L'elisir di giovinezza è racchiuso nel sangue

Un gruppo di ricercatori della Washington University ha pubblicato uno studio sulla rivista Cell Metabolism secondo cui avrebbe trovato l’elisir di giovinezza in grado di contrastare gli effetti dannosi dell’invecchiamento.

Gli scienziati hanno notato che, arricchendo il sangue di topi anziani con quello di compagni più giovani, ci sono stati evidenti miglioramenti fisici, da una pelliccia più lucida a organi più in salute.

Ma la novità dell’esperimento, condotto da ricercatori dell’Università di Stanford e pubblicato su Nature, è che per la prima volta è stato usato sangue umano. Trasfusioni di sangue ricavato dal cordone ombelicale umano hanno “ringiovanito” il cervello di topi anziani, migliorando la loro memoria.

L’esperimento, per certi aspetti quasi fantascientifico, fa parte di un filone di ricerca che da tempo studia e testa la possibilità di sfruttare alcuni fattori presenti nel sangue o nel plasma di individui giovani per rigenerare i tessuti con effetto anti-invecchiamento.

I topi anziani che hanno ricevuto una infusione di questo plasma hanno dimostrato un certo recupero delle capacità cognitive. Inoltre, rispetto ai loro compagni che avevano ricevuto sangue ma di donatori adulti, sono stati in grado di orientarsi meglio in un labirinto (un test tipico degli studi sulla cognizione negli animali) e hanno imparato meglio a evitare le aree delle gabbie dove avevano ricevuto una piccola scossa elettrica (considerato anche questo un test per misurare la memoria).

L’esperimento è proseguito con la ricerca del fattore in grado di spiegare questi risultati: i ricercatori hanno confrontato una sessantina di proteine presenti nel plasma del cordone ombelicale con quelle del plasma di adulti, e con quelle identificate in test precedenti di “ringiovanimento” sui topi. Hanno così identificato una lista di proteine che ipoteticamente avrebbero potuto essere responsabili dell’effetto. Gli scienziati ne hanno trovata una in particolare che ha migliorato la performance di memoria. Come riprova, l’iniezione del plasma privo di quella molecola, in sigla TIMP2, non ha avuto nessun effetto. E’ dunque un risultato da decifrare.

Che cosa esattamente faccia questa proteina, di cui non è nota nessuna relazione con l’apprendimento e la memoria, i ricercatori non lo sanno. Per ottenere l’effetto però, non hanno avuto bisogno di iniettare la proteina nel cervello, ed è stato verificato che la proteina non produce una rigenerazione diretta dei neuroni, che con l’età si deteriorano. L’ipotesi è invece che la proteina funzioni come un interruttore che regola l’accensione di geni coinvolti nella crescita di cellule e vasi sanguigni, e probabilmente su altri aspetti del metabolismo, che a loro volta migliorano le performance intellettive.

I passi successivi saranno cercare di scoprire con quale meccanismo questa o altre proteine riescano a far regredire i danni dell’età, se l’effetto di ringiovanimento riguardi solo il cervello o altri tessuti del corpo, ed eventualmente cercare di riprodurlo trasformandolo in terapia anti-età.