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Il primo atlante del cuore che distingue cuori sani e malati

Grazie ad una ricerca molto importante sarà finalmente più facile distinguere un cuore sano da uno malato grazie al primo atlante del cuore umano, noto anche come proteoma cardiaco.

Un cuore sano compie circa due miliardi di battiti nell’arco di una vita, e oltre diecimila di proteine sono coinvolte nel processo. L’atlante è stato realizzato grazie alla ricerca degli studiosi tedeschi del Max Planck Institute of Biochemistry di Martinsried e del German Heart Centre at the Technical University di Monaco, che hanno determinato tutti i tipi e le quantità di proteine presenti in tutti i tipi di cellule del cuore.

Nella ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications gli scienziati hanno mostrato come, analizzando e studiando i profili proteici delle cellule (valvole e camere cardiache e valvole sanguigne principali) e la composizione proteica di tre diversi tipi di cellule del cuore in particolare (fibroblasti cardiaci, cellule muscolari lisce e cellule endoteliali), si sia potuta tracciare una mappatura delle proteine nelle varie regioni cardiache. In particolare, durante più di sessanta interventi chirurgici, hanno prelevato ed esaminato più di centocinquanta campioni di tessuti cardiaci, estraendo poi i vari tipi di cellule presenti attraverso metodi elaborati di coltura cellulare. Infine, utilizzando la spettrometria di massa hanno individuato gli undicimila tipi di proteine e il proteoma cardiaco.
Sophia Doll, direttrice della ricerca, ha affermato che dall’osservazione dell’atlante è possibile individuare i cuori sani per il fatto che lavorano tutti in modo molto simile. Si riscontrano pure poche differenze tra le composizioni proteiche. La sorpresa è stato invece rilevare quanto siano simili la metà destra e quella sinistra del cuore, sebbene abbiano funzioni opposte: la metà destra infatti pompa nei polmoni il sangue povero di ossigeno, viceversa la sinistra pompa sangue ricco di ossigeno dai polmoni verso l’organismo.

I ricercatori hanno inoltre verificato come i dati di un cuore sano possano servire all’individuazione di uno malato, confrontando i valori ottenuti con i proteomi cardiaci di pazienti affetti da fibrillazione atriale. In questo modo si sono scoperte le cause della malattia: le proteine per l’approvvigionamento energetico presenti nei tessuti dei cuori malati si sono rivelate significativamente diverse rispetto a quelle nei tessuti cardiaci di cuori sani.

Importante da notare è che anche se è stata effettuata una modifica delle proteine coinvolte nel metabolismo energetico in tutti i malati, i cambiamenti che si sono riscontrati erano diversi da persona a persona. Come infatti osserva il coordinatore dell’indagine Markus Krane, nonostante i pazienti presentino sintomi simili, si verifica una disfunzione molecolare diversa per ogni caso. Questo, conclude Krane, evidenzia l’importanza della medicina personalizzata, specialmente per quella cardiaca, che merita una maggiore attenzione per imparare a riconoscere e trattare le differenze e i casi particolari dei singoli individui.



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Religione, famiglia e legame con la propria terra: così il cervello resta giovane

Ci si chiede spesso quale sia il segreto di chi riesce a mantenere la mente attiva anche raggiunti i cento anni.

Ebbene, grazie ad un articolo pubblicato dalla International Psychogeriatrics, sembra proprio che sia possibile venirne a capo. Secondo questo studio infatti, condotto dall’Università degli Studi Roma “La Sapienza” e dagli studiosi dell’Università di San Diego (California), il segreto che permette agli anziani di mantenere una mente “giovane” è un profondo legame con la famiglia, con la loro terra e con la religione.

I soggetti analizzati erano tutti di età compresa tra i 90 e i 100 anni, molto credenti, legati alla famiglia e alla propria terra.
Tramite interviste in cui i partecipanti al test raccontavano della propria personalità e degli eventi significativi della propria vita risultati hanno dimostrato che questi anziani sono più spigliati, testardi, vivaci e fiduciosi in se stessi rispetto a soggetti più giovani. Questo perché, sembra che il forte legame che unisce questi soggetti alla famiglia, alla religione e alla propria terra, dà loro una motivazione per andare avanti, uno scopo. Non è un caso se molti di loro infatti, non volendo sprecare nemmeno un secondo della propria vita, continuano a lavorare la terra nonostante l’età avanzata.

Il suggerimento dunque è quello di continuare a coltivare i legami familiari e non solo per mantenere sempre un cervello giovane e non perdere mai la voglia di vivere.