Over 65, vaccinarsi è una “mossa vincente”

Della vaccinazione degli adulti si parla ancora poco, nonostante essa sia una “mossa vincente” per gli over 65, non solo per prevenire l’influenza ma anche per tenere lontane altre infezioni rischiose come la polmonite e l’herpes zoster (Fuoco di Sant’Antonio).

“Disinformazione, pregiudizi e luoghi comuni restano i maggiori ostacoli”, sostiene Roberto Bernabei, geriatra presidente di Italia Longeva. “Nemmeno la gratuità dell’offerta vaccinale per gli over 65 basta ad aumentare i livelli di copertura. Una possibile strada per contrastare la disaffezione alla vaccinazione è quella di investire sulla comunicazione ai cittadini: la televisione e i social, per la loro accessibilità e capacità di fare leva sull’aspetto emozionale e sulla forza delle immagini, sono un ottimo mezzo per arrivare dritti alle persone con messaggi positivi e incisivi sulla vaccinazione”.

I numeri delle malattie evitabili con la vaccinazione basterebbero da soli a far comprendere l’importanza dell’immunizzazione. In Italia nelle ultime stagioni influenzali l’eccesso di mortalità direttamente attribuibile all’influenza è stato, in media, di 17mila decessi ogni anno.

“Abbiamo a disposizione uno strumento semplice ed efficace per evitare le morti, che per il 90% riguardano gli anziani, ma serve maggiore consapevolezza da parte dei cittadini su quanto sia importante vaccinarsi a partire dai 65 anni, quando le patologie croniche e la diminuzione delle funzioni del sistema immunitario rendono più vulnerabili alle infezioni”, spiega Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all’Università di Firenze e coordinatore scientifico del Calendario per la vita.

“Nel caso della vaccinazione antinfluenzale – continua – le società scientifiche sostengono un abbassamento progressivo dell’età dell’offerta attiva e gratuita, prima a 60 e poi a 50 anni, perché circa 1/5 degli over 50 è già affetto da almeno una malattia cronica. Oltre ai vaccini per difendersi dai tre avversarì più temibili, non vanno dimenticati i richiami per tetano, difterite e pertosse, anch’essi inseriti nel Calendario per la vita”.

Le politiche di immunizzazione dell’adulto ci sono, come la vaccinazione anti-pneumococcica e quella anti-Zoster che, infatti sono state inserite, in regime di gratuità, all’interno del Piano di prevenzione vaccinale 2017-2019. “Tuttavia, la soglia di copertura raccomandata del 75% resta ancora lontana dall’essere raggiunta”, afferma Claudio D’Amario, direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute. “Serve la collaborazione fra tutti gli attori coinvolti per rilanciare l’adesione alla vaccinazione, mettendo in campo una forte azione di sensibilizzazione a tutela della salute di tutti i cittadini”.

Infine, conclude Claudia Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale: “Il nostro contributo non si limita alla vaccinazione antinfluenzale, ma è finalizzato alla realizzazione di una vera e propria presa in carico vaccinale, che parte dalla lotta alla disinformazione, dalla rassicurazione sulla sicurezza dei vaccini e dalla diffusione di una maggiore conoscenza sugli strumenti di prevenzione a disposizione degli over 65”.



 


Il pesce? Toccasana per la mente degli anziani

Gli anziani dovrebbero mangiare più spesso piatti a base di pesce. Infatti, mangiare prodotti ittici almeno una volta a settimana rallenta il declino cognitivo e della velocità di ragionamento.

Lo rivela una ricerca condotta presso la Rush University Medical Center e l’Università di Wageningen in Olanda e pubblicata sulla rivista Neurology. I ricercatori hanno coinvolto 915 anziani di 81,5 anni in media e ne hanno seguito lo stato di salute e la riduzione delle abilità cognitive nel corso di alcuni anni.

All’inizio dello studio, le abilità cognitive (memoria, velocità di ragionamento, senso di orientamento) sono state analizzate in ciascun partecipante. Gli stessi test sono stati poi ripetuti a distanza di cinque anni per vedere se e in che misura gli anziani avevano sofferto di declino cognitivo nel tempo.

Il campione è stato diviso in gruppi a seconda dei livelli settimanali di consumo di pesce, ed è emerso che mangiare pesce almeno una volta a settimana preserva l’anziano dal declino in diverse facoltà tra cui la memoria e la velocità di ragionamento.

Gli effetti protettivi del pesce, ipotizzano i ricercatori, sono mediati dai grassi omega 3 che questa tipologia di alimento contiene (specie pesci come tonno, salmone).



 


Praticare nuoto da anziani: tutti i benefici psico-fisici che ne derivano

Da parecchi anni le più accreditate accademie scientifiche internazionali raccomandano la pratica regolare di un’attività sportiva a tutte le età.

Per l’anziano in particolare è auspicabile uno stile di vita in cui lo sport abbia un ruolo significativo per contribuire a combattere i naturali processi fisiologici di invecchiamento e parte dei più comuni e quasi ineluttabili stati patologici della vecchiaia come osteoporosi ed artrosi.

L’attività motoria, diventa una buona terapia per prevenire il decadimento della forza muscolare, infatti oggi è ampiamente dimostrato che la forza è in qualche modo “allenabile “ anche a 80 anni. Anche il mantenimento dell’articolarità e l’elasticità dei muscoli e dei tendini sono garantiti dall’attività fisica. Inoltre, soggetti affetti da malattie diffuse come diabete, ipertensione, disturbi del metabolismo dei grassi, alcune cardiopatie, alcune malattie respiratorie, osteoporosi, osteoartrosi e perfino la depressione traggono beneficio dallo sport con rilevanti risultati.

Le regole importanti per un buon approccio all’attività sportiva nell’anziano sono:

– eseguire periodicamente degli accurati controlli medici specialistici

– alimentarsi adeguatamente con una dieta ricca e completa come quella “ mediterranea “

– praticare sport in gruppo e socializzanti

– mantenere la regolarità di una frequenza di almeno 3 volte la settimana per sedute di allenamento di almeno 1 ora con una discreta intensità di impegno

– dormire sufficientemente

In particolare il nuoto è tra le discipline più scelte dagli anziani ed è praticato dal 25% dei soggetti di quella fascia di età che fanno sport.

I vantaggi ed i benefici indotti dal nuoto sono molteplici. Nelle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico (rigidità, osteoporosi, osteoartrosi) consente di superare adeguati carichi di allenamento proteggendo le giunture e la colonna vertebrale grazie all’esercizio in assenza di gravità dovuto al galleggiamento nell’acqua ed alla protezione che il fluido stesso determina intorno al corpo del soggetto. Inoltre, il movimento regolare e ritmico del collo, delle braccia e degli arti inferiori in immersione diventa un vero toccasana per migliorare gli stati di rigidità.

Molti esercizi e certi gradi di allenamento che diversamente non si potrebbero mantenere per il sovraccarico determinato in condizioni di gravità, risultano invece possibili in acqua. La coordinazione del movimento ritmato combinata con un corretta respirazione non trovano paragoni in altri sport e da un grande beneficio agli apparati respiratorio e cardiovascolare. Il tipo di esercizio eseguito (definito aerobico) dà notevoli effetti benefici al sistema cardio-respiratorio, ma anche sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri: ecco quindi l’indicazione per soggetti ipertesi, per quelli con tassi di trigliceridi e di colesterolo elevati e per i diabetici.

Poi ancora, l’acqua esercita sul corpo in movimento una pressione ed un massaggio che migliorano il tono della pelle e producono notevoli effetti benefici sia sulla macrocircolazione (patologie delle arterie e delle vene), sia sul microcircolo e quindi su tutti i tessuti.

Invece l’esercizio del tuffo nell’acqua anche semplicemente dal bordo vasca, risulta essere un buon allenamento per controllare l’equilibrio e per prevenire le cadute.

Infine, non si deve dimenticare anche gli effetti benéfici dell’ambiente caldo umido della piscina per i soggetti affetti da asma.



La liquirizia addolcisce la vecchiaia?

 


La liquirizia addolcisce la vecchiaia?

Un gruppo di scienziati dell’Università di Edimburgo ha scoperto che un composto derivato dalla liquirizia, il carbenoxolone, può essere usato per rallentare il declino fisiologico delle capacità di memorizzazione negli anziani e per migliorarne la memoria verbale, che serve per ricordare informazioni e fatti recenti.

I ricercatori hanno somministrato il carbenoxolone, abitualmente utilizzato per lenire i dolori dell’ulcera, a soggetti tra i 55 e i 75 anni con problemi di memoria.
Secondo Jonathan Seckl, responsabile del progetto, la progressiva perdita di memoria che si manifesta in età senile è dovuta allo stress cronico come quello causato da una malattia di lunga data. Sarebbe proprio l’ormone dello stress, il cortisolo, a danneggiare l’ippocampo, una struttura cerebrale connessa all’apprendimento e alla memoria. Seckl ha scoperto che il carbenoxolone blocca l’aumento del cortisolo nel cervello, impedendo così il danneggiamento e rallentando il processo di “erosione” delle capacità memorizzare. Inoltre il carbenoxolone sembra migliorare la memoria anche in chi è affetto da diabete di tipo 2 ed essere una cura efficace per contrastare i primi sintomi di demenza senile o di Alzheimer, sebbene quest’ipotesi debba essere ancora valutata da nuovi studi.

Nonostante ciò, i medici raccomandano un uso moderato di liquirizia, soprattutto negli anziani, perché il carbenoxolone naturale, per diventare efficace, deve essere modificato e allo stato naturale può provocare ipertensione.



Giochi ed esercizi per allenare la memoria

 


Giochi ed esercizi per allenare la memoria

La memoria è una delle facoltà mentali che risente maggiormente dello scorrere del tempo.

É difficile poter stabilire un’età a partire dalla quale possono comparire i primi disturbi legati ad essa, ma sono le persone anziane ad essere colpite più frequentemente. Tutto ciò è collegato all’invecchiamento mentale che porta a un deterioramento delle capacità di apprendere e memorizzare. Alcuni processi cognitivi di base, come l’attenzione e la velocità di elaborazione, con l’invecchiamento diventano lentamente meno efficienti e possono compromettere la memoria e i suoi sistemi.

Tra le cause principali c’è la perdita dei neuroni nel corso del tempo, un fenomeno naturale, ma vi sono anche molte patologie che possono provocare disturbi della memoria, ad esempio l’ipertensione arteriosa, il diabete e il disordine della tiroide. Per prevenire l‘invecchiamento cerebrale si rilevano indispensabili uno stile di vita sano e un’alimentazione corretta, accompagnati dal praticare hobby e attività stimolanti. Inoltre è fondamentale sottoporsi a controlli periodici pianificati con l’aiuto del proprio medico.

Detto ciò, spesso si crede che il decadimento cognitivo sia inevitabile. La nostra mente è però dotata di grande plasticità, che consente alle risorse cognitive di attivarsi attraverso procedure specifiche, come i training di memoria. Sfruttando questa capacità della nostra mente è possibile allenarla, attraverso una “ginnastica mentale” composta da semplici esercizi da svolgere anche da soli.

Eccone qualcuno che può essere utile nella vita di tutti i giorni.

Per memorizzare i nomi delle persone, bisogna prestare la massima attenzione nel momento in cui avviene la presentazione.
Per memorizzare un numero, si può suddividere in cifre e cercare di associare ad ogni cifra una data di nascita, la data di un anniversario o altri eventi particolari. In alternativa, si può provare ad immaginare le proprie mani mentre compongono il numero telefonico sulla tastiera di un telefono.
Per memorizzare il posto in cui posiamo gli oggetti, è bene cercare di riporli sempre nello stesso luogo, non appena si è terminato di usarli. Se si è costretti a cambiare posto, ci si dovrà fermare un istante e nominare il luogo scelto, interrompendo il resto dei pensieri per il tempo necessario a focalizzarlo. Come per esempio: “portafoglio, ti lascio sul mobile dell’ingresso”.
Poi ancora, per ricordare le informazioni più importanti dopo aver letto un articolo o aver ascoltato un racconto, può essere utile la “Tecnica delle 5 W”: Who(chi), What(cosa), When(quando), Where(dove), Why(perchè). Questo metodo facilita il successivo recupero delle informazioni, iniziando dal rispondere a una delle cinque domande. Invece per memorizzare un indirizzo, la tecnica che può essere utilizzata è quella dell’associazione: ogni elemento dell’indirizzo che dobbiamo memorizzare possiamo associarlo a qualcosa che ci è noto.
Poi, per memorizzare una lista di parole vi sono diversi esercizi possibili: se ad esempio dobbiamo ricordare le parole: mare,sete, sole,barca,luna, fame, si possono riorganizzare associandole in coppie: mare-barca, sole-luna, fame-sete.
Per ricordare invece una la lista come quella della spesa, si può riorganizzare in questo modo: verdura, frutta, pesce, carne, formaggio, farinacei. Costruendo dunque delle categorie si ha la possibilità di mantenere nella memoria diverse di parole.
Se invece si devono memorizzare diversi oggetti, per ognuno bisogna visualizzare nella mente la sua immagine, associandola ad una storia creata da noi.

Giochi ed esercizi come questi si rivelano un grande aiuto per far fronte all’invecchiamento mentale, soprattutto per le persone anziane.



 


Una buona alimentazione è la prima prevenzione contro le malattie

Una buona alimentazione è un ingrediente essenziale per conservare un ottimo stato di salute ad ogni età. Ma, dopo i 65 anni si verificano diverse variazioni fisiologiche, come il rallentamento del metabolismo basale e la riduzione della muscolatura scheletrica, che si sommano ad un più generale cambiamento dello stile di vita.

Tutti questi cambiamenti riducono il fabbisogno energetico: dopo i 40 anni la necessità di calorie e proteine diminuisce progressivamente. Secondo i nutrizionisti, fino ai 74 anni gli uomini hanno bisogno di 1880-2250 calorie al giorno e le donne 1600-1880. Dopo i 75 il fabbisogno scende a rispettivamente a 1700-1950 e 1500-1750 calorie giornaliere. Fare attenzione a cosa si mangia è quindi importante, soprattutto approdando alla terza età. Infatti, una dieta equilibrata e il controllo del proprio peso sono fondamentali nel prevenire il cancro.

“La prevenzione oncologica non deve fermarsi mai, nemmeno durante la terza età – sottolinea il dottore Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM -. Ogni giorno in Italia 1.000 persone si ammalano di cancro e la metà di questi pazienti ha più di 70 anni. Il rischio di insorgenza della malattia negli over 65 è 40 volte più alto rispetto a chi ha una età fra i 20 e i 44 anni. L’alimentazione ideale è quella mediterranea per i numerosi effetti protettivi sull’organismo. Seguendola tutti i giorni, è in grado di ridurre del 10% la mortalità da cancro”.

La dieta giornaliera equilibrata per un over 65 deve prevedere almeno 5-6 porzioni di frutta e ortaggi, importanti fonti di antiossidanti che aiutano a mantenere vivo l’organismo e allontanare l’invecchiamento. Dunque carote, spinaci, broccoli, cavoli, verdura a foglia verde, fragole, cereali integrali e legumi sono il cibo perfetto per una buona alimentazione ed un’efficace prevenzione. In particolar modo è importante la frutta, che oltre alle diverse sostanze nutritive, contiene molti liquidi essenziali per il raggiungimento del fabbisogno giornaliero di circa 2 litri.

Oltre ad un’alimentazione a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di fibre, è fortemente raccomandato evitare il fumo e l’abuso di alcol che portano un’accelerazione dei processi di formazione della malattia.



L'antidoto ai problemi di memoria? Il succo di mirtillo

 


L’antidoto ai problemi di memoria? Il succo di mirtillo

Consumare una tazza al giorno di mirtilli fa invecchiare bene: le proprietà di questo frutto sono un anti age molto efficace.

Una recente serie di studi pubblicati su Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences ha approfondito i benefici che il consumo di mirtilli può fornire in terza età.
“Sin dagli anni ‘90 – sostiene il ricercatore Donald K. Ingram  – la ricerca sui benefici dei mirtilli per la salute è cresciuta in maniera esponenziale. Gli studi hanno documentato che questo frutto è tra i primi per attività antiossidante rispetto a molti altri frutti comunemente consumati. Inoltre sono stati identificati altri meccanismi dietro ai benefici per la salute dei mirtilli, come le proprietà antinfiammatorie”.

Questi studi, suddivisi in quattro ricerche, hanno approfondito diversi aspetti specifici:

    1. In uno, i ricercatori hanno evidenziato che il consumo di 200 grammi di mirtilli al giorno, è in grado di migliorare la funzione dei vasi sanguigni e diminuire la pressione arteriosa sistolica, la “massima”, nell’arco di 24 ore. Questo grazie alle antocianine, flavonoidi che danno al mirtillo il loro caratteristico colore scuro.
    2. Un altro studio si è soffermato sui benefici cognitivi del consumo di mirtilli: associando l’alto contenuto di polifenoli a una migliore prestazione nello svolgimento di test mnemonici da parte di un gruppo di persone anziane.
    3. Un altro articolo ha fornito una revisione di diversi studi clinici che si erano concentrati sui benefici della supplementazione di mirtilli, con particolare attenzione sugli effetti per la memoria nei bambini così come negli anziani con declino cognitivo lieve.
    4. L’ultimo studio è stato invece condotto su cavie. I ricercatori hanno presentato dei dati sulle abilità mnemoniche di topi invecchiati: quelli a cui erano stati somministrati i mirtilli non commettevano errori, a differenza di quelli che avevano una dieta controllata senza il frutto il questione.

I mirtilli – suggeriscono gli autori – potrebbero annullare alcuni deficit cognitivi tipici dell’età avanzata e preservare la buona salute della funzione cognitiva.

Non trascurabili le proprietà anti-infiammatorie del frutto, che dà il meglio di sè, in termini nutrizionali, quando è selvatico. Meglio quindi, se possibile, raccoglierlo nei boschi o privilegiare piccoli produttori locali.



Piedi gonfi: cause e rimedi

 


Piedi gonfi: cause e rimedi

Il gonfiore localizzato e in particolare ai piedi rappresenta un sintomo comune a molte patologie, ma anche una conseguenza post-traumatica, ma potrebbe anche trattarsi di un segnale per scompensi meno evidenti ma non per questo meno importanti da tenere sotto controllo. Ecco perché è importante approfondire le cause di questo sintomo in sede clinica.

L’origine del gonfiore agli arti inferiori, e in particolare a piedi e caviglie, può essere dovuta a diversi fattori come, solo per citarne alcuni, abitudini alimentari irregolari, postura scorretta e prolungata, calzature scomode, obesità. Se il problema è temporaneo o sporadico (per esempio alla sera), basterà adottare una serie di accorgimenti terapeutici che potranno alleviare il disturbo. Ma se il sintomo è persistente è necessario approfondire e valutare la storia clinica del soggetto: occorrerà valutare preliminarmente il numero di ore della giornata trascorse seduti o in piedi, l’eventuale presenza di patologie cardiocircolatorie. Quello che si deve escludere, infatti, è l’eventuale accumulo di liquidi dovuto a ritenzione idrica e poter analizzare la qualità del flusso circolatorio.

A spiegare la questione è il cardiologo, professore associato di medicina interna dell’Università di Bologna, Francesco Vittorio Costa che ci fornisce indicazioni generali utili a individuare il fenomeno patologico e a intervenire per tempo. In particolare nei soggetti anziani, i soggetti più colpiti da questo sintomo, tra le cause più frequenti del gonfiore a carico degli arti inferiori troviamo insufficienza venosa o a scompenso cardiaco, entrambi disturbi molto frequenti tra gli over 65. Queste due cause danno luogo a due diverse tipologie di gonfiore. La prima è causata da una condizione di insufficienza venosa dovuta al deterioramento fisiologico di vasi e tessuti, ad alcune patologie renali o a eventuali complicazioni di una gravidanza; in questi casi il gonfiore si accentua la sera e migliora al mattino. La terapia da seguire in questo caso è meccanica, basata sull’uso di calze contenitive e di dispositivi che consentono di tenere gambe e piedi e gambe sollevate anche di notte. Se la causa del gonfiore, invece, è uno scompenso cardiaco, il gonfiore non scompare durante la notte e bisogna quindi indagare su una possibile ritenzione di liquidi dovuta alla mancata irrorazione sanguigna ai distretti più distanti dal cuore, come piedi e caviglie che a causa della gravità saranno più soggetti a sviluppare un edema da scompenso cardiaco. Il cuore, insomma, non è in grado di pompare in modo soddisfacente sangue in tutto l’organismo, ma allo stesso tempo è scarsamente sintomatico. Il paziente che ne soffre, di solito riscontra un progressivo sempre maggiore affaticamento nel compiere anche le azioni più semplici, come camminare o sollevare piccoli pesi, fiato corto e stanchezza, maggiore necessità di urinare e, appunto, gonfiore localizzato agli arti inferiori. Questa disfunzione del sistema cardiocircolatorio può avere diverse cause, come patologie coronariche, miocarditi di origine virale, disturbi circolatori cerebrali (dei vasi nervosi e/o carotidei), cardiopatie ischemiche. Queste condizioni hanno come fattore di rischio comune uno stato di ipertensione arteriosa, quindi gli individui più soggetti a sviluppare lo scompenso cardiaco sono i fumatori e i soggetti affetti da diabete e/o tendenti all’ipercolesterolemia. In questo caso bisogna seguire pedissequamente la terapia farmacologica che elaborerà il vostro medico, tarandola sulle vostre reali esigenze. Per riequilibrare il quadro sintomatologico, però, è necessario anche modificare radicalmente lo stile di vita del paziente. Potrebbe valere la pena valutare con uno specialista l’opportunità di prevedere per il paziente un percorso di riabilitazione basato su una giusta combinazione tra riposo e attività fisica moderata, in modo da ricalibrare la tolleranza del sistema cardiocircolatorio agli sforzi. A seconda della gravità dello scompenso, potrebbe rendersi necessario un iter di ospedalizzazione domiciliare per garantire assistenza medica e farmacologica in linea con le prescrizioni dei sanitari che hanno effettuato la diagnosi.



 


Decalogo per un cuore sano

Con l’aumento dell’età media della popolazione mondiale (e dell’aspettativa di vita) aumenta anche l’incidenza dell’apparato cardiocircolatorio. Solo per fare un esempio, la prevalenza di aritmia come la fibrillazione atriale raggiunge il 7% in perone sopra i 65 anni di età e la percentuale sale al 10% per gli over 75.  E le conseguenze di questa malattia possono dare luogo ad altre problematiche, come per esempio l’infarto.

L’età, quindi, è un elemento di rischio per il cuore e, allora, per proteggerne la salute e sentire meno il peso dell’età sul cuore la parola d’ordine diventa prevenzione: occorre arginare gli altri fattori che concorrono a mettere a dura prova l’apparato cardiocircolatorio. Alimentazione, attività fisica, sonno, controlli regolari… sono gli ambiti sui cui bisogna agire. Per questo gli specialisti dell’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo hanno stilato un decalogo per la salute del cuore over 60.

1.     Movimento: fare attività fisica ed evitare la sedentarietà. Come per gli alimenti esiste una sorta di piramide del movimento: ogni giorno camminare per almeno mezz’ora e fare le scale; dalle 3 alle 5 volte a settimana, attività aerobiche intense (come il ballo o il nuoto); 2 o 3 volte a settimana, potenziamento e allungamento muscolare. Un aiuto può venire anche dagli animali domestici che ci spingono a camminare a passo più svelto per quei trenta minuti al giorno di movimento che sono fondamentali per tutti.

2.     Alimentazione: la dieta diminuisce il metabolismo basale e quindi il consumo di energia. L’importante è preparare piatti digeribili, con un apporto di grassi saturi ridotto e ricchi invece dei grassi buoni (come gli omega 3, presenti nel pesce e nella frutta secca); occorre cercare di privilegiare le proteine vegetali, consumare a ogni pasto frutta e verdura e bere sempre molta acqua (almeno due litri al giorno).

3.     Controlli medici: dopo i 60 anni è necessario tenere sotto controllo la pressione arteriosa (ogni tre mesi se i valori sono nella norma), il colesterolo (che non deve superare i 200 mg/dl), la glicemia (se si ha familiarità con il diabete), il cuore (se ci si dedica allo sport, anche con un elettrocardiogramma sotto sforzo)

4.     Peso Forma: l’alimentazione corretta e l’attività fisica concorrono a evitare il sovrappeso. Occhi però al girovita: quando si superano alcune circonferenze (102 cm. per gli uomini e 88 per le donne) aumenta il rischio cardiovascolare.

5.     No smoking: fa male sempre e comunque. Il tempo e l’occasione per smettere di fumare c’è sempre.

6.     Tecnologia: per la salute anche le nuove tecnologie vengono in nostro soccorso. Controllate la vostra attività quotidiana con un contapassi, un cardiofrequenzimetro e uno smartwatch, tutti dispositivi capaci di rilevare la risposta dell’organismo sotto sforzo.

7.     Sonno: durante l’età d’argento si dorme meno, meno bene e si russa di più. Attenti all’insonnia che può avere ripercussioni anche sulla pressione sanguigna e se russate fate un esame per accertare che non ci siano apnee ostruttive del sonno, grandi nemiche del cuore.

8.     Vaccini: il vaccino antinfluenzale permette di evitare complicanze dei malanni di stagione, come l’insufficienza respiratoria, che potrebbero dare luogo ad altre esigenze mediche come l’insufficienza cardiovascolare.

9.     Buonsenso: come ci si deve affidare a uno specialista per quanto riguarda l’assunzione di farmaci, è un bene affidarsi anche per l’attività sportiva a un personal trainer.

10.  Cuore sano e mente sana: l’attività fisica aiuta anche a evitare patologie come l’ipertensione e le malattie cardiovascolari che possono favorire l’insorgere della demenza.



Anziani e pensione

 


Andare in pensione fa bene alla salute

La pensione è un traguardo importante che può configurarsi come una vincita al Superenalotto o come un spunto di depressione.
Il cambiamento di vita che segue il pensionamento è enorme: cambiano i ritmi, gli orari, le abitudini. Niente più litigi con la sveglia. Niente stress per le corse nel traffico per essere puntuali. Ma anche niente pause caffè con i colleghi. E in generale meno vita sociale. Per questo al cambiamento bisogna arrivare psicologicamente preparati e con uno spirito positivo che miri a reinventare le giornate cambiandone i ritmi e a trasformare la propria vita adottando stili più salutari.

A raccontarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Sidney su oltre 25mila pensionati. La coordinatrice, Melody Ding, ha sottolineato che rispetto alle persone che lavorano i pensionati sono fisicamente più attivi, sono meno sedentari, fumano meno e dormono meglio, il che dimostra che la pensione si accompagna da un miglioramento delle abitudini di vita.

Nello specifico: l’attività fisica aumenta in media di 93 minuti a settimana, mentre la sedentarietà diminuisce di 67 minuti; si dorme in media 11 minuti di più e una donna su due prende la decisione di smettere di fumare.

Il cambiamento, ça va sans dire, è più evidente per quelle persone che si ritirano dopo aver condotto uno lavoro full-time.