Riposare bene è fondamentale per la salute, lo sentiamo dire spesso. Questa affermazione vale anche per la terza età in cui la qualità del sonno è davvero molto importante per stare bene.

Un recente studio, pubblicato sulla rivista Neuron dai ricercatori dell’Università della California di Berkeley (Usa), dimostra infatti che l’impossibilità di dormire profondamente è coinvolta nello sviluppo di diversi disturbi fisici e cognitivi ed anche nella perdita della memoria. Non solo, l’invecchiamento del cervello sarebbe associato anche alla difficoltà di generare un tipo di onde cerebrali che favoriscono il sonno profondo.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno esaminato i risultati di diverse ricerche condotte sul sonno. Al termine dell’analisi, hanno scoperto che le aree del cervello che si deteriorano per prime sono quelle responsabili del sonno profondo. Nello specifico è stato osservato che con il passare degli anni si verifica il declino della fase Nrem (non-rapid eye movement) e delle onde cerebrali caratteristiche che vi sono associate.
È proprio questo calo che causerebbe la perdita della memoria.

Il cervello inoltre diventerebbe incapace di regolare le sostanze neurochimiche che stabilizzano il sonno e che favoriscono la transizione dal sonno alla veglia. Così si spiegherebbe il motivo per cui le persone anziane si sentono affaticate durante il giorno e inquiete durante la notte.

Matthew Walker, coordinatore della ricerca, ha affermato che quasi ogni malattia associata all’invecchiamento ha un nesso di causalità con la mancanza di sonno. In questa prospettiva dunque le ricerche finalizzate a migliorare la qualità del sonno potrebbero davvero rappresentare una nuova strategia per migliorare la qualità della vita.