Gli orientali hanno il segreto della lunga vita? Quante volte, nei film al cinema e in televisione, vi è capitato di vedere gruppi di persone (fra cui anche tantissimi anziani) che al mattino presto (o al tramonto) si danno appuntamento nei parchi per praticare il Tai Chi? E’ forse proprio questa arte marziale uno dei segreti di lunga vita?E’ cosa nota ormai da tempo che praticare un’attività fisica leggera favorisca un invecchiamento sereno e migliori la qualità della vita. A partire da oggi, all’elenco di attività da praticare in terza età si aggiunge anche la disciplina orientale del Tai Chi, entrata a far parte delle nuove linee guida stilate dalle Società geriatriche americana e britannica per la prevenzione delle malattie tipiche della terza età. Questo perché il Tai Chi, con i suoi movimenti lenti e morbidi, favorisce l’equilibrio (prevenendo il rischio di cadute), migliora la deambulazione e conferisce maggiore forza.

Questa disciplina, infatti, stile interno delle arti marziali cinesi – nata come tecnica di combattimento, ma oggi conosciuta in occidente principalmente come ginnastica e tecnica di medicina preventiva – garantisce numerosi effetti benefici sulla salute: dal miglioramento della prontezza dei riflessi, al maggiore controllo delle posizioni delle varie parti del corpo, al miglioramento dell’agilità e del senso dell’equilibrio. A questo si aggiunge anche una migliore funzione cardiorespiratoria, una maggiore flessibilità e forza muscolare.
Anche la mente ne trae i suoi benefici: la memorizzazione della sequenza dei movimenti pasa per processi cognitivi specifici, un esercizio costante per le sinapsi

Praticare il Tai Chi, quindi, aiuterebbe a prevenire gli incidenti domestici (le cadute accidentali, che frequentemente causano la frattura dell’anca, sono una fra le prime cause di invalidità e quindi di morte nei Paesi più ricchi). Ma resta importantissimo l’adeguamento degli ambienti per ridurre i fattori di rischio per le cadute tra le mura domestiche e, più in generale, nelle attività quotidiane.

Le nuove raccomandazioni, pubblicate sul Journal of the American Geriatrics Society, includono anche la terapia fisica, la chirurgia della cataratta (o altri interventi individuati per migliorare la visione), la riduzione dei farmaci (con una particolare attenzione a quelli legati al cervello, al sonno e agli antidepressivi), controlli più accurati della pressione sanguigna e delle anomalie nel ritmo cardiaco.