La socializzazione mette di buon umore

 


La socializzazione mette di buon umore

Per gli anziani socializzare con vari tipi di interlocutori sarebbe una vera e propria ‘medicina del buonumore’: migliora il livello emotivo e rende più attivi.

Gli anziani che trascorrono più tempo interloquendo con estranei e famigliari sono più attivi ed energici rispetto ai loro coetanei che stringono meno relazioni sociali.

La conferma arriva da uno studio dell’università del Texas di Austin, pubblicato sul Journals of Gerontology Series B: Psychological Sciences and Social Sciences. I ricercatori hanno visto che gli anziani che interagivano di più non solo con familiari e amici stretti, ma anche conoscenti, amici casuali, estranei e fornitori di servizi, erano più attivi fisicamente, trascorrevano meno tempo seduti o stesi, avevano un umore migliore e meno sentimenti negativi.

“Gli adulti spesso diventano più sedentari e meno attivi con l’età, comportamenti che sono fattori di rischio per malattie e morte”, commenta Karen Fingerman, una dei ricercatori.
“E’ difficile convincere le persone ad andare in palestra o fare esercizio in modo regolare. Però possono voler comunicare con conoscenti, partecipare ad un evento di gruppo, o parlare con il barista.  Anche socializzare in questi contesti – prosegue la Fingerman – può aumentare l’attività fisica e i comportamenti che fanno bene alla salute”.
Tra l’altro gli anziani “possono essere più sedentari con i loro familiari e amici stretti – conclude la ricercatrice – guardando la tv o chiacchierando. Per impegnarsi con i conoscenti, devono invece uscire di casa o almeno alzarsi dalla sedia per aprire la porta”.

 

 

 



Il tè verde contrasta i disturbi della menopausa

 


Il tè verde contrasta i disturbi della menopausa

In menopausa il calo degli ormoni femminili determina, sotto il profilo fisico, un vero e proprio cambiamento di cui il corpo risente in maniera sempre maggiore andando avanti con l’età.
In questa fase della vita bisogna prendersi cura più attentamente di se stesse, nonostante in menopausa spesso molte donne abbiano la tendenza a “lasciarsi andare” più facilmente, a non badare alla dieta e a non praticare più attività fisica.

È invece in questo momento che bisogna prestare attenzione a:
– Idratarsi di più, dal momento che la cute, ad esempio, diventa molto più delicata e sottile e tende a disidratarsi più velocemente;
– Abbandonare le cattive abitudini come alcool e fumo ed evitare ritmi stressanti e frenetici;
– Dedicarsi ad una attività sportiva che aiuti a mantenersi in salute fisicamente e mentalmente;
– Mangiare sano facendo attenzione alla dieta e incrementando l’apporto di sostanze naturali benefiche per il nostro organismo.

Tra le sostanze che aiutano a sviluppare benessere in menopausa ci sono quelle contenute nel verde, una bevanda sempre più utilizzata in occidente grazie alle molteplici proprietà salutari.
Il tè verde è la seconda bevanda più consumata al mondo e il suo utilizzo ha origini molto antiche. In oriente, Cina e Giappone, è considerato una vera e propria “medicina per lo spirito e per il corpo”: servito caldo durante i pasti in sostituzione dell’acqua, ha infatti la notevole capacità di migliorare la funzionalità digestiva e intestinale.

Ma il tè verde non è una bevanda utile solo a favorire una corretta digestione, è infatti ricco di sostanze naturali che fanno bene alla salute e che possono favorire il benessere in menopausa: polifenoli, bioflavonoidi, tannini, vitamine e sali minerali, tutti composti dalle molteplici proprietà benefiche.

Effetto antiossidante
Gran parte dei principi attivi vegetali contenuti nelle foglie di tè verde hanno la capacità di contrastare e ridurre l’effetto dei radicali liberi, sostanze che causano l’invecchiamento cellulare dei tessuti, come ad esempio la pelle. Prendere l’abitudine quotidiana di bere una tazza di tè verde potrebbe aiutare ad avere una pelle più liscia e più tonica, ma nono solo. Le sostanze antiossidanti consentono di mantenere giovane l’organismo favorendo la rigenerazione cellulare e contrastando il processo di accumulo di sostanze tossiche nei tessuti responsabile di un aumento dell’insorgenza di tumori.

Effetto sul sistema cardiovascolare
Le proprietà antiossidanti del tè verde possono aiutare a prevenire l’aterosclerosi. Alcuni studi hanno infatti evidenziato la capacità di questa bevanda di ridurre il rischio di malattie cardiache abbassando i livelli di colesterolo cattivo e trigliceridi nel sangue, due sostanze che aumentano con maggiore facilità con l’entrata in menopausa e la diminuzione degli estrogeni nel nostro corpo. Il tè verde sembra invece migliorare l’attività cardiovascolare, favorendo la sintesi di colesterolo buono.
Inoltre l’uso del tè verde favorisce la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue, agendo sull’equilibrio del consumo di insulina da parte dell’organismo.

Azione sul sistema immunitario e sul benessere psicofisico
Alcune sostanze contenute nel tè verde sono in grado di rafforzare il sistema immunitario e possiedono un forte effetto antibatterico in grado di contrastare i malanni che si fanno più frequenti andando avanti con l’età.
Inoltre la teanina (un amminoacido contenuto nel tè) aiuta a ridurre lo stress psicofisico, mentre la teina svolge un’azione tonica e stimolante, aumentando la capacità di concentrazione.
Oltre ad essere ricco di vitamina C, E, carotenoidi (precursori della vitamina A) il tè verde è in grado di contrastare disturbi come i crampi da carenza di potassio, le contrazioni per la mancanza di magnesio, addirittura rinforza unghie e capelli grazie allo zinco e favorisce la ricostruzione dei tessuti.

Effetto sulle ossa
Grazie ai numerosi minerali in esso contenuti, tra cui manganese, zinco e potassio, il tè verde favorisce la mineralizzazione dei tessuti, molto importante per contrastare l’osteoporosi che tende a verificarsi in menopausa.

Effetto sul drenaggio e sul metabolismo
Il tè verde è una bevanda in grado di favorire la depurazione dei reni e la diuresi del corpo.



La vitamina D migliora la memoria ma peggiora i riflessi

 


La vitamina D migliora la memoria ma peggiora i riflessi

La vitamina D può divenire una preziosa alleata per l’organismo, ma facendo attenzione alle quantità. Utile per il benessere delle ossa, per la memoria e il sistema immunitario, la sostanza rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio se assunta in dosi eccessive, peggiorando i riflessi.

Secondo un recente studio, un eccesso di vitamina D può essere molto rischioso per gli anziani. La vitamina D conosciuta come la vitamina del sole, dovrebbe assicurare l’assorbimento di calcio fondamentale per la mineralizzazione delle ossa. Negli anziani, in caso di eccesso, può però aumentare il rischio di cadute soprattutto per gli over 65.

I ricercatori si sono proposti di analizzare i benefici della vitamina D, che si ottiene sia dagli alimenti che tramite integratori, facendo però luce anche su qualche ‘effetto collaterale’ non conosciuto.

L’assunzione di vitamina D è in molti casi comune tra le donne in menopausa, a cui viene consigliata per combattere l’osteoporosi. Partendo da studi precedenti che associavano dosi eccessive della sostanza con un maggior rischio di caduta, i ricercatori hanno provato a studiare il legame in maniera più approfondita nei soggetti adulti o avviati verso la terza età, uno dei campioni di riferimento più utili visto che la vitamina D è oltretutto nota per gli effetti positivi sulle funzioni cognitive.

Il team di ricerca ha quindi chiesto a tre gruppi, ognuno dei quali comprendeva donne dai 50 ai 70 anni in sovrappeso o obese, di assumere per un anno la vitamina D in dose raccomandata (600 unità internazionali) o in quantità eccessive (2000 unità internazionali) e molto più che eccessiva (4000 UI).

Secondo quanto affermano i ricercatori nello studio, le donne che hanno assunto la dose eccessiva di 2000 UI hanno mostrato importanti miglioramenti nella memoria e nell’apprendimento, al contrario di coloro che hanno consumato la vitamina D nel dosaggio più alto. Tuttavia, in entrambi i gruppi è stato registrato un peggioramento dei riflessi, con l’aumento dei tempi di reazione. Questi effetti motori causati da una quantità eccessiva della sostanza potrebbero infatti “potenzialmente aumentare il rischio di cadute e fratture”, specie nei soggetti più anziani.

I ricercatori puntano ora a nuovi studi che confermino quanto osservato, per stabilire con certezza, a seconda dell’età, quali siano i limiti da non superare perché la vitamina D continui a giocare un ruolo fondamentale sia nella salute delle ossa che nelle funzioni cognitive, senza rappresentare un pericolo.



L’unione fa la forza… e anche la salute!

 


L’unione fa la forza… e anche la salute!

Le persone sposate hanno maggiori probabilità di restare in buona salute, anche una volta raggiunta la terza età. E’ la rivincita degli ammogliati sugli scapoli (e delle maritate sulle single, o sulle zitelle) e ad annunciare questa svolta epocale è uno studio pubblicato sulla rivista Plos One dai ricercatori dell’University College di Londra guidati da Natasha Wood che hanno analizzato le capacità fisiche di oltre 20,000 cittadini inglesi e statunitensi di età superiore ai 60 anni (che avessero precedentemente preso parte alle indagini English longitudinal study of ageing e US Health and retirement study. I volontari sono stati divisi in cinque gruppi: sposati (al primo matrimonio), risposati, divorziati e vedovi.

Ad essere indagate in particolare sono state la velocità e la forza dei partecipanti. E lo studio ha evidenziati che gli uomini sposati sono più veloci di 10 cm al secondo rispetto ai single (le donne impegnate in una relazione fanno passi più lunghi di 8 cm rispetto alle coetanee single) e che la forza della presa della mano dei partecipanti mai sposati è più debole del 2% (rispetto a quella di coloro che sono stati sposati sempre con la stessa persona).

Probabilmente, secondo gli esperti questo potrebbe essere dovuto allo stress e ai problemi associati alla fine di un matrimonio che potrebbero avere un riverbero negativo sulla salute fisica. Sta di fatto che ormai è dimostrato: avere un partner accanto nella terza età, insomma, aiuterebbe a restare più in forma e ad essere più forti e veloci. “Le persone sposate – ha concluso Natasha Wood – hanno migliori capacità fisiche. Chi arriva alla terza età senza mai essersi sposate, avendo divorziato o essendo rimaste vedove potrebbero sperimentare maggiori difficoltà a svolgere le attività quotidiane”



Salute sociale, salute fisica e mentale

 


Salute sociale, salute fisica e mentale

Il benessere fisico e mentale passa attraverso la vita sociale. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Gerontology Series B: Osycological Sciences and Social Sciences dai ricercatori dell’Università di Austin (Texas, Usa) guidati da Karen Fingerman, secondo il quale gli anziani che interagiscono frequentemente non solo con i famigliari, ma anche con amici, conoscenti ed estranei avrebbero maggiori probabilità di sperimentare stati d’animo positivi, oltre ai già riscontrati benefici legati alla minore sedentarietà.

Lo studio ha coinvolto oltre 300 persone di età superiore ai 65 anni alle quali è stato chiesto di riportare le attività svolte e le relazioni sociali intrattenute ogni te ore per circa una settimana e di indossare alcuni dispositivi elettronici per monitorarne l’attività fisica. Al termine dell’indagine è emerso che nei periodi in cui i volontari svolgevano attività sociali (come incontrare gli amici o anche il semplice parlare con altre persone) erano anche impegnati a eseguire altri compiti (come camminare o fare shopping) o comunque a trascorrere meno tempo seduti.

La socialità, quindi, avrebbe un impatto positivo sulla salute fisica degli anziani perché li stimolerebbe a essere più attivi e meno sedentari e sul benessere mentale perché ridurrebbe le probabilità di sperimentare sentimenti ed emozioni negative.

A rinforzo della teoria che lo stile di vita incide sulla salute del cervello si aggiunge anche lo studio condotto da un gruppo di ricercatori svedesi del Karolinska Institutet su 506 anziani a partire dai 78 anni ai quali è stato chiesto di compilare alcuni questionari volti a determinare il grado di neuroticismo (che misura il tipo di risposta allo stress) e di estroversione (che rivela il grado di socialità e di apertura verso le altre persone). E dai risultati è emerso che gli anziani più calmi e con uno stile di vita socialmente attivo avevano un rischio inferiore di circa il 50% di sviluppare forme di demenza.



Occuparsi di piante e fiori fa bene al corpo e alla mente

 


Occuparsi di piante e fiori fa bene al corpo e alla mente

Il contatto con la natura svolge un ruolo rilevante per il benessere psicofisico della persona. Nello specifico, il giardinaggio è un’attività a cui ci si può dedicare durante il tempo libero, che tipicamente vede coinvolte le persone anziane.

Una ricerca australiana pubblicata sulla rivista Ageing and Society, ha esaminato i benefici terapeutici percepiti dalle persone anziane che fanno giardinaggio.

I ricercatori si sono basati sia su dati di tipo quantitativo sia di tipo qualitativo, attraverso un sondaggio somministrato a 331 anziani australiani che svolgono attività di giardinaggio.

I risultati, oltre a mostrare le principali attività di giardinaggio svolte dal campione, evidenziano le differenti motivazioni che spingono i soggetti a svolgere questo tipo di attività. La principale ragione risulta essere l’estetica pura, quindi il godersi qualcosa di bello e curato, seguita dall’attaccamento e l’amore per il proprio giardino e dalla connessione con la natura che questa attività permette di ottenere.

Tra i principali vantaggi del giardinaggio percepiti dal campione si ritrovano i seguenti aspetti: lo svolgimento di attività fisica, il mantenimento della mente attiva, il buon cibo prodotto con la propria coltivazione e il sentimento di realizzazione.

I risultati mostrano come questa attività, svolta dalla popolazione anziana, è e può essere un passatempo che permette di ottenere benefici per il proprio stato sia fisico che psicologico. Nello specifico, gli autori fanno notare come l’attività fisica che si implementa con il giardinaggio riduce il rischio di malattie croniche e depressione.

Insomma, anziani e giardinaggio può essere un binomio che agisce in alcuni casi da antidoto alla depressione.



 


Influenza: la meditazione è il miglior rimedio

Un vaccino anti-influenzale 100% green e low cost? La meditazione, che si conferma un’arma efficace per prevenire e combattere i sintomi dell’influenza e raffreddamento.

A rivelare l’ennesimo beneficio dato dalle pratiche di meditazione è un nuovo studio, condotto da un team di ricercatori dell’University of Wisconsin-Madison, che rivela come questa attività sia uno strumento naturale ed efficace contro le malattie respiratorie, l’influenza e il raffreddore.

I ricercatori – coordinati dal professor Bruce Barrett – sono arrivati a questa conclusione dopo aver effettuato un test di 8 settimane su un gruppo di volontari: 390 persone di età compresa tra 30 e 69 anni, di entrambi i sessi, suddivisi a caso in tre gruppi. Il primo è stato sottoposto ad un periodo di training alla meditazione consapevole, il secondo gruppo di volontari è stato invece avviato ad un programma di fitness, come la passeggiata veloce, e infine il terzo gruppo, che non ha fatto nulla (definito gruppo di controllo).

Terminato il test, i ricercatori hanno monitorato le condizioni di salute di tutti i volontari per 8 mesi, da settembre a maggio, per verificare se nei mesi successivi all’esperimento avessero contratto infezioni respiratorie, mal di gola, naso che cola, dolori ossei, ecc.

L’indagine ha evidenziato che tra i soggetti che avevano praticato la meditazione si sono verificati 112 casi d’influenza e raffreddore, che hanno determinato la perdita totale di 73 giorni di lavoro.

Tra i partecipanti che avevano seguito le lezioni di ginnastica, i casi d’influenza e raffreddore sono stati 120 e le giornate lavorative perse 82. Infine, nel gruppo di controllo sono stati registrati 134 casi di malattie respiratorie, che hanno provocato la perdita di 105 giorni di lavoro. Inoltre, i volontari che avevano praticato l’esercizio fisico o la meditazioni hanno effettuato meno visite mediche rispetto agli altri, e hanno mostrato dei miglioramenti in termini di qualità del sonno, di livelli di stress e di salute

“Non è mai stato mostrato nulla prima d’ora in grado di prevenire le infezioni respiratorie – ha spiegato Barret-. Molte informazioni precedenti avevano mostrato che la meditazione e l’esercizio avrebbero potuto avere dei benefici, ma non erano state fatte delle analisi di alta qualità. Se questi risultati dovessero essere confermati da ulteriori studio l’impatto sulla nostra vita sarebbe molto forte”.

Inoltre, la meditazione cosciente si è dimostrata anche in grado ridurre la durata e la gravità delle infezioni respiratorie acute di oltre il 50%, contro il 40% dell’esercizio fisico. Quindi, per prevenire i sintomi influenzali, basta iniziare a meditare, attività che, inoltre, migliora l’umore, riduce lo stress e stimola le funzioni immunitarie.



degenerazione maculare

 


Mangiare verdura per combattere la degenerazione maculare

Un nuovo studio ha dimostrato che i nitrati vegetali, che si trovano principalmente nelle verdure a foglia verde e nella barbabietola rossa, possono aiutare a ridurre il rischio di sviluppare la degenerazione maculare precoce legata all’età (AMD).

I ricercatori del Westmead Institute for Medical Research hanno intervistato oltre 2000 adulti di età superiore a 49 anni e li hanno seguiti per un periodo di 15 anni.

La ricerca ha dimostrato che le persone che assumevano quotidianamente da 100 a 142 mg di nitrati vegetali dal consumo di vegetali, avevano un rischio inferiore del 35% di sviluppare la degenerazione maculare precoce legata all’età.
Il ricercatore a capo della ricerca, Bamini Gopinath, del Westmead Institute e dell’Università di Sydney, ha affermato che il legame tra nitrati vegetali e degenerazione maculare potrebbe avere importanti implicazioni.
“Questa è la prima volta che si misurano gli effetti dei nitrati alimentari sul rischio di degenerazione maculare. Essenzialmente abbiamo scoperto che le persone che mangiavano quotidianamente da 100 a 142 mg di nitrati vegetali avevano un rischio ridotto di sviluppare i primi segni di degenerazione maculare rispetto alle persone che mangiavano verdura a foglia verde. Se i nostri risultati saranno confermati, aggiungere alla dieta verdure a foglia verde e barbabietole ricche di nitrati, potrebbe essere una semplice strategia per ridurre il rischio di degenerazione maculare precoce“, ha detto il Professor Gopinath.

Circa una persona su sette sopra i 50 anni presenta alcuni segni di degenerazione maculare.
L’età è il fattore di rischio noto più forte, non a caso la malattia è più probabile che si verifichi dopo i 50 anni e purtroppo al momento non esiste attualmente una cura per questa condizione.

La ricerca ha raccolto dati dal Blue Mountains Eye Study, uno studio di riferimento basato sulla popolazione che ha avuto inizio nel 1992. È uno dei più grandi studi epidemiologici del mondo, che misura i fattori di dieta e stile di vita contro i risultati di salute e una serie di malattie croniche.
“La nostra ricerca mira a capire perché si verificano le malattie degli occhi, così come le condizioni genetiche e ambientali che possono minacciare la visione”, ha concluso il Professore associato Gopinath.



piante

 


PIante d’appartamento: ecco quali fanno bene alla salute

Purificano l’aria delle stanze in cui viviamo, migliorano la salute e ci fanno anche la pelle più bella e idratata. Che sia un’edera, una dracena o un giglio della pace, le piante in casa migliorano la qualità dell’aria rendendola più umida e rivelandosi così un rimedio naturale contro la secchezza della pelle e delle vie respiratorie.

La conferma arriva da una nuova analisi degli scienziati inglesi dell’Università di Reading e della Royal Horticultural Society, che hanno condotto uno studio su varie piante e su come cambia l’aria intorno a loro. In particolare, hanno trovato che i gigli della pace (spathiphyllum) e l’edera (hedera) sarebbero le migliori perché in grado di assorbire quantità molto elevate di CO2 e acqua.

Secondo questa ricerca, le piante con alti tassi di traspirazione, ossia le piante “più assetate” che richiedono più acqua per crescere bene, sono anche in grado di fornire buoni benefici grazie all’umidità che generano. Maggiore umidità nell’aria, per esempio, significa che la pelle è più umida e ha meno probabilità di seccarsi.

“Le piante domestiche possono essere un modo semplice e conveniente per ridurre la secchezza dell’aria all’interno e alleviare i sintomi della pelle secca, fornendo al contempo molti altri benefici per la psiche umana e la salute fisica”, spiega Tijana Blanusa, esperta dell’Università di Reading.

Allo stesso tempo, le piante assorbono anche CO2 dall’aria che le circonda, arricchendola con ossigeno vitale per il corpo umano: effetto che, secondo il parere dei ricercatori, potrebbe essere più pronunciato quando ci sono piante più grandi che vivono in condizioni ben illuminate e ben irrigate.

Cosa aspettate, allora? Sono belle, creano una avvolgente atmosfera e fanno arredo: aggiungete tra le mura domestiche una – o più di una – di queste piante d’appartamento, ecco le più efficaci nella depurazione dell’aria!

1. Clorofito

2. Potos

3. Dracena

4. Fico piangente

5. Giglio della pace

6. Ficus

7. Boston Fern

8. Pianta serpente

9. Aloe vera



dieta

 


La dieta ideale per gli Over65

A partire dai 65 anni iniziano a diventare evidenti i segni dell’invecchiamento sul nostro organismo e diversi fattori incidono sulle abitudini alimentari e, di conseguenza, sullo stato di nutrizione.

Ad ogni età la qualità dell’alimentazione svolge un ruolo fondamentale per mantenere in salute l’intero organismo. A fronte di un minor fabbisogno calorico generale dell’over sessantacinquenne, dovuto in gran parte alla fisiologica riduzione del metabolismo basale, occorre garantire nella dieta degli anziani un rigoroso equilibrio tra i vari nutrienti.

Prima di entrare nel merito della dieta ideale, è opportuno soffermarsi sul tema dell’acqua. Con il passare degli anni, l’organismo diminuisce lo stimolo della sete, inducendo la persona anziana a bere sempre meno. Questo non deve accadere, poiché l’acqua in età senile assume un ruolo centrale nell’aiutare a mantenere attiva la funzionalità renale e nel conservare una idratazione sufficiente dei tessuti.
Occorre quindi promuovere un’azione di incentivazione all’assunzione di liquidi i quali, è bene ricordarlo, possono derivare da numerose fonti diverse: latte, frutta, verdura, brodo di carne o vegetale, ecc. In termini quantitativi, rimane valido anche per gli anziani il riferimento comunemente accettato pari a circa 1,5-2,0 litri di acqua al giorno.

Ecco come si deve mangiare una volta passati i 60 anni per invecchiare bene.

I capisaldi della piramide alimentare della dieta mediterranea pensata per adulti dai 18 ai 65 anni valgono anche per gli anziani: quindi, i carboidrati devono rappresentare il 55-60% delle calorie assunte ogni giorno, le proteine il 15% circa e i grassi il 25-30%. Quello che cambia è l’apporto calorico quotidiano. Queste le linee guida dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) per una persona sana che conduce una vita moderatamente sedentaria.
• Dai 65 ai 74 anni: 1.900 calorie per gli uomini e 1.600 per le donne.
• Oltre i 74 anni: 1.700 calorie per lui e 1.500 per lei.

Le calorie vanno suddivise nei tre pasti principali: colazione, pranzo e una cena frugale. Ammessi spuntini a metà mattina o a metà pomeriggio con un frutto fresco.

Carboidrati
Pane, pasta, riso e altri cereali possono essere consumati tutti i giorni, ma le quantità vanno ridotte nella dieta degli anziani rispetto a quella standard. Se fino a 65 anni la porzione standard di pasta è di 70 grammi per la donna e 80 per l’uomo, fino a 80 anni scende a 60 per lei e 70 per lui, mentre oltre gli 80 anni diminuisce a 50-60 grammi.

Proteine
La principale accortezza in vecchiaia è di aumentare la percentuale di proteine vegetali (legumi, anche quelli in lattina) rispetto a quella di proteine animali (carne, pesce, salumi, uova, formaggi): se fino ai 50 anni la proporzione è di 40% animali e 60% vegetali, negli anziani bisogna arrivare a 20 e 80%. Le proteine animali devono provenire da uova (fino a due la settimana), carni bianche come tacchino, pollo, coniglio (tre porzioni settimanali), pesce, soprattutto quello azzurro (due-tre porzioni), mentre carni rosse, salumi e formaggi non vanno consumati più di una volta la settimana. È vero che le donne in post menopausa hanno un fabbisogno di calcio elevato per scongiurare il rischio di osteoporosi, ma è preferibile assumere questo minerale tramite latte scremato e ricotta per non aumentare la possibilità di malattie cardiovascolari.

Grassi e condimenti
L’olio extravergine d’oliva è la fonte principale di grassi, cui si aggiungono gli omega 3 del pesce e della frutta secca (da mangiare una volta la settimana). Meglio evitare burro e margarina, ridurre l’uso di sale, mentre si può condire liberamente con aceto, limone, erbe aromatiche e spezie.

Dolci
Vanno ridotti al minimo, anche perché dopo i 50 anni cresce in modo significativo l’incidenza di malattie metaboliche, in particolare il diabete. Quindi, concessa una fettina (non una fettona) di torta la domenica, meglio a colazione. Da evitare di sera, quando l’organismo fa fatica a smaltirla.
Bevande. L’acqua non deve mai mancare, come già detto sopra.Banditi gli alcolici, fatta eccezione per un bicchiere di vino rosso a pranzo per lui, mezzo per lei.