La vitamina D migliora la memoria ma peggiora i riflessi

La vitamina D può divenire una preziosa alleata per l’organismo, ma facendo attenzione alle quantità. Utile per il benessere delle ossa, per la memoria e il sistema immunitario, la sostanza rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio se assunta in dosi eccessive, peggiorando i riflessi.

Secondo un recente studio, un eccesso di vitamina D può essere molto rischioso per gli anziani. La vitamina D conosciuta come la vitamina del sole, dovrebbe assicurare l’assorbimento di calcio fondamentale per la mineralizzazione delle ossa. Negli anziani, in caso di eccesso, può però aumentare il rischio di cadute soprattutto per gli over 65.

I ricercatori si sono proposti di analizzare i benefici della vitamina D, che si ottiene sia dagli alimenti che tramite integratori, facendo però luce anche su qualche ‘effetto collaterale’ non conosciuto.

L’assunzione di vitamina D è in molti casi comune tra le donne in menopausa, a cui viene consigliata per combattere l’osteoporosi. Partendo da studi precedenti che associavano dosi eccessive della sostanza con un maggior rischio di caduta, i ricercatori hanno provato a studiare il legame in maniera più approfondita nei soggetti adulti o avviati verso la terza età, uno dei campioni di riferimento più utili visto che la vitamina D è oltretutto nota per gli effetti positivi sulle funzioni cognitive.

Il team di ricerca ha quindi chiesto a tre gruppi, ognuno dei quali comprendeva donne dai 50 ai 70 anni in sovrappeso o obese, di assumere per un anno la vitamina D in dose raccomandata (600 unità internazionali) o in quantità eccessive (2000 unità internazionali) e molto più che eccessiva (4000 UI).

Secondo quanto affermano i ricercatori nello studio, le donne che hanno assunto la dose eccessiva di 2000 UI hanno mostrato importanti miglioramenti nella memoria e nell’apprendimento, al contrario di coloro che hanno consumato la vitamina D nel dosaggio più alto. Tuttavia, in entrambi i gruppi è stato registrato un peggioramento dei riflessi, con l’aumento dei tempi di reazione. Questi effetti motori causati da una quantità eccessiva della sostanza potrebbero infatti “potenzialmente aumentare il rischio di cadute e fratture”, specie nei soggetti più anziani.

I ricercatori puntano ora a nuovi studi che confermino quanto osservato, per stabilire con certezza, a seconda dell’età, quali siano i limiti da non superare perché la vitamina D continui a giocare un ruolo fondamentale sia nella salute delle ossa che nelle funzioni cognitive, senza rappresentare un pericolo.