colesterolo

Per anni abbiamo creduto che il colesterolo buono tenesse a bada gli accumuli di quello cattivo. Esatto, è proprio così. Con un’eccezione: questo non sembrerebbe essere vero per le donne in menopausa perché con il cambiamento ormonale si modifica il ruolo protettivo nell’organismo delle donne.

A dimostrarlo è uno studio della University of Pittsburgh Graduate School of Public Health presentato al congresso della North American Menopause Society a Las Vegas (Stati Uniti).

Innanzitutto vediamo quali sono le differenze tra colesterolo buono e colesterolo cattivo.

Il colesterolo è una molecola fondamentale per il corpo umano. Sintesi della membrana cellulare, della bile e anche di alcuni ormoni sono solo alcuni dei processi in cui è coinvolto. Dati degli Anni 60 hanno mostrato che più sono elevati i suoi livelli è maggiore è il rischio di malattie cardiovascolari. In particolare il colesterolo LDL, quello comunemente chiamato “cattivo”, accumulandosi a livello delle arterie contribuisce notevolmente allo sviluppo di infarti e ictus. Dato che il colesterolo non è solubile nel sangue, per essere trasportato ha bisogno di associarsi a una serie di proteine ed è proprio il legame con le LDL –una classe particolare- a renderlo così nocivo. Per contro quando si lega alle HDL –quelle del colesterolo buono- gli effetti sono benefici.

Lo studio ha coinvolto 1380 donne over 60. Le donne in questa fase sono soggette a una serie di cambiamenti fisiologici nei loro ormoni sessuali, nei lipidi, nella deposizione di grasso corporeo e nella salute vascolare. L’ipotesi dei ricercatori era che la diminuzione di estrogeni, combinata ad altri cambiamenti metabolici, potesse portare ad un’infiammazione cronica nel tempo alterando la qualità delle particelle di HDL.

Sono stati osservati il numero e la dimensione delle particelle di HDL e il colesterolo totale trasportato da quest’ultime. Lo studio ha anche esaminato l’età in cui le donne passano alla post-menopausa. Dalla ricerca emerge che la quantità di tempo trascorso per questa transizione può influire sulle funzioni cardio-protettive previste normalmente dall’HDL. Più sono elevati i tempi di transizione, maggiore è il rischio di aterosclerosi o malattie cardiovascolari per le donne con età avanzata in menopausa.
Viceversa, più le donne si allontanano dalla loro transizione, maggiore è la possibilità che la qualità dell’HDL venga ripristinata tornando così ad essere efficace.