Incoraggiare ogni tipo di attività fisica e quindi beneficiare di uno stile di vita attivo tiene lontano il pericolo della neurodegenerazione. A sostenerlo è uno studio pubblicato su Neurology e realizzato da un gruppo di studiosi del Rush University Medical Center di Chicago, guidati da Arib Buchman.

Anche attività semplici come le pulizie di casa, o come il giardinaggio, riducono il rischio di sviluppare la demenza di Alzheimer. E il giardinaggio in particolare, in quanto attività all’aria aperta e da svolgere in un rapporto interattivo con l’ambiente e la natura, magari anche in compagnia, garantirebbe ottimi risultati e non solo per prevenire, ma anche nei pazienti già affetti di Alzheimer.
Non dovrebbe stupire, considerato il detto Mens sana in corpore sano, ma per le persone affette da demenza il giardinaggio comporta lo stimolo dei sensi, smuove dei ricordi positivi, solleva il morale, riduce lo stress e – soprattutto – i problemi connessi all’attenzione che sono comuni nella demenza. Questo perché è un’esperienza quotidiana che richiede di porsi degli obiettivi a lunga distanza, e – cosa da non sottovalutare – è legata alla ricerca della bellezza e dell’estetica ed è un’attività gratificante che porta ad apprezzare la vita e il semplice piacere di sentirsi utili nel creare qualcosa.
L’ortoterapia è studiata e praticata da circa 15 anni. Cugina della ben più famosa pet therapy (basata sull’utilizzazione di animali domestici) si applica a categorie di disabilità o di disagio psichico, fisico, sociale per le quali la pratica del giardinaggio o anche la semplice visione di un paesaggio hanno sortito effetti benefici, osservabili clinicamente e capaci di ridurre una forte situazione di difficoltà o di limitazione psico-fisica. Prendersi cura di organismi vivi, da soli o in gruppo, infatti stimola il senso di responsabilità e la socializzazione, combattendo efficacemente il senso di isolamento e di inutilità in persone con handicap fisici molto gravi o negli anziani soli. A livello fisico, infine, sollecita l’attività motoria, migliora il tono generale dell’organismo e contribuisce ad attenuare l’ansia. L’ortoterapia si è ormai guadagnata il crisma della scientificità e in altri Paesi, anche se in Italia è una strada ancora tutta da percorrere, è già una realtà.
I ricercatori hanno chiesto a 716 volontari sani (con 82 anni di media) di indossare un dispositivo che monitorasse giorno per giorno le attività svolte e allo stesso tempo hanno sottoposto i partecipanti ad alcuni test cognitivi per misurare la memoria e la capacità di pensiero. Effettuati i controlli dopo 4 anni dallo studio, i ricercatori hanno constatato che 71 dei 716 volontari avevano sviluppato l’Alzheimer e, tra questi, i meno attivi erano più del doppio.