E’ chiamato paradosso dell’obesità: in caso di ictus l’obesità e il sovrappeso aumentano le chance di sopravvivenza. A dirlo sono i risultati di uno studio – condotto dall’Università della California di Los Angeles, diretto da Zuolu Liu – che saranno presentati al 71° convegno annuale dell’American Academy of Neurology (in programma a Philadelphia, dal 54 al 10 maggio).

Lo studio prende le mosse da altri che avevano messo in evidenza come l’avere del peso extra possa giocare un ruolo nella sopravvivenza di individui o che hanno sofferto di malattie renali e cardiache croniche.

Lo studio ha coinvolto 1033 persone dell’età media di 71 anni che avevano subito un ictus ischemico acuto che sono stati seguiti nei tre mesi successivi all’evento cerebrovascolare per monitorarne i livelli di disabilità. I partecipanti sono stati divisi in 5 gruppi in base al loro indice di massa corporea (sottopeso, normopeso, sovrappeso, obesi e gravemente obesi). Al termine dell’osservazione è emerso che i gravemente obesi avevano correvano un rischio di morire più basso del 62%, rispetto ai normopeso. Gli obesi avevano il 46% di probabilità in meno di morire Per i pazienti in sovrappeso il pericolo era inferiore del 15%… Mentre per gli individui sottopeso le probabilità di morire erano maggiori del 67%. I rischi sono stati calcolati dopo aver escluso altri fattori concorrenti ai tassi di sopravvivenza (come ipertensione, ipercolesterolemia o fumo).

Insomma, avere dei chili in più in questo caso aiuterebbe, ma è ancora da indagare la possibile spiegazione. Forse si tratta della riserva nutrizionale che può aiutare a sopravvivere durante un periodo di malattia prolungata, ma sono comunque necessarie altre ricerche.

Durante lo studio sono morte 11 persone gravemente obese su 95; 19 obesi su 192; 58 pazienti sovrappeso su 395; 55 individui normopeso su 327 e 6 soggetti sottopeso su 24.