Occhio ai giusti livelli di colesterolo!

Che la frittura (sebbene squisita) non faccia proprio bene alla salute è cosa nota… Ma c’è uno studio pubblicato su Clinical Nutrition da un team del Massachusetts Veterans Epidemiology Research and Information Center di Boston che ha esaminato oltre 154mila soggetti che ha correlato l’incidenza del problema a seconda del consumo di fritti.

Fra i 6725 casi di problemi alle coronarie registrati durante lo studio è risultato che mangiare fritti solo una volta ogni tanto fa registrare 14,61 casi su 1000 persone; mangiare fritto da 1 a 3 volte alla settimana equivale a 16,57 casi per 1000 persone; consumare fritti quotidianamente invece porta l’incidenza a 18.28 casi per 1000 soggetti. Maggiore è il consumo di fritti, maggiore quindi sarà il rischio di coronaropatia, infarto o ictus ischemico. Fin qui i rischi legati ai valori troppo alti di colesterolo cattivo.

In tema di colesterolo LDL , però, occorre fare bene i conti perché non deve essere né troppo alto né troppo basso. A dirlo è uno studio pubblicato su Neurology da un team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania e dell’Harvard Medical School di Boston, coordinato da Xiang Gao, che ha coinvolto un campione vastissimo (di oltre 96 mila soggetti).

I risultati hanno associato a un livello troppo basso di colesterolo LDL un aumento di rischio di ictus. Qualche tempo fa già un altro studio aveva associato i valori troppo bassi di LDL al rischio di ictus emorragico fra le donne (lo studio afferma che il colesterolo LDL al di sotto dei 70 milligrammi per decilitro di sangue raddoppia il rischio di ictus emorragico).