Una nuova ricerca ha mostrato il fondamentale ruolo giocato dalle cellule staminali nella formazione delle placche tipiche dell’ateriosclerosi. La scoperta è stata effettuata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Buffalo (USA) che hanno pubblicato il loro studio su PLoS One e che ha dimostrato che gli alti livelli del colesterolo “cattivo” (Ldl) stimolano la produzione delle cellule progenitrici delle staminali emopoietiche (Hspc, Hematopoietic Stem Progenitor Cells) che formano neutrofili, monoliti e macrofagi tutte cellule che favoriscono la formazione delle placche tipiche della patologia cardiovascolare e questo -secondo Thomas Cimato, primo autore della ricerca – apre le porte quindi a nuovi potenziali approcci per prevenire infarto e ictus.

Lo studio è stato realizzato estendendo agli esseri umani uno studio precedentemente effettuato su animali da laboratorio all’interno della Columbia University di New York (USA). Secondo questi ricercatori, questa scoperta potrebbe favorire lo sviluppo di terapie farmacologiche in combinazione (o in sostituzione, nel caso – per esempio – di soggetti con intolleranze) con le statine. Il prossimo passo, ora, sarà scoprire se le cellule staminali emopoietiche sono collegate – proprio come accade per il colesterolo cattivo – agli eventi cardiovascolari come infarto e ictus.

A questa scoperta, va associata anche quella realizzata dallo studio, recentemente presentato al congresso dell’American Heart Association (nella sessione Technological and Conceptual advances in cardiovascolari disease), compiuto ai ricercatori russi del Centro di Medicina rigenerativa dell’Ural State Medical Academy in Yekaterinburg (Federazione Russa).
Questo studio ha utilizzato nanoparticelle d’oro per bombardare le placche arteriosclerotiche e le cellule staminali adulte per ricostruire le arterie: due tecniche (l’uso della nanotecnologia e della terapia genica applicata ai vasi sanguigni) assolutamente sperimentali e al momento testate solo sugli animali (i ricercatori russi hanno condotto una sperimentazione sui maiali) che, però, in una ventina danni potrebbero portare a un trattamento completamente nuovo per la riduzione delle placche nelle arterie. Le nanoparticelle, rivestite con nano strati di silicio e oro (del diametro inferiore agli 80 manometri), sono state introdotte nel flusso sanguigno (o direttamente nel cuore dei maiali), con e senza l’aggiunta di cellule staminali. In particolare sono stati tre i modi diversi per veicolare le nanoparticelle: per iniezione nel cuore (insieme a cellule staminali); per induzione con microtubuli (senza l’aggiunta di staminali); oppure tramite trapianto chirurgico mini-invasivo (di nuovo insieme alle staminali). Quindi sono state colpite con luce laser che, provocando un “riscaldamento” delle nanoparticelle, sembrerebbe poter permetter di “bruciare” lue placche aterosclerotiche. La presenza di staminali sembrerebbe aumentare l’efficienza nella distruzione delle placche e oltre alla riduzione del volume delle placche sarebbe stata osservata anche la crescita di nuovi vasi sanguigni.

L’arteriosclerosi è un termine generico per indicare un complesso di patologie delle arterie e delle vene dovuto all’ispessimento, all’indurimento e alla perdita di elasticità (modifica della funzione endoteliale). Le malattie degenerative correlate sono: la pressione alta, l’angina pectoris, l’infarto, l’ictus, l’ischemia e la trombosi. L’aterosclerosi ha inizio con la rottura dell’endotelio vasale delle arterie con la formazione di placche (ateromi). Tale fenomeno colpisce in particolare le arterie con calibro più grande (coronarie, carotidi arterie femorali, aorta e arteria polmonare).