tristezza

La tristezza, quello stato di depressione riconducibile ad un particolare dolore o malinconia, che ogni essere umano almeno una volta nella vita ha provato, non è solo un’emozione astratta ma si trova nel cervello.

Alcuni ricercatori studiando il cervello umano, ha esaminato le interazioni che intercorrono tra l’amigdala e l‘ippocampo, riscontrando come tale interazione sia responsabile del riemergere di memorie emotive, ed in particolare di stati come ansia e tristezza. Una rete neurale capace di far tornare ala mente stati emotivi che causerebbero, in alcuni individui, disturbi dell’umore.

Lo studio condotto dall’Università della California, e pubblicato sulla rivista Cell, ha coinvolto circa 21 pazienti epilettici a cui erano stati impiantati nel cervello da 40 a 70 elettrodi, sia superficialmente che più in profondità, in una fase preparatoria per la rimozione chirurgica di parte del tessuto cerebrale che causava le crisi epilettiche. Ai soggetti è stato chiesto di tenere traccia su un tablet del proprio umore per un periodo di tempo tra i 7 e i 10 giorni, in modo da analizzare l’attività celebrale.

Dall’esperimento è emersa un’ampia attività cerebrale nei pazienti che riscontravano un tono dell’umore tendente alla tristezza e alla depressione.
I ricercatori hanno valutato l’analisi dei dati relativi all’attività cerebrale, ed hanno suddiviso i partecipanti in due gruppi per capire le possibili differenze nell’elaborazione delle emozioni da parte del cervello nelle persone inclini all’ansia e alla depressione.

In particolare è stato evidenziato in maniera netta che il gruppo a cui era stato associato uno stato di ansia e depressione riscontrava un’interazione evidente tra l’amigdala e l’ippocampo. Tale interazione tra le due aree è responsabile dell’insorgere di alcune emozioni come la tristezza.
Gli stati emotivi quindi non sono solo semplici sensazioni astratte ma sono riscontrabili visibilmente anche nel cervello umano.