Una recente ricerca dei ricercatori dell’Università di York (Inghilterra) e dell’Università di Edimburgo, (Scozia) e pubblicata sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health, sostiene che – soprattutto in età avanzata – passeggiare in mezzo alla natura, immersi nel verde, di parchi e boschi, non farebbe bene solo all’umore, ma anche al cervello. 

La ricerca prende punto dalla diffusa preoccupazione per il benessere mentale della popolazione mondiale che non solo tende a essere sempre più anziana, ma anche molto più urbanizzata. Da qui l’idea che passare dagli ambienti urbani, affollati e rumorosi, agli spazi verdi, può contribuire a creare un ambiente favorevole e ad alleviare lo stress. E questo potrebbe innescare dei cambiamenti cerebrali benefici per tutti, in particolare modo per gli anziani

I ricercatori hanno osservato un gruppo di otto volontari (di età pari o superiore ai 65 anni) al quale è stato chiesto di fare una passeggiate all’interno di spazi verdi e di contesti urbani affollati, mentre indossavano un dispositivo Eeg (Elettroencefalografia) portatile a forma di cuffia. Un’intervista ha preceduto e seguito l’esperimento, durante il quale i volontari dovevano descrivere in tempo reale come si sentivano.
E’ emerso che i volontari preferivano passeggiare negli spazi verdi, percepiti come più tranquilli e rilassanti e durante queste passeggiate, la loro attività cerebrale  ha mostrato cambiamenti positivi nei livelli di agitazione, insoddisfazione e impegno mentale.

Secondo Chris Neale, uno fra gli autori della ricerca, questi risultati potrebbero avere implicazioni importanti per gli architetti e i progettisti, nonché per i professionisti del settore sanitario: «“In un periodo in cui l’esistenza degli spazi verdi viene messa in discussione, abbiamo dimostrato che queste aree sono importanti per la salute. Mantenere gli spazi verdi accessibili potrebbe rappresentare una scelta – relativamente a basso costo – per migliorare il benessere mentale di tutta la popolazione cittadina e in particolare delle persone anziane».

Insomma, la natura fa bene alla salute psicologica. E lo conferma un secondo studio dei ricercatori dell’Università di Stanford (USA) pubblicato sia Proceeding of the National Academy of Science (Pnas), secondo cui passeggiate fra prati, alberi, fiori e cespugli sarebbe utile a proteggere dagli effetti collaterali dell’urbanizzazione massiccia e addirittura a ridurre il rischio di depressione.

Gli esperti hanno stimati che, rispetto a chi vive in campagna, chi vive in città corre un rischio superiore del 20{5e7528207bbabd3d97c131453c4493725b8ac512835c5dbaca13fa301ec2884e} di avere a che fare con disturbi di tipo ansioso e del 40{5e7528207bbabd3d97c131453c4493725b8ac512835c5dbaca13fa301ec2884e} di sviluppare problemi dell’umore… E anche la probabilità di sviluppare la schizofrenia è sensibilmente superiore in chi è nato e cresciuto in ambienti urbani. Basterebbero però 90 minuti di contatto con la natura per ridurre l’attività di un’area cerebrale associata a un fattore che può risultare determinante nella comparsa della depressione: l’abitudine a rimuginare sui pensieri negativi.
Gli studiosi hanno monitorato l’attività della regione cerebrale responsabile di questa attività – la corteccia subgenuale – con scansioni del cervello dei partecipanti allo studio prima e dopo una passeggiata immersi nel verde o su una strada molto trafficata ed è così che l’impatto della natura sulla regolazione delle emozioni è stata dimostrata (anche se la relazione di causa-effetto tra la vita in città e l’insorgenza di disturbi psicologici va ancora dimostrata).