cervello

Meditare fa bene allo spirito e al corpo, riduce lo stress e migliora la funzione immunitaria, e ha effetti positivi anche sulla struttura cerebrale: grazie alla meditazione, infatti, il cervello potrebbe elaborare più velocemente le informazioni apprese.

È quanto sostenuto da due ricercatori della University of Surrey (Regno Unito) in una ricerca pubblicata su Journal of Cognitive, Affective & Behavioral Neuroscience. Per dimostrare gli effetti che la meditazione può avere nel lungo periodo e quali meccanismi cerebrali sono coinvolti, gli scienziati hanno scelto la meditazione focused attention, caratterizzata dalla capacità di stabilire e mantenere l’attenzione su un oggetto sensoriale selezionato, ad esempio la respirazione

Allo studio hanno partecipato 35 individui divisi in tre gruppi: chi aveva più esperienza nella meditazione, chi si era avvicinato a questa pratica da minor tempo e chi invece non meditava per nulla.

Ognuno è stato posto davanti a uno schermo su cui erano mostrate tre coppie di immagini-stimolo, dei caratteri di un sistema di scrittura giapponese rappresentati, per semplificare, con le lettere AB, CD, EF. In una prima fase di addestramento, erano forniti dei feedback positivi o negativi per guidare il loro apprendimento e questo feedback era fornito in modo probabilistico. Ad esempio, scegliendo A nella coppia AB, l’80% delle volte si otteneva un feedback positivo mentre dalla scelta di B il feedback positivo arrivava il 20% delle volte. Al fine di massimizzare il punteggio, pertanto, i partecipanti avrebbero dovuto imparare a scegliere A su B, C su D ed E su F. Cosa che poteva essere raggiunta imparando a selezionare A, C ed E, o a evitare le altre lettere, o entrambe.

Nella fase dei test è stato chiesto ai partecipanti di scegliere il simbolo di grado superiore della coppia presentata senza fornire alcun feedback. Questa volta, però, le combinazioni erano inedite, ad esempio AC o BD, allo scopo di valutare quale tpo di feedback fosse stato più efficace nella fase di addestramento e quanto accurato fosse stato l’apprendimento. Dal momento che A dava più spesso feedback positivi e B feedback negativi i partecipanti avrebbero dovuto imparare a scegliere A ogni volta che questo si presentava in una nuova coppia e a evitare B all’interno di una nuova coppia.

Al termine dell’esperimento i due ricercatori hanno evidenziato che gli individui che meditavano riuscivano a selezionare più efficacemente le coppie ad alta probabilità, indicando dunque una tendenza a imparare da segnali positivi. Chi non meditava era stato invece guidato nell’apprendimento dai segnali negativi.

Nel corso dei test i partecipanti erano sottoposti a elettroencefalogramma. Si è visto che, in tutti e tre i gruppi, la risposta neurologica a feedback positivi era la stessa mentre quella a feedback negativi era maggiore nei gruppi che non meditavano: ciò dimostra che i feedback negativi lasciano un’impronta meno evidente nel cervello dei soggetti che meditavano e questo può essere il risultato di un’alterazione dei livelli di dopamina causata dalla meditazione.