Il divertimento allunga la vita

Divertirsi in età avanzata aiuta ad aumentare l’aspettativa di vita, secondo uno studio dell’University College di Londra.

Per giungere a tale conclusione, gli esperti hanno seguito più di 9.000 uomini e donne tra i 50 e i 60 anni.
Ogni due anni, tra il 2002 e il 2006, i volontari hanno risposto a delle domande circa la loro gioia di vivere, quanto hanno apprezzato la compagnia degli altri e quanto hanno apprezzato le loro attività quotidiane.
Questi dati sono stai poi incrociati con quelli relativi alla mortalità del campione prescelto, aggiornata al 2013.

I risultati hanno evidenziato che l’alto livello di divertimento è correlato a una vita più lunga: in media morivano prima più persone fra quelle che conducevano una vita che giudicavano noiosa rispetto a quelle che ritenevano la loro vecchiaia piacevole.

Nello specifico, ai partecipanti erano rivolte quattro domande: “Ti piacciono le cose che fai?”; “Ti piace stare in compagnia di altre persone?”; “Tutto sommato, guardi alla tua vita con un senso di felicità?” e “Ti senti pieno di energia in questi giorni?”.
Alle domande era possibile rispondere in 4 modi: chi rispondeva “qualche volta” o “spesso” veniva classificato come persona con “un alto livello di divertimento”, al contrario di coloro che rispondevano con le altre due opzioni a disposizione, “mai” o “raramente”.

In totale, il 34% degli intervistati ha ottenuto tre “alti livelli di divertimento” su quattro, il 22% due, il 20% uno e il 24% ha risposto scegliendo le opzioni negative a tutte le domande: dai sondaggi è risultato tra l’altro che fra gli anziani le donne si divertono più degli uomini, le persone sposate più dei single e chi ha un’istruzione superiore più di chi non la possiede.
Confrontando i dati sul divertimento con quelli sulla mortalità (1310 persone sono morte prima della fine dello studio), è poi risultato che il rischio di mortalità per qualunque causa è del 17% in meno per chi ha due “alti livelli di divertimento” rispetto a chi non ne ha nessuno e del 24% in meno per chi ne ha dichiarati tre.

I ricercatori dell’University College precisano però che si tratta di uno studio di osservazione, che richiede ulteriori approfondimenti per determinare relazioni causali fra livelli di divertimento e tasso di mortalità.