mente

 


Le performance cerebrali in terza età dipendono da quanto si è allenata la mente

Esercitare la mente risolvendo enigmi potrebbe migliorare le capacità mentali, ma non servirebbe a proteggere dal declino cognitivo. Garantirebbe, insomma, di avere un “punto di partenza” più alto dal quale potrebbe partire il declino cognitivo correlato all’avanzare dell’età.

Allenare la mente con rompicapo come Sudoku e parole crociate potrebbe aiutare a mantenere o a migliorare le performance cerebrali durante la terza età. Sono tanti gli studi ad avere ipotizzato che leggere, prendere parte a giochi da tavolo e di società, suonare strumenti musicali potrebbe ridurre il rischio di demenza. Ma i dati storici a conferma di queste ipotesi sono pochi e addirittura oggi unno studio dell’Università di Aberdeen (Regno Unito) sostiene che se non ci si è dedicati a questo genere di attività durante le diverse fasi della vita, nessuna di queste attività può prevenire il declino cognitivo.

Il punto, infatti, sarebbe un altro. Chi ha tenuto allenato il proprio cervello con queste attività fin dalla giovane età potrebbe però avere accresciuto le proprie capacità mentali, consentendo di partire da un “punto cognitivo superiore” per il declino correlato all’invecchiamento.

Per verificare l’associazione tra impegno intellettuale e abilità mentali in terza età, i ricercatori britannici ha no reclutato 498 persone (classe 1936) che nel 1947 avevano partecipato allo Scottish Mental Health Survey, che prevedeva lo svolgimento del test di intelligenza Moray House.

All’inizio dello studio i partecipanti avevano compito circa 64 anni e nei 15 anni successivi sono stati sottoposti a diversi test mnemonici e cognitivi, quindi i dati sono stati confrontati con i compiti svolti nel 1947 (quando avevano circa 11 anni) ed è emerso che impegnarsi in attività intellettualmente stimolanti su base regolare è associato a prestazioni mentali superiori in tarda età, ma non hanno effetto sul declino cognitivo associato all’invecchiamento. L’influenza positiva di un regolare allenamento mentale avrebbe influenza, quindi, sulle performance cerebrali nell’arco dell’intera vita.



bilancia

 


Se non temi la bilancia vivi più a lungo

Il giusto peso allunga la vita… di circa quattro anni. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Lancet Diabets and Endocrinology dai ricercatori della London Schiil of Hygiene & Tropical Medicine (Regno Unito) secondi o quali avere l’IMC (indice di massa corporea) compreso tra i 21 e i 25 kg/m2 sarebbe associato a un minor rischio di morire per cancro e malattie cardiache.

E non si tratta solo di lottare contro l’obesità. La questione è avere il peso giusto, né troppo né troppo poco, né sovrappeso né sottopeso. Lo spiega il direttore dell’indagine Krishnan Bhaskaran: “L’IMC è un indicatore fondamentale dello stato di salute. E’ collegato al rischio di morte in generale, ma sorprendentemente sono state condotte poche ricerche sul suo legame con la mortalità associata. Abbiamo colmato questo vuoto di conoscenze per aiutare i ricercatori, i pazienti e i medici a capire meglio questa associazione con malattie respiratorie, epatiche o come il cancro”.

Ad essere esaminato è stato il rapporto tra l’IMC e la mortalità (in generale e connessa a cause specifiche) utilizzando i dati raccolti dal Clinical Practice Research Datalink (che ha incluso 3,6 milioni di persone e 367.512 decessi) attraverso le informazioni fornite dai medici di medicina generale che assistono il 9% della popolazione del Regno Unito e dal database sulla mortalità dell’Ufficio Nazionale Statistiche britannico. E’ emerso che a un IMC alto (e cioè superiore a 30kg/m2) era collegata una durata di vita inferiore di 4,2 anni negli uomini e 3,5 anni nelle donne: il peso eccessivo aumentava le probabilità di morire a causa delle due principali cause di morte (il cancro e le malattie cardiache), ma anche a causa di altre patologie (malattie respiratorie ed epatiche e diabete), mentre non influenzerebbe le probabilità di perdere la vita a causa di disturbi neurologici e/o correlati alla salute mentale. A un IMC basso, invece, è associato un maggior rischio di morte per cause diverse, come le malattie cardiovascolari e respiratorie, la demenza, l’Alzheimer e il suicidio; non è stata rilevata alcuna correlazione con le malattie epatiche (in particolare per cirrosi epatica).
Inoltre, i ricercatori hanno calcolato che il pericolo più basso di perdere la vita a causa di malattie cardiache si aveva con un IMC pari a 25 kg/m2 e che ogni aumento dell’IMC di 5 kg/m2 comporta un incremento del rischio del 29%. Il minor pericolo di morire a causa del cancro, invece, corrisponde a un IMC pari a 21 kg/m2, e ogni aumento di 5 kg/m2 accresce il rischio del 13%.



insonnia

 


Fare le ore piccole danneggia la salute

Fare le “ore piccole” è dannoso, a lungo andare, per la salute. Lo conferma una ricerca pubblicata sulla rivista Advances in Nutrition da un gruppo di ricerca internazionale diretto da Suzana Almoosawi della Northumbria University di Newcastle upon Tyne (Regno Unito), secondo cui i nottambuli avrebbero maggiori probabilità di consumare cibi poco sani e di avere abitudini irregolari.

I nottambuli hanno maggiori probabilità di sviluppare diabete, malattie neurologiche, grastrointestinali e respiratori, con una mortalità precoce del 10 per cento maggiore rispetto a chi è mattiniero.

Andare a letto tardi mette a rischio la salute in molti più modi di quanti ne possiate immaginare. Di recente un nuovo studio ha ad esempio suggerito che gli adulti sani che dormono mediamente 6 ore a notte, o che vanno a letto tardi, tenderebbero a consumare più cibi del fast food e meno verdure.

Ma quali saranno gli altri rischi che chi va a letto tardi non dovrebbe mai sottovalutare?

-Aumenta il rischio di sviluppare malattie come diabete e obesità
-Aumenta la pressione sanguigna: la perdita di sonno stressa il corpo e la mente, e questo causa un aumento della pressione sanguigna
-Si indebolisce il sistema immunitario
-Aumenta lo stress e si tende ad avere un umore instabile: ebbene si, anche l’umore è a rischio per coloro che vanno a letto tardi e non dormono -abbastanza
-Peggiora la vita sessuale: quando si ha troppo sonno, la sfera intima finisce per essere messa in secondo piano
-Aumenta anche il girovita, perché si tende a mangiare alimenti poco sani e ipercalorici
-Anche la pelle ne risente, ed appare stanca e opaca
-Si perde facilmente la concentrazione e si rende meno al lavoro e nella vita quotidiana

Secondo gli esperti, un adulto, dovrebbe dormire 7/9 ore al giorno.



frutta

 


Frutta e verdura contro i cali di memoria

Il consumo di verdure a foglia verde, arance e verdure rosse nonché frutti di bosco è associato ad un minor rischio di perdita di memoria a lungo termine negli uomini secondo una ricerca apparsa su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology.

La ricerca è stata condotta su 27.842 uomini di età media di 51 anni, professionisti della sanità (dentisti, optometristi ecc) seguiti per circa 20 anni e basato su 5 questionari (porzioni di frutta e verdura consumati) raccolti ogni 4 anni per 20 anni.

Una porzione di frutta è considerata una tazza di frutta o ½ tazza di succo di frutta. Una porzione di verdura è considerata una tazza di verdure crude o due tazze di verdure a foglia verde. I partecipanti hanno anche eseguito prove delle loro capacità di pensiero e memoria almeno quattro anni prima della fine dello studio, quando avevano un’età media di 73 anni. Il test è progettato per rilevare i cambiamenti che le persone possono notare su quanto bene stanno ricordando le cose, mentre prima tali cambiamenti sarebbero stati rilevati da test cognitivi oggettivi. I cambiamenti nella memoria riportati dai partecipanti sarebbero considerati precursori del deterioramento cognitivo lieve.

Le sei domande includono “Hai più problemi del solito ricordando una breve lista di articoli, come una lista della spesa?” E “Hai più problemi del solito dopo una conversazione di gruppo o una trama in un programma TV a causa della tua memoria?” Un totale del 55% dei partecipanti aveva buone capacità di pensiero e memoria, il 38% aveva capacità moderate e il 7% aveva scarsa capacità di pensare e di memoria. I partecipanti sono stati divisi in cinque gruppi in base al consumo di frutta e verdura. Per le verdure, il gruppo più alto mangiava circa sei porzioni al giorno, rispetto a circa due porzioni per il gruppo più basso. Per i frutti, il gruppo principale ha mangiato circa tre porzioni al giorno, rispetto alla metà di una porzione per il gruppo in basso. Gli uomini che consumavano più verdura avevano il 34% in meno di probabilità di sviluppare una scarsa capacità di pensiero rispetto agli uomini che consumavano la minor quantità di verdure. Un totale del 6,6% degli uomini nel gruppo superiore ha sviluppato una scarsa funzione cognitiva, rispetto al 7,9% degli uomini nel gruppo inferiore. Gli uomini che bevevano succo d’arancia ogni giorno avevano il 47% in meno di probabilità di sviluppare capacità di pensiero povere rispetto agli uomini che bevevano meno di una porzione al mese. Questa associazione è stata osservata principalmente per il consumo regolare di succo d’arancia tra gli uomini più anziani. Un totale del 6,9% degli uomini che hanno bevuto succo d’arancia ogni giorno ha sviluppato una scarsa funzione cognitiva, rispetto all’8,4% degli uomini che hanno bevuto succo d’arancia meno di una volta al mese. Questa differenza di rischio è stata aggiustata per l’età, ma non è stata aggiustata per altri fattori correlati ai cambiamenti riportati nella memoria. Gli uomini che mangiavano la maggior quantità di frutta ogni giorno avevano meno probabilità di sviluppare cattive capacità di pensiero, ma tale associazione era indebolita dopo che i ricercatori si erano adeguati ad altri fattori dietetici che potevano influenzare i risultati, come il consumo di verdure, succo di frutta, cereali raffinati, legumi e latticini.

I ricercatori hanno anche scoperto che le persone che mangiavano grandi quantità di frutta e verdura 20 anni prima avevano meno probabilità di sviluppare problemi di pensiero e memoria, indipendentemente dal fatto che continuassero a mangiare grandi quantità di frutta e verdura circa sei anni prima del test della memoria.

Lo studio non mostra che mangiare frutta e verdura e bere succo d’arancia riduce la perdita di memoria; mostra solo una relazione tra loro. Sicuramente però incoraggia a consumare maggiormente frutta e verdura.



amore

 


L’amore si deteriora con l’età? Niente affatto

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Emotion dopo tanti anni di convivenza le coppie tenderebbero a litigare di meno.
I conflitti e le tensioni verrebbero con il tempo sostituiti da umorismo, tenerezza ed affetto.

“Considerati i legami tra emozioni positive e salute, i nostri risultati sottolineano l’importanza delle relazioni intime per le persone anziane, e i potenziali benefici per la salute associati al matrimonio. Inoltre, sono coerenti con gli studi che suggeriscono che quando invecchiamo ci concentriamo maggiormente sugli aspetti positivi della vita” queste le parole di Alice Verstaen direttrice della ricerca.

Secondo i ricercatori, questi risultati smentiscono l’idea che le emozioni si appiattiscano o si deteriorino in tarda età: al contrario, sembrerebbe che le coppie sposate da molto tempo siano più affiatate.

“I nostri risultati fanno luce su uno dei grandi paradossi della tarda età – spiega Robert W. Levenson, l’autore senior dello studio -. Nonostante sperimentino la perdita di amici e familiari, le persone anziane che hanno un matrimonio stabile sono relativamente felici e presentano bassi tassi di depressione e ansia. Il matrimonio è positivo per la loro salute mentale”.



terza età

 


L’alimentazione durante la terza età

L’alimentazione ha un ruolo centrale per la nostra salute. Fare una dieta sana ed equilibrata fin da giovani significa contrastare l’insorgere di alcune malattie come il diabete, le malattie cardiovascolari e del sistema metabolico. Ma non solo, continuare a prenderci cura della nostra salute anche durante la terza età è molto importante.

Gli anziani infatti spesso soffrono di alcune malattie come la sarcopenia (malattia che comporta un indebolimento della forza muscolare e la perdita della massa) l’obesità e la mal nutrizione, malattie che possono essere curate e prevenute adottando una dieta su misura e uno stile di vita sano.
Secondo alcuni dati forniti dall’ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) discussi ad Assisi nell’ottobre scorso nell’ambito del Corso Nazionale sull’Alimentazione e Nutrizione dell’Anziano, sono 1,8 milioni gli anziani obesi in Italia, 1,9 milioni gli ultra sessantenni a rischio malnutrizione, 1,8 milioni quelli affetti da sarcopenia, 19.500 sono i pazienti che ricorrono alla nutrizione artificiale a domicilio e 9,4 milioni quelli con carenza di vitamina D. Inoltre nel 2050 la popolazione anziana a livello mondiale salirà fino al 22%, (stando ad alcuni dati delle Nazioni Unite e l’OCSE) ciò significa che la medicina geriatrica, assumerà un ruolo chiave nella cura delle patologie più frequenti in questa fascia d’età con attenzione agli stili di vita e alla dieta delle persone anziane

Cosa non può mancare nelle tavole dei nostri anziani?
Secondo l’ADI occorre riconoscere i nutrienti fondamentali, sapere quali sono le dosi di assunzione più indicate e quali alimenti devono far parte in modo costante della dieta.
Ecco cosa non deve mai mancare a tavola:
Proteine: Che si trovano in alimenti come latte, uova o pesci; sono necessari per mantenere un buon tono muscolare, aiutano infatti a contrastare la sarcopenia. Gli anziani quindi devono mangiare un quantitativo maggiore di proteine rispetto ai più giovani.
Vitamine: vitamina E, vitamina C e carotenoidi, vitamine B, B12 e D.
Aiutano ad attenuare i processi degenerativi tipici dell’età. Svolgono una funzione ossidante e per l’assorbimento di calcio e fosfato nelle cartilagini e nel tratto digestivo per la mobilitazione del calcio dalle ossa. La vitamina B12, in particolare ha un ruolo nella sintesi del midollo osseo e dei globuli rossi. Alimenti ricchi di vitamine sono ortaggi, verdure, carni e frutta.
Omega 3 o Acidi grassi essenziali: che si trovano nella frutta secca e nel pesce, sono importanti per la funzione antinfiammatoria e ipotensiva che contrasta l’insorgere di disturbi cardiovascolari.
Sali minerali: come il magnesio e lo zinco sono utili a rafforzare il tono muscolare e la struttura ossea.
Inoltre hanno un ruolo importantissimo nel metabolismo, nella risposta immunitaria e nel funzionamento neurologico. Alimenti ricchi di sali minerali sono: latte, uova, ortaggi, legumi e frutta secca.
Una dieta sana ed equilibrata, assieme ad un corretto stile di vita ed associato ad una buona attività fisica consente di vivere anche la terza età in maniera più serena.



insonnia

 


L’insonnia come causa della disidratazione del corpo

Secondo una recente ricerca effettuata da Penn State University (Stati Uniti) e pubblicata dalla rivista scientifica Sleep, dormire poche ore a notte sarebbe sintomo di un corpo non idratato correttamente.

L’insonnia quindi sarebbe strettamente correlata ad una cattiva idratazione del corpo.

Lo studio effettuato su un campione di adulti negli Stati Uniti ed in Cina, ha preso in esame le urine dei partecipanti per valutare la relazione tra la durata del sonno e i biomarcatori dell’idratazione.

Dai dati è emerso che, coloro che avevano dormito poche ore per notte, avevano presentavano urine ben più concentrate rispetto ai partecipanti che invece godevano di almeno otto ore di sonno. Più del 59% di queste persone infatti presentava scarsi livelli di idratazione rispetto a chi aveva riposato di più nell’arco della notte.

Qual è il motivo di questa correlazione? La risposta è nel sistema ormonale, ed in particolare nella vasopressina, ormone antidiuretico responsabile del riassorbimento dell’acqua nei reni che influenza il volume dei reni e non permette un’eliminazione adeguata dell’acqua.

Come spiega Asher Rosinger, uno degli autori dello studio: “La vasopressina è rilasciata più velocemente e tardi nel corso del ciclo di sonno. Pertanto, se ci si sveglia presto, si potrebbe perdere quella finestra in cui buona parte dell’ormone è rilasciato determinando un turbamento nello stato di idratazione del corpo”.

Un sonno non ristoratore può avere quindi effetti sull’intero sistema ormonale, facendoci sentire stanchi e nervosi la mattina, invece di rilasciare l’energia necessaria per permetterci di affrontare la giornata. Sarebbe opportuno quindi bere durante l’arco della giornata almeno 2 litri d’acqua, svolgere attività fisica, unita ad una sana alimentazione e dormire almeno 8 ore a notte, affinché il corpo riequilibri l’intero sistema ormonale e la mattina ci si svegli sani e riposati.

Per combattere l’insonnia infine è bene evitare di assumere caffè, di seguire un’alimentazione poco salutare e di utilizzare smartphone e computer prima di andare a dormire.



cohousing

 


Co-housing: vengo a vivere con te

Il Co-housing, o più comunemente co-residenza, è un modello di condivisione abitativa tra privati che decidono di condividere alcuni spazi in comune (come la cucina, sala relax, lavanderia, piscina).

L’idea nasce tra Olanda e la Norvegia negli anni ’70 con lo scopo di venire incontro alle esigenze delle giovani famiglie: prevedeva infatti un’abitazione ad uso privato gestita dal singolo nucleo familiare e una serie di attività (lavori di casa, educazione dei figli, regole ) condivise. Successivamente si diffuse in altri Paesi come nuova forma abitativa, capace di contenere i costi di alcuni impianti e recuperare quei valori di solidarietà che si sono persi nel tempo. Il progetto infatti prevede l’inclusione di abitazione composte da famiglie che si impegnano non solo di utilizzare spazi comuni, ma anche condividere del tempo insieme.

La solidarietà che si pone alla base di quest’iniziativa ha dato vita ad un fenomeno particolare, il Co- housing senior.
Sono molti infatti gli anziani che decidono di trascorrere il proprio tempo in compagnia di altre persone e condividere insieme diverse passioni, oltre che alcuni spazi.

Il co-housing però non è un sostituto delle case di riposo o cliniche per la terza età, l’idea infatti non è quella di un progetto di assistenza sociale, ma solo un modo di condividere e invecchiare tra amici per far fronte alla solitudine. Ognuno si prende cura della propria persona ma può divertirsi trascorrendo del tempo libero insieme.

Anche tra i giovani il fenomeno sta prendendo sempre più rilievo, alcune città come Milano e Trento si sono attrezzate proponendo iniziative come “Mi impegno & Prendo casa” che intende aiutare chi vuole avviare attività in proprio uscendo dalla casa dei genitori. A Forlì invece sono state edificate villette in condivisione per 18 famiglie con alcuni spazi in comune, i giardini.

Un progetto quindi che mira alla solidarietà sociale tra individui che vogliono mettersi in gioco e vivere serenamente la propria vita in compagnia di altre persone.



salute ossea

 


Salute ossea? Tutto parte dall’alimentazione

Il nostro sistema scheletrico è composto da oltre 200 ossa grandi e piccoli su cui poggia l’intero corpo.

Il tessuto osseo è molto dinamico e va incontro a molti cambiamenti della propria struttura nel corso di tutte le età della vita per questo è molto importante prendersene cura.

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Michigan di Ann Arbor (Usa) e pubblicato su PLOS One, per mantenere in maniera sana ed attiva il nostro sistema osseo bisogna attenzionare l’alimentazione, più che praticare dell’esercizio fisico.

Lo studio, effettuato su un gruppo di topi di laboratorio, ha riscontrato come i topi sottoposti ad un’alimentazione ricca di calcio e fosforo, avessero una maggiore massa e forza ossea rispetto ai topi a cui veniva sottoposto solo dell’esercizio fisico. Questo perché come spiega il Dott. David H. Kohn: “Seguire una dieta arricchita di minerali per un lungo periodo non solo aumenta la massa e la forza ossea, ma anche la capacità di mantenere questi benefici dopo aver smesso di allenarsi. Questo è stato osservato nei topi, ma se si prende in considerazione l’uomo, si osserva che con il passare degli anni si tende a interrompere l’esercizio, mentre la dieta è più facile da seguire anche in età avanzata”. Inoltre “I dati – conclude il Dottor Kohn – suggeriscono che il consumo a lungo termine di una dieta arricchita con i minerali potrebbe aiutare a prevenire l’indebolimento delle ossa associato all’età, anche se non si pratica attività fisica”.

L’esperimento ha così evidenziato che la dieta arricchita di minerali da sola ha prodotto effetti benefici sulle ossa dei roditori, anche quando gli animali non si allenavano.

Il tessuto osseo è costituito da una sostanza organica fondamentale, l’osseina, e da sali minerali, soprattutto fosfato di calcio e carbonato di calcio, per questo un’alimentazione adeguata comporterebbe un impatto maggiore per la salute ed il benessere del nostro sistema scheletrico.



vitamina d

 


Diabete: emerge una correlazione con la carenza di Vitamina D

Il diabete è una delle malattie più diffuse che purtroppo colpisce moltissime persone.

Lo sviluppo e la sua evoluzione dipendono da diversi fattori tra i quali: uno stile di vita sano, una predisposizione genetica ed abitudini alimentari errate.

Tra i fattori in grado di provocare la comparsa di questa malattia, però, pare ci sia anche la carenza di vitamina D nel nostro organismo.

È quanto emerso da uno studio condotto dai ricercatori del Seoul National University College of Medicine di Seul (Sud Corea) e dell’Università della California di San Diego (Usa) e pubblicato sulla rivista Plos One.

Secondo gli esperti le probabilità di essere colpiti dalla malattia, sarebbero cinque volte maggiori quando i livelli della vitamina D nell’organismo scendono sotto i 30 nanogrammi per millilitro (ng/ml).

Da un’analisi effettuata su un gruppo di campioni, è emerso che, gli individui che avevano livelli ematici di vitamina D superiori a 30 ng/ml avevano un terzo delle probabilità di essere colpiti dal diabete, mentre quelli che avevano livelli superiori a 50 ng/ml avevano un quinto delle possibilità di sviluppare la malattia.

Ma da cosa dipende la correlazione tra il diabete e la vitamina D?
Il diabete è una malattia causata da un’infiammazione, la vitamina D riesce ad agire nel sangue come anti-infiammatorio, riequilibrando i livelli di glucosio nel sangue.

Ad oggi, la ricerca è in fase di completamento, non risultano ancora studi completi in grado di affermare con estrema sicurezza che la carenza di vitamina D sia strettamente correlata ad una possibile comparsa di diabete ma con