Piedi gonfi: cause e rimedi

 


Piedi gonfi: cause e rimedi

Il gonfiore localizzato e in particolare ai piedi rappresenta un sintomo comune a molte patologie, ma anche una conseguenza post-traumatica, ma potrebbe anche trattarsi di un segnale per scompensi meno evidenti ma non per questo meno importanti da tenere sotto controllo. Ecco perché è importante approfondire le cause di questo sintomo in sede clinica.

L’origine del gonfiore agli arti inferiori, e in particolare a piedi e caviglie, può essere dovuta a diversi fattori come, solo per citarne alcuni, abitudini alimentari irregolari, postura scorretta e prolungata, calzature scomode, obesità. Se il problema è temporaneo o sporadico (per esempio alla sera), basterà adottare una serie di accorgimenti terapeutici che potranno alleviare il disturbo. Ma se il sintomo è persistente è necessario approfondire e valutare la storia clinica del soggetto: occorrerà valutare preliminarmente il numero di ore della giornata trascorse seduti o in piedi, l’eventuale presenza di patologie cardiocircolatorie. Quello che si deve escludere, infatti, è l’eventuale accumulo di liquidi dovuto a ritenzione idrica e poter analizzare la qualità del flusso circolatorio.

A spiegare la questione è il cardiologo, professore associato di medicina interna dell’Università di Bologna, Francesco Vittorio Costa che ci fornisce indicazioni generali utili a individuare il fenomeno patologico e a intervenire per tempo. In particolare nei soggetti anziani, i soggetti più colpiti da questo sintomo, tra le cause più frequenti del gonfiore a carico degli arti inferiori troviamo insufficienza venosa o a scompenso cardiaco, entrambi disturbi molto frequenti tra gli over 65. Queste due cause danno luogo a due diverse tipologie di gonfiore. La prima è causata da una condizione di insufficienza venosa dovuta al deterioramento fisiologico di vasi e tessuti, ad alcune patologie renali o a eventuali complicazioni di una gravidanza; in questi casi il gonfiore si accentua la sera e migliora al mattino. La terapia da seguire in questo caso è meccanica, basata sull’uso di calze contenitive e di dispositivi che consentono di tenere gambe e piedi e gambe sollevate anche di notte. Se la causa del gonfiore, invece, è uno scompenso cardiaco, il gonfiore non scompare durante la notte e bisogna quindi indagare su una possibile ritenzione di liquidi dovuta alla mancata irrorazione sanguigna ai distretti più distanti dal cuore, come piedi e caviglie che a causa della gravità saranno più soggetti a sviluppare un edema da scompenso cardiaco. Il cuore, insomma, non è in grado di pompare in modo soddisfacente sangue in tutto l’organismo, ma allo stesso tempo è scarsamente sintomatico. Il paziente che ne soffre, di solito riscontra un progressivo sempre maggiore affaticamento nel compiere anche le azioni più semplici, come camminare o sollevare piccoli pesi, fiato corto e stanchezza, maggiore necessità di urinare e, appunto, gonfiore localizzato agli arti inferiori. Questa disfunzione del sistema cardiocircolatorio può avere diverse cause, come patologie coronariche, miocarditi di origine virale, disturbi circolatori cerebrali (dei vasi nervosi e/o carotidei), cardiopatie ischemiche. Queste condizioni hanno come fattore di rischio comune uno stato di ipertensione arteriosa, quindi gli individui più soggetti a sviluppare lo scompenso cardiaco sono i fumatori e i soggetti affetti da diabete e/o tendenti all’ipercolesterolemia. In questo caso bisogna seguire pedissequamente la terapia farmacologica che elaborerà il vostro medico, tarandola sulle vostre reali esigenze. Per riequilibrare il quadro sintomatologico, però, è necessario anche modificare radicalmente lo stile di vita del paziente. Potrebbe valere la pena valutare con uno specialista l’opportunità di prevedere per il paziente un percorso di riabilitazione basato su una giusta combinazione tra riposo e attività fisica moderata, in modo da ricalibrare la tolleranza del sistema cardiocircolatorio agli sforzi. A seconda della gravità dello scompenso, potrebbe rendersi necessario un iter di ospedalizzazione domiciliare per garantire assistenza medica e farmacologica in linea con le prescrizioni dei sanitari che hanno effettuato la diagnosi.



 


Decalogo per un cuore sano

Con l’aumento dell’età media della popolazione mondiale (e dell’aspettativa di vita) aumenta anche l’incidenza dell’apparato cardiocircolatorio. Solo per fare un esempio, la prevalenza di aritmia come la fibrillazione atriale raggiunge il 7% in perone sopra i 65 anni di età e la percentuale sale al 10% per gli over 75.  E le conseguenze di questa malattia possono dare luogo ad altre problematiche, come per esempio l’infarto.

L’età, quindi, è un elemento di rischio per il cuore e, allora, per proteggerne la salute e sentire meno il peso dell’età sul cuore la parola d’ordine diventa prevenzione: occorre arginare gli altri fattori che concorrono a mettere a dura prova l’apparato cardiocircolatorio. Alimentazione, attività fisica, sonno, controlli regolari… sono gli ambiti sui cui bisogna agire. Per questo gli specialisti dell’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo hanno stilato un decalogo per la salute del cuore over 60.

1.     Movimento: fare attività fisica ed evitare la sedentarietà. Come per gli alimenti esiste una sorta di piramide del movimento: ogni giorno camminare per almeno mezz’ora e fare le scale; dalle 3 alle 5 volte a settimana, attività aerobiche intense (come il ballo o il nuoto); 2 o 3 volte a settimana, potenziamento e allungamento muscolare. Un aiuto può venire anche dagli animali domestici che ci spingono a camminare a passo più svelto per quei trenta minuti al giorno di movimento che sono fondamentali per tutti.

2.     Alimentazione: la dieta diminuisce il metabolismo basale e quindi il consumo di energia. L’importante è preparare piatti digeribili, con un apporto di grassi saturi ridotto e ricchi invece dei grassi buoni (come gli omega 3, presenti nel pesce e nella frutta secca); occorre cercare di privilegiare le proteine vegetali, consumare a ogni pasto frutta e verdura e bere sempre molta acqua (almeno due litri al giorno).

3.     Controlli medici: dopo i 60 anni è necessario tenere sotto controllo la pressione arteriosa (ogni tre mesi se i valori sono nella norma), il colesterolo (che non deve superare i 200 mg/dl), la glicemia (se si ha familiarità con il diabete), il cuore (se ci si dedica allo sport, anche con un elettrocardiogramma sotto sforzo)

4.     Peso Forma: l’alimentazione corretta e l’attività fisica concorrono a evitare il sovrappeso. Occhi però al girovita: quando si superano alcune circonferenze (102 cm. per gli uomini e 88 per le donne) aumenta il rischio cardiovascolare.

5.     No smoking: fa male sempre e comunque. Il tempo e l’occasione per smettere di fumare c’è sempre.

6.     Tecnologia: per la salute anche le nuove tecnologie vengono in nostro soccorso. Controllate la vostra attività quotidiana con un contapassi, un cardiofrequenzimetro e uno smartwatch, tutti dispositivi capaci di rilevare la risposta dell’organismo sotto sforzo.

7.     Sonno: durante l’età d’argento si dorme meno, meno bene e si russa di più. Attenti all’insonnia che può avere ripercussioni anche sulla pressione sanguigna e se russate fate un esame per accertare che non ci siano apnee ostruttive del sonno, grandi nemiche del cuore.

8.     Vaccini: il vaccino antinfluenzale permette di evitare complicanze dei malanni di stagione, come l’insufficienza respiratoria, che potrebbero dare luogo ad altre esigenze mediche come l’insufficienza cardiovascolare.

9.     Buonsenso: come ci si deve affidare a uno specialista per quanto riguarda l’assunzione di farmaci, è un bene affidarsi anche per l’attività sportiva a un personal trainer.

10.  Cuore sano e mente sana: l’attività fisica aiuta anche a evitare patologie come l’ipertensione e le malattie cardiovascolari che possono favorire l’insorgere della demenza.



Anziani e pensione

 


Andare in pensione fa bene alla salute

La pensione è un traguardo importante che può configurarsi come una vincita al Superenalotto o come un spunto di depressione.
Il cambiamento di vita che segue il pensionamento è enorme: cambiano i ritmi, gli orari, le abitudini. Niente più litigi con la sveglia. Niente stress per le corse nel traffico per essere puntuali. Ma anche niente pause caffè con i colleghi. E in generale meno vita sociale. Per questo al cambiamento bisogna arrivare psicologicamente preparati e con uno spirito positivo che miri a reinventare le giornate cambiandone i ritmi e a trasformare la propria vita adottando stili più salutari.

A raccontarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Sidney su oltre 25mila pensionati. La coordinatrice, Melody Ding, ha sottolineato che rispetto alle persone che lavorano i pensionati sono fisicamente più attivi, sono meno sedentari, fumano meno e dormono meglio, il che dimostra che la pensione si accompagna da un miglioramento delle abitudini di vita.

Nello specifico: l’attività fisica aumenta in media di 93 minuti a settimana, mentre la sedentarietà diminuisce di 67 minuti; si dorme in media 11 minuti di più e una donna su due prende la decisione di smettere di fumare.

Il cambiamento, ça va sans dire, è più evidente per quelle persone che si ritirano dopo aver condotto uno lavoro full-time.


Social Network è salute mentale

 


Social Network è salute mentale

In barba a chi non fa che criticare l’uso dei social network! Uno studio pubblicato sul Journal of Computer Mediated Communication dimostra che l’uso regolare delle piattaforme sociale e di internet potrebbe migliorare la salute mentale degli adulti.

Il coordinatore della ricerca, il professor Keith N. Hampton della Michigan State University di East Lansing (Usa), è partito dal presupposto che le ricerche precedenti che avevano rilevato soprattutto i pericoli legati all’uso delle nuove tecnologie si erano concentrati quasi esclusivamente sui giovani e sugli studenti universitari; gli effetti negativi registrati, quindi a suo avviso, potevano essere dovuti alla fase della vita dei partecipanti e non invece all’uso di Facebook e degli altri social.  Quindi, Hampton ha studiato popolazioni più mature analizzando i dati raccolti tra il 2015 e il 2016 dal Panel Study of Income Dynamics (l’indagine famigliare più lunga al mondo che ha coinvolto 5129 adulti) e ha scoperto che gli utenti iscritti sui social avevano il 63% di probabilità in meno di sperimentare gravi disagi psicologici – come ansia o depressione – da un anno all’altro. E per chi aveva anche i famigliari iscritti sui social il pericolo risultava ancora più basso (sebbene le modifiche della salute mentale dei membri di una famiglia influenzano il disagio degli altri famigliari quando connessi sui social network).

Nello specifico, chi usava Facebook e altri social aveva probabilità maggiori di1,63 volte di evitare problemi psicologici. Il disagio psicologico, però, variava a seconda del tipo e della quantità di tecnologie utilizzate direttamente e dai membri della propria famiglia.


Lavarsi i denti posticipa la demenza

 


Lavarsi i denti posticipa la demenza

Ai tanti già noti benefici di una quotidiana e attenta igiene orale si aggiunge il fatto che potrebbe proteggere dalla demenza. A dirlo è uno studio pubblicato su Scienze Advances da un gruppo di ricerca internazionale che dimostra l’esistenza di una connessione tra gengivite e Alzheimer.

Gli autori della ricerca avevano in precedenza scoperta che il batterio responsabile della gengivite (Porfromonas gingivalis) può spostarsi dalla bocca e raggiungere il cervello dove gli enzimi che rilascia distruggono le cellule nervose, determinando la perdita della memoria e favorendo così lo sviluppo dell’Alzheimer.

Il campione dello studio era composto da 53 persone affette da Alzheimer che per il 96% mostrava la presenza dell’enzima rilasciata dal batterio Porfromonas gingivalis la cui presenza non solo aumenta in modo sostanziale il rischio di sviluppare la malattia, ma potrebbe anche accelerarne la progressione.

Non solo prevenzione attraverso una corretta e regolare igiene orale (con spazzolino e filo interdentale), ma anche un nuovo farmaco che potrebbe rallentare lo sviluppo dell’Alzheimer bloccando gli enzimi nocivi rilasciati dai batteri.



I rimedi naturali contro l’insonnia

 


I rimedi naturali contro l’insonnia

Durante la terza età si verificano parecchi cambiamenti fisiologici e psicologici che condizionano la qualità della vita. Fra questi, uno fra i più problematici e diffusi è l’insonnia (o comunque una certa difficoltà a prendere sonno la sera o ad avere un riposo costante e duraturo per tutta la notte) con conseguenze gravi non solo sulla persona ma anche sulla salute. Irascibilità, stress, difficoltà di concentrazione, cefalea, dolori articolari e cronici (per citarne solo alcuni) sono tutti “effetti collaterali” dell’insonnia. Curarla, quindi, è di primaria importanza per evitare l’insorgere di altre patologie.

Studi scientifici dimostrano che i disturbi del sonno possono scatenare depressione, problemi di attenzione e concentrazione, deficit di memoria, sonnolenza, maggiore sensibilità e reattività al dolore, cefalea, dolori articolari, vertigini… E persino patologie cardiovascolari. Dormire bene, invece, protegge il cervello e il suo umore.

L’insonnia può essere legata a vari fattori fra cui stress, depressione, cattive abitudini e un ambiente poco indicato. È possibile però intervenire su alcuni di questi fattori per cercare di invertire la tendenza in modo naturale.

Cominciamo con il concetto di “igiene del sonno” che significa condurre una giornata il più attiva possibile (evitando riposini e più in generale la pigrizia sul divano o davanti al computer che condizionano il ciclo di sonno e veglia fondamentale non solo per un buon sonno notturno, ma anche per essere vigili durante il giorno). Passando alla rimozione delle cattive abitudini, meglio evitare di guardare la tv a letto e anche consumare cene leggere, il consumo di alcolici, caffeina e teina, il fumo e concentrare le attività fisiche o sportive nelle prime ore della giornata (cercando di non svolgerle, per esempio, nel tardo pomeriggio). E’ importante anche essere precisi e regolari negli orari di veglia e sonno in modo da riequilibrare i ritmi e mettersi a letto non appena si avverte sonno o stanchezza senza aspettare oltre.

Cambiare le proprie abitudini, però, può non bastare. Il suggerimento è di provare a evitare l’uso dei farmaci che potrebbero creare squilibri ad altri sistemi (spesso infatti sono i farmaci stessi a impedire di dormire bene come nel caso dei diuretici o dei betabloccanti che inibiscono la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia). In questi casi si può ricorrere a rimedi naturali, ma è comunque opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia (se non addirittura a uno specialista del sonno). Ci sono diversi rimedi fitoterapici che è possibile utilizzare: la camomilla (perfetta anche per i bambini, ma senza esagerazioni per non ottenere l’effetto opposto) che ha un effetto calmante sullo stress psicologico; il tiglio che col suo effetto sedativo è ideale per calmare tensioni e nervosismo; il biancospino che agisce sul sistema nervoso; l’iperico che all’effetto calmante aggiunge anche un potere benefico sulla depressione; l’arancio dolce con le sue proprietà calmanti; il salice e la passiflora che placano palpitazioni e ansia; la melissa che agisce sul sistema nervoso e la valeriana che si comporta da tranquillante naturale.



Camminare

 


Cammina che ti passa… Non meno di 7500 passi al giorno

Camminare fa bene al cuore e aiuta a vivere più a lungo. In particolare le donne.

A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston (USA), diretti da I-Min Lee.

Secondo quanto scoperto, durante la terza età non sarebbe necessario raggiungere l’obiettivo di 10.000 passi al giorno: “L’idea di dover raggiungere questo obbiettivo ogni giorno – ha osservato I Min Lee che ha diretto la ricerca – può essere scoraggiante, ma abbiamo scoperto che anche un modesto aumento del numero dei passi è legato a una significativa riduzione della mortalità tra le donne anziane”.

L’indagine ha coinvolto 16.741 donne dell’età media di 72 anni che per sette giorni consecutivi hanno utilizzato un accelerometro (vale a dire un dispositivo in grado di registrare i movimenti) durante tutte le ore di veglia. Successivamente il campione è stato seguito per un periodo di circa 4 anni (durante lo stesso 504 volontarie sono decedute).

Al termine dello studio è emerso che le donne che si muovevano di meno (con una media di 2700 passi al giorno) correvano un maggior rischio di morire. Coloro che facevano 4400 passi al giorno in media presentavano un rischio di mortalità inferiore del 41%. E in concomitanza con l’incremento del numero di passi giornalieri, il rischio di decesso continua a diminuire fino alla soglia dei 7500 passi, oltre il quale si è stabilizzato. Inoltre la rapidità con cui i partecipanti si muovevano non influenza la longevità.

Il prossimo passo adesso consiste nello studiare i più giovani per verificare se i risultati siano applicabili anche ad altri gruppi campione con caratteristiche differenti, in particolare a quelli che possono camminare di più e inserire altri parametri utili per una valutazione più complessiva come la qualità della vita e il rischio di malattie specifiche.



Forza muscolare e proteine

 


Maggiore forza muscolare? Proteine 3 volte al dì

Per rafforzare i muscoli, durante la terza età bisogna consumare proteine tre volte al giorno. A dirlo sono i ricercatori canadesi della McGill University of Montreal, della University of Montreal e dell’Université de Shebrooke. Coordinati da Stéphanie Chevalier, lo studio pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition si è basato sulla considerazione che – specialmente nel Nord America – la maggior parte dell’apporto quotidiano di proteine avviene durante il pranzo e la cena, da qui l’interesse a scoprire se le persone che consumavano proteine anche a colazione (e quindi ne assumevano un apporto equilibrato suddiviso sui tre pasti) mostravano una maggiore forza muscolare.

Gli autori dello studio hanno analizzato i dati raccolti dallo studio NuAge (Nutrition as Derterminant of Successful Aging) che ha monitorato il regime alimentare e lo stato di salute di circa 1800 cittadini canadesi in buona salute (827 uomini e 914 donne, di età compresa tra i 67 e gli 84 anni) per tre anni. In particolare è stato esaminato il consumo di proteine per verificare se esista un’associazione tra questo fattore e alcune variabili fisiche quali la forza dei muscoli, la massa muscolare e la mobilità.

E’ emerso che chi consuma proteine tre volte al giorno risulta più forte e ha una maggiore massa muscolare rispetto a chi le assume solo 2 volte al giorno: la ragione – ha spiegato la Chevalier – è perché gli anziani hanno bisogno della presenza di aminoacidi per eseguire correttamente la sintesi proteica. Nessuna relazione, invece fra consumo proteico giornaliero e mobilità.



Misurare la pressione è un’azione importante, soprattutto nel caso degli anziani. Ma quali sono i valori oltre i quali è necessario preoccuparsi?

 


Pressione: in estate cambiano i valori tollerati

Misurare la pressione è un’azione importante, soprattutto nel caso degli anziani. Ma quali sono i valori oltre i quali è necessario preoccuparsi?

I medici sono chiari: non esistono livelli di pressione ottimali uguali per tutti anche perché questi valori subiscono numerosi mutamenti nel corso della vita e anche delle singole giornate. Per questo la misurazione è fondamentale per prevenire malattie cardiovascolari, ictus e infarti… Ma definire quali siano i valori pressori “giusti” è piuttosto complesso anche se ogni anno vengono pubblicate delle linee guida che indicano alcuni valori medi (con possibili oscillazioni di +/- 20 punti circa) intorno ai quali si ritiene che la salute sia garantita.

Da quest’anno, però, ci sono nuove linee guida riguardanti i valori della pressione alta degli anziani in estate. Insomma i parametri di riferimento potrebbero essere diversi da quelli considerati fino ad ora ottimali dalla comunità scientifica.

A definirli sono i lavori del recente Seminario Nazionale della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica svoltosi a Roma (gli scorsi 8 e 9 giugno). Ciò che è emerso durante la due giorni mette in discussione quanto ritenuto finora: per stabilire i valori ottimali della pressione sarebbe necessario considerare l’età biologica più di quella che appare sulla carta di identità. E in quest’ottica anche l’approccio terapeutico, nel corso del periodo estivo, dovrebbe essere più morbido con dosaggi terapici da rivedere durante il periodo più caldo, un passo in avanti che prende in considerazione anche i possibili effetti collaterali dei farmaci (che per esempio nei casi di pazienti con problemi cognitivi, possono comportare un peggioramento nei processi di declino). Il rischio sarebbe quello di spingere i pazienti verso l’ipertensione o casi di pressione eccessivamente bassa. Per fare qualche esempio in merito ai valori, il parametro ritenuto corretto per gli over 65 segnava una pressione arteriosa massima di 150, mentre per gli over 80 intorno ai 160… Come dire che il valore massimo di 140 tradizionalmente auspicato per gli adulti, nel caso degli anziani rappresenta un traguardo troppo ambizioso da raggiungere.

Inoltre, proprio l’ipotensione ortostatica (vale a dire il calo di pressione che si verifica quando si passa da seduti/sdraiati alla posizione eretta) diventa una questione fondamentale soprattutto negli over 80 e negli anziani fragili. La pressione bassa va combattuta con maggiore impegno ricordando sempre che la migliore terapia parte da un’analisi accurata dei bisogni e della situazione di ogni singolo paziente.

Il tema della pressione nelle persone anziane, comunque, rimane un argomento delicato. Una pressione troppo alta (anche se è stato dimostrato che dopo i 70 anni potrebbe aiutare a vivere più a lungo anche a causa dei rischi legati invece all’ipotensione) può provocare danni al sistema cardiocircolatorio, sotto forma di gravi crisi ipertensive (brusco innalzamento della pressione, accompagnato da mal di testa, ronzii, vertigini, alterazioni visive…) con risultati drammatici: insufficienza renale, danni alla memoria e/op ischemia. Anche una pressione troppo bassa, però, espone a numerosi rischi. L’ipotensione può portare a disturbi del sistema nervoso e cardiovascolare, arrivando a mettere a repentaglio la vita dei pazienti in casi di ipotensione da shock.

Le regole per evitare di incorrere in questi rischi sono: rivolgersi al medico per calibrare al meglio la terapia farmacologica, seguire una dieta equilibrata (povera di sale), evitare il fumo e l’alcol, praticare sport.



La felicità è un’arma contro il cancro

 


La felicità è un’arma contro il cancro

“La felicità e avere un atteggiamento positivo aiutano a difenderci dal cancro”.
E’ quanto dichiarato da David Khayat, capo del Dipartimento di Oncologia medica dell’Ospedale Pitié-Salpêtrière a Parigi e già presidente dell’Institute National di Cancer durante il suo intervento al Salone Internazionale dell’alimentazione svoltosi a Parigi l’autunno scorso.

Il suo è un invito a non sottovalutare il ruolo negativo per la salute svolto da tristezza, stress e ansia, motivo per il quale dopo un’esperienza clinica quarantennale (con migliaia di pazienti) il dott. Khayat comincia ogni giornata con 10 minuti di meditazione, svuotando la testa, immaginando cose belle che producono ormoni che fanno bene: “Chi tende a farsi sopraffare dalle emozioni negative ha un maggiore rischio di ammalarsi. E’ difficile dimostrarlo attraverso studi scientifici, ma tra tutti i fattori anticancro la felicità è il primo perché le endorfine prodotte dalle emozioni positive hanno un effetto protettivo. Certo non c’è una bacchetta magica per diventare felici, ma si può evitare che i problemi prendano un peso eccessivo nella nostra vita, come una sorta di allenamento mentale”.

Quindi il luminare si sofferma sull’importanza dell’alimentazione, dell’esercizio fisico e dell’eliminazione delle sigarette, per poi spostarsi a valutare altri fattori: “E’ dimostrato – ha spiegato – che anche avere una buona attività sessuale riduce il rischio di cancro alla prostata, perché nello sperma sono contenute sostanze potenzialmente cancerogene”. Anche il sonno rientra negli elementi posti sotto la lente dello studioso: “Dormire o riposare più di 9 ore al giorno fa male perché riduce l’attività motoria. Inoltre, chi russa ha un rischio più alto di ammalarsi di tumore perché in genere pesa di più e di conseguenza dorme peggio”.