seconda dei livelli settimanali di consumo di pesce, ed è emerso che mangiare pesce almeno una volta a settimana preserva l’anziano dal declino in diverse facoltà tra cui la memoria e la velocità di ragionamento.

Gli effetti protettivi del pesce, ipotizzano i ricercatori, sono mediati dai grassi omega 3 che questa tipologia di alimento contiene (specie pesci come tonno, salmone).



 


Praticare nuoto da anziani: tutti i benefici psico-fisici che ne derivano

Da parecchi anni le più accreditate accademie scientifiche internazionali raccomandano la pratica regolare di un’attività sportiva a tutte le età.

Per l’anziano in particolare è auspicabile uno stile di vita in cui lo sport abbia un ruolo significativo per contribuire a combattere i naturali processi fisiologici di invecchiamento e parte dei più comuni e quasi ineluttabili stati patologici della vecchiaia come osteoporosi ed artrosi.

L’attività motoria, diventa una buona terapia per prevenire il decadimento della forza muscolare, infatti oggi è ampiamente dimostrato che la forza è in qualche modo “allenabile “ anche a 80 anni. Anche il mantenimento dell’articolarità e l’elasticità dei muscoli e dei tendini sono garantiti dall’attività fisica. Inoltre, soggetti affetti da malattie diffuse come diabete, ipertensione, disturbi del metabolismo dei grassi, alcune cardiopatie, alcune malattie respiratorie, osteoporosi, osteoartrosi e perfino la depressione traggono beneficio dallo sport con rilevanti risultati.

Le regole importanti per un buon approccio all’attività sportiva nell’anziano sono:

– eseguire periodicamente degli accurati controlli medici specialistici

– alimentarsi adeguatamente con una dieta ricca e completa come quella “ mediterranea “

– praticare sport in gruppo e socializzanti

– mantenere la regolarità di una frequenza di almeno 3 volte la settimana per sedute di allenamento di almeno 1 ora con una discreta intensità di impegno

– dormire sufficientemente

In particolare il nuoto è tra le discipline più scelte dagli anziani ed è praticato dal 25% dei soggetti di quella fascia di età che fanno sport.

I vantaggi ed i benefici indotti dal nuoto sono molteplici. Nelle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico (rigidità, osteoporosi, osteoartrosi) consente di superare adeguati carichi di allenamento proteggendo le giunture e la colonna vertebrale grazie all’esercizio in assenza di gravità dovuto al galleggiamento nell’acqua ed alla protezione che il fluido stesso determina intorno al corpo del soggetto. Inoltre, il movimento regolare e ritmico del collo, delle braccia e degli arti inferiori in immersione diventa un vero toccasana per migliorare gli stati di rigidità.

Molti esercizi e certi gradi di allenamento che diversamente non si potrebbero mantenere per il sovraccarico determinato in condizioni di gravità, risultano invece possibili in acqua. La coordinazione del movimento ritmato combinata con un corretta respirazione non trovano paragoni in altri sport e da un grande beneficio agli apparati respiratorio e cardiovascolare. Il tipo di esercizio eseguito (definito aerobico) dà notevoli effetti benefici al sistema cardio-respiratorio, ma anche sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri: ecco quindi l’indicazione per soggetti ipertesi, per quelli con tassi di trigliceridi e di colesterolo elevati e per i diabetici.

Poi ancora, l’acqua esercita sul corpo in movimento una pressione ed un massaggio che migliorano il tono della pelle e producono notevoli effetti benefici sia sulla macrocircolazione (patologie delle arterie e delle vene), sia sul microcircolo e quindi su tutti i tessuti.

Invece l’esercizio del tuffo nell’acqua anche semplicemente dal bordo vasca, risulta essere un buon allenamento per controllare l’equilibrio e per prevenire le cadute.

Infine, non si deve dimenticare anche gli effetti benéfici dell’ambiente caldo umido della piscina per i soggetti affetti da asma.



La liquirizia addolcisce la vecchiaia?

 


La liquirizia addolcisce la vecchiaia?

Un gruppo di scienziati dell’Università di Edimburgo ha scoperto che un composto derivato dalla liquirizia, il carbenoxolone, può essere usato per rallentare il declino fisiologico delle capacità di memorizzazione negli anziani e per migliorarne la memoria verbale, che serve per ricordare informazioni e fatti recenti.

I ricercatori hanno somministrato il carbenoxolone, abitualmente utilizzato per lenire i dolori dell’ulcera, a soggetti tra i 55 e i 75 anni con problemi di memoria.
Secondo Jonathan Seckl, responsabile del progetto, la progressiva perdita di memoria che si manifesta in età senile è dovuta allo stress cronico come quello causato da una malattia di lunga data. Sarebbe proprio l’ormone dello stress, il cortisolo, a danneggiare l’ippocampo, una struttura cerebrale connessa all’apprendimento e alla memoria. Seckl ha scoperto che il carbenoxolone blocca l’aumento del cortisolo nel cervello, impedendo così il danneggiamento e rallentando il processo di “erosione” delle capacità memorizzare. Inoltre il carbenoxolone sembra migliorare la memoria anche in chi è affetto da diabete di tipo 2 ed essere una cura efficace per contrastare i primi sintomi di demenza senile o di Alzheimer, sebbene quest’ipotesi debba essere ancora valutata da nuovi studi.

Nonostante ciò, i medici raccomandano un uso moderato di liquirizia, soprattutto negli anziani, perché il carbenoxolone naturale, per diventare efficace, deve essere modificato e allo stato naturale può provocare ipertensione.



Giochi ed esercizi per allenare la memoria

 


Giochi ed esercizi per allenare la memoria

La memoria è una delle facoltà mentali che risente maggiormente dello scorrere del tempo.

É difficile poter stabilire un’età a partire dalla quale possono comparire i primi disturbi legati ad essa, ma sono le persone anziane ad essere colpite più frequentemente. Tutto ciò è collegato all’invecchiamento mentale che porta a un deterioramento delle capacità di apprendere e memorizzare. Alcuni processi cognitivi di base, come l’attenzione e la velocità di elaborazione, con l’invecchiamento diventano lentamente meno efficienti e possono compromettere la memoria e i suoi sistemi.

Tra le cause principali c’è la perdita dei neuroni nel corso del tempo, un fenomeno naturale, ma vi sono anche molte patologie che possono provocare disturbi della memoria, ad esempio l’ipertensione arteriosa, il diabete e il disordine della tiroide. Per prevenire l‘invecchiamento cerebrale si rilevano indispensabili uno stile di vita sano e un’alimentazione corretta, accompagnati dal praticare hobby e attività stimolanti. Inoltre è fondamentale sottoporsi a controlli periodici pianificati con l’aiuto del proprio medico.

Detto ciò, spesso si crede che il decadimento cognitivo sia inevitabile. La nostra mente è però dotata di grande plasticità, che consente alle risorse cognitive di attivarsi attraverso procedure specifiche, come i training di memoria. Sfruttando questa capacità della nostra mente è possibile allenarla, attraverso una “ginnastica mentale” composta da semplici esercizi da svolgere anche da soli.

Eccone qualcuno che può essere utile nella vita di tutti i giorni.

Per memorizzare i nomi delle persone, bisogna prestare la massima attenzione nel momento in cui avviene la presentazione.
Per memorizzare un numero, si può suddividere in cifre e cercare di associare ad ogni cifra una data di nascita, la data di un anniversario o altri eventi particolari. In alternativa, si può provare ad immaginare le proprie mani mentre compongono il numero telefonico sulla tastiera di un telefono.
Per memorizzare il posto in cui posiamo gli oggetti, è bene cercare di riporli sempre nello stesso luogo, non appena si è terminato di usarli. Se si è costretti a cambiare posto, ci si dovrà fermare un istante e nominare il luogo scelto, interrompendo il resto dei pensieri per il tempo necessario a focalizzarlo. Come per esempio: “portafoglio, ti lascio sul mobile dell’ingresso”.
Poi ancora, per ricordare le informazioni più importanti dopo aver letto un articolo o aver ascoltato un racconto, può essere utile la “Tecnica delle 5 W”: Who(chi), What(cosa), When(quando), Where(dove), Why(perchè). Questo metodo facilita il successivo recupero delle informazioni, iniziando dal rispondere a una delle cinque domande. Invece per memorizzare un indirizzo, la tecnica che può essere utilizzata è quella dell’associazione: ogni elemento dell’indirizzo che dobbiamo memorizzare possiamo associarlo a qualcosa che ci è noto.
Poi, per memorizzare una lista di parole vi sono diversi esercizi possibili: se ad esempio dobbiamo ricordare le parole: mare,sete, sole,barca,luna, fame, si possono riorganizzare associandole in coppie: mare-barca, sole-luna, fame-sete.
Per ricordare invece una la lista come quella della spesa, si può riorganizzare in questo modo: verdura, frutta, pesce, carne, formaggio, farinacei. Costruendo dunque delle categorie si ha la possibilità di mantenere nella memoria diverse di parole.
Se invece si devono memorizzare diversi oggetti, per ognuno bisogna visualizzare nella mente la sua immagine, associandola ad una storia creata da noi.

Giochi ed esercizi come questi si rivelano un grande aiuto per far fronte all’invecchiamento mentale, soprattutto per le persone anziane.



 


Una buona alimentazione è la prima prevenzione contro le malattie

Una buona alimentazione è un ingrediente essenziale per conservare un ottimo stato di salute ad ogni età. Ma, dopo i 65 anni si verificano diverse variazioni fisiologiche, come il rallentamento del metabolismo basale e la riduzione della muscolatura scheletrica, che si sommano ad un più generale cambiamento dello stile di vita.

Tutti questi cambiamenti riducono il fabbisogno energetico: dopo i 40 anni la necessità di calorie e proteine diminuisce progressivamente. Secondo i nutrizionisti, fino ai 74 anni gli uomini hanno bisogno di 1880-2250 calorie al giorno e le donne 1600-1880. Dopo i 75 il fabbisogno scende a rispettivamente a 1700-1950 e 1500-1750 calorie giornaliere. Fare attenzione a cosa si mangia è quindi importante, soprattutto approdando alla terza età. Infatti, una dieta equilibrata e il controllo del proprio peso sono fondamentali nel prevenire il cancro.

“La prevenzione oncologica non deve fermarsi mai, nemmeno durante la terza età – sottolinea il dottore Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM -. Ogni giorno in Italia 1.000 persone si ammalano di cancro e la metà di questi pazienti ha più di 70 anni. Il rischio di insorgenza della malattia negli over 65 è 40 volte più alto rispetto a chi ha una età fra i 20 e i 44 anni. L’alimentazione ideale è quella mediterranea per i numerosi effetti protettivi sull’organismo. Seguendola tutti i giorni, è in grado di ridurre del 10% la mortalità da cancro”.

La dieta giornaliera equilibrata per un over 65 deve prevedere almeno 5-6 porzioni di frutta e ortaggi, importanti fonti di antiossidanti che aiutano a mantenere vivo l’organismo e allontanare l’invecchiamento. Dunque carote, spinaci, broccoli, cavoli, verdura a foglia verde, fragole, cereali integrali e legumi sono il cibo perfetto per una buona alimentazione ed un’efficace prevenzione. In particolar modo è importante la frutta, che oltre alle diverse sostanze nutritive, contiene molti liquidi essenziali per il raggiungimento del fabbisogno giornaliero di circa 2 litri.

Oltre ad un’alimentazione a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di fibre, è fortemente raccomandato evitare il fumo e l’abuso di alcol che portano un’accelerazione dei processi di formazione della malattia.



L'antidoto ai problemi di memoria? Il succo di mirtillo

 


L’antidoto ai problemi di memoria? Il succo di mirtillo

Consumare una tazza al giorno di mirtilli fa invecchiare bene: le proprietà di questo frutto sono un anti age molto efficace.

Una recente serie di studi pubblicati su Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences ha approfondito i benefici che il consumo di mirtilli può fornire in terza età.
“Sin dagli anni ‘90 – sostiene il ricercatore Donald K. Ingram  – la ricerca sui benefici dei mirtilli per la salute è cresciuta in maniera esponenziale. Gli studi hanno documentato che questo frutto è tra i primi per attività antiossidante rispetto a molti altri frutti comunemente consumati. Inoltre sono stati identificati altri meccanismi dietro ai benefici per la salute dei mirtilli, come le proprietà antinfiammatorie”.

Questi studi, suddivisi in quattro ricerche, hanno approfondito diversi aspetti specifici:

    1. In uno, i ricercatori hanno evidenziato che il consumo di 200 grammi di mirtilli al giorno, è in grado di migliorare la funzione dei vasi sanguigni e diminuire la pressione arteriosa sistolica, la “massima”, nell’arco di 24 ore. Questo grazie alle antocianine, flavonoidi che danno al mirtillo il loro caratteristico colore scuro.
    2. Un altro studio si è soffermato sui benefici cognitivi del consumo di mirtilli: associando l’alto contenuto di polifenoli a una migliore prestazione nello svolgimento di test mnemonici da parte di un gruppo di persone anziane.
    3. Un altro articolo ha fornito una revisione di diversi studi clinici che si erano concentrati sui benefici della supplementazione di mirtilli, con particolare attenzione sugli effetti per la memoria nei bambini così come negli anziani con declino cognitivo lieve.
    4. L’ultimo studio è stato invece condotto su cavie. I ricercatori hanno presentato dei dati sulle abilità mnemoniche di topi invecchiati: quelli a cui erano stati somministrati i mirtilli non commettevano errori, a differenza di quelli che avevano una dieta controllata senza il frutto il questione.

I mirtilli – suggeriscono gli autori – potrebbero annullare alcuni deficit cognitivi tipici dell’età avanzata e preservare la buona salute della funzione cognitiva.

Non trascurabili le proprietà anti-infiammatorie del frutto, che dà il meglio di sè, in termini nutrizionali, quando è selvatico. Meglio quindi, se possibile, raccoglierlo nei boschi o privilegiare piccoli produttori locali.