cervello

Dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania (Usa), è emerso che applicare un pacemaker al cervello potrebbe ripristinare la capacità di memorizzare le informazioni.

La somministrazione di impulsi elettrici al cervello sarebbe, infatti, in grado di migliorare le prestazioni mnemoniche. Secondo la ricerca, però, la stimolazione cerebrale sarebbe efficace solo nei momenti in cui la capacità di creare ricordi risulta in difficoltà, mentre al contrario potrebbe essere controproducente.

Gli scienziati hanno testato la scoperta su un gruppo di pazienti neurochirurgici, che ricevevano già un trattamento per l’epilessia presso diversi ospedali statunitensi. I volontari sono stati invitati a memorizzare e a richiamare alla mente un elenco di parole comuni, mentre ricevevano la stimolazione cerebrale. Durante questo processo, i ricercatori hanno registrato l’attività elettrica dei soggetti, utilizzando gli elettrodi che vengono impiantati nel cervello dei pazienti durante la terapia anti-epilettica. Al termine dell’esperimento, i ricercatori sono riusciti a identificare i biomarcatori che indicano quando la funzione mnemonica ha successo, ossia quando il cervello crea effettivamente nuovi ricordi.
Hanno così scoperto che, quando la stimolazione elettrica arrivava durante i periodi in cui la memoria era efficace, la facoltà di memorizzazione peggiorava, mentre quando la stimolazione elettrica arrivava nei momenti in cui questa funzione vacillava, la capacità di creare ricordi risultava notevolmente più elevata.

Secondo gli studiosi, ciò avviene perché stimolare il cervello durante un momento di stallo, permette di ripristinare il normale funzionamento delle capacità mnemoniche. La scoperta, a loro avviso, potrebbe consentire di migliorare la vita di molti pazienti, soprattutto di quelli affetti da lesioni cerebrali traumatiche o da malattie neurologiche, come l’Alzheimer.