Funghi? Con 300 grammi a settimana si dimezza il rischio di declino cognitivo

Crudi, arrostiti, fritti, trifolati. Preparateli come preferite, ma assicuratevi di mangiare almeno 300 grammi di funghi a settimana. Questa quantità, infatti, secondo uno studio condotto su 663 volontari da Lei Feng della National University di Singapore e pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, potrebbe addirittura dimezzare il rischio di declino cognitivo, vale a dire uno dei deficit patologici delle capacità mentali, che nella maggior parte dei casi rappresentano l’anticamera della demenza senile o altre malattie.

E adesso, il team guidato da Leu Feng sta pianificando una sperimentazione clinica con l’ergotioneina, un amminoacido con funzioni antiossidanti e antinfiammatorie, una sostanza estratta dai funghi per la quale precedenti studi hanno già segnalato le proprietà anti-invecchiamento e anti-demenza (gli scienziati asiatici avevano infatti associato il deficit di questa sostanza nel sangue al declino cognitivo).

Lo studio condotto a Lei Feng ha confrontato il consumo di sei diverse tipologie di funghi molto utilizzati nella cucina asiatica (ma che non risultano molto diversi per proprietà nutritive da quelli presenti nelle tradizioni gastronomiche occidentali, come per esempio i comunissimi Champignon o neu Boletus il cui re indiscusso è certamente il Porcino). Gli anziani coinvolti sono stati seguiti per sei anni duranti i quali sono stati sottoposti a test fisici e neuropsicologici. Ed è emerso che consumare circa 300 grammi di funghi a settimana (più o meno mezzo piatto) si associa a un rischio dimezzato di soffrire di declino cognitivo.

Insomma, l’ergotioneina – che gli esseri umani non sono in grado di sintetizzare da soli, ma che possono assimilare con la dieta (ingerendo anche alimenti come fagioli e crusca che la contegono) – sarebbe la chiave per una mente più sana e i funghi un preziosissimo alleato per proteggere la salute del cervello (visto che, inoltre, inibiscono la produzione di beta-amiloide e proteina Tau associate invece all’Alzheimer).